AREEZO, DIOCESI di. - È tutt'oggi la più vasta della Toscana, estendendosi per 325 kmq. di territorio, nel quale è compresa l'alta valle dell'Arno (Casentino), il Valdarno superiore fino a S. Giovanni Valdarno e la Val di Chiana, e confina con le diocesi di Fiesole, Sarsina, Borgo S. Sepolcro, Città di Castello, Cortona, Montepulciano, Chiusi e Pienza, Montalcino e Siena. La diocesi di A. conta 215.000 cattolici, su 220.000 ab.; 750 chiese, 336 parrocchie, 355 sacerdoti diocesani e 95 regolari. È sede immediatamente soggetta al Sommo Pontefice. Il vescovo ha le inse-

Aretino, Pietro - Ritratto. Tela del Tiziano (1545).
gne arcivescovili (pallio e doppia croce), per concessione di Clemente XII, fatta in perpetuo al vescovo Giovanni Antonio Guadagni (1724-32), poi cardinale, suo nipote. Ha inoltre il titolo di conte di Cesa.
Ne è patrono s. Donato (v.) vescovo, la cui festa ricorre il 7 ag.
A. è città antichissima. Fu una delle più potenti lucumonie etrusche; avversaria prima, poi fedele alleata di Roma. Attesa la sua ubicazione sulla via Cassia, tra Cortona e Firenze, divenne anche una stazione militare importante. Vi fiori la scultura in bronzo e soprattutto un'arte figulina squisitamente gentile, i cui prodotti, conosciuti sotto il nome di vasi aretini, furono molto celebrati per eleganza e perfetto senso decorativo ed ebbero grandissima diffusione. Dopo la caduta dell'impero e le transitorie vicende del sec. VI, A. subì la dominazione longobarda, quella dei Franchi, fece parte del marchesato di Toscana ed ebbe infine il dominio dei suoi vescovi-conti (cf. G. Schwartz, *Die Besetzung der Bistümer Reichsitaliens unter den Sächsischen und Salischen Kaisern mit den Lusten der Bischöfe 951-1122*, Lipsia 1913, pp. 199-203). Nel 1098 sorgeva il comune che ben presto fu dominato e agitato per le lotte fra le potenti famiglie ghibelline degli Ubertini, dei Guidi e dei Tarlati di Pietramala, le quali dettero alla diocesi tre vescovi celebri: Guglielmino Ubertini (1248-89), sotto il quale gli Aretini sconfissero i Senesi nella battaglia di Pieve al Toppo (1288. Cf. Dante, *Inf., XIII*, 121), ma furono poi disastrosamente sconfitti l'anno seguente dai Fiorentini, nella famosa battaglia di Campaldino, alla quale partecipò anche Dante (*Purg.*, V, 92), e nella quale lo stesso vescovo perì; l'idebrando Guidi (1289-90).
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**IL GENESI DI M. PIETRO ARETINO CON LA VISIONE DI NOE NE LA QVALE VEDE I MISTERI DEL TESTAMENTO VECCHIO E DEL NVOVO, DIVISO IN TRE LIBRI.**
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**IL

Aretino. Pietro - Frontespizio dell'opera Il Genesi, Venezia 1539.

Arezzo - Calco di vaso aretino (sec. II d. C.) - Boston, Museo.
DIVINO PIETRO ARETINO**
(prop. B. Uyenhart)
ARETINO, PIETRO - Frontespizio dell'opera *Il Genesi*, Venezia 1539.
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**ARDEZZO - Calco di vaso aretino (sec. II d. C.) - Boston, Museo.**
1355) e Guido Tarlati (1306-27), che rialzò le sorti della città portandola al suo massimo splendore. Ben presto, però, A. dovette soggiacere a Firenze (1336); cercò di ribellarsi, ma senza risultato; e dalla seconda metà del sec. XIV in poi entrò definitivamente nell'orbita della potente repubblica fiorentina, seguendone le vicende politiche.
Il cristianesimo dové penetrare ad A. in epoca relativamente antica, data la sua ubicazione lungo una delle grandi vie consolari; la sua conversione sistematica però è da ascriversi al sec. IV. Anche la serie dei vescovi, conservata in una pergamena del sec. XI (U. Pasqui, *Documenti per la storia della città di Arezzo*, IV, p. 259), si inizia con s. Satiro, della prima metà del sec. IV. Il territorio della diocesi, nei sec. XIV- XVI fu notevolmente ridotto a beneficio di nuove diocesi, e cioè di Cortona sotto Giovanni XXII (1325), Pienza e Montalcino sotto Pio II (1462), Borgo S. Sepolcro sotto Leone X (1520) e Montepulciano sotto Pio IV (1561). A proposito di territorio è famosa una lunga lite iniziatasi nell'alto medioevo e durata più secoli, fra A. e Siena, per la giurisdizione su 18 pievi del contado senese (cf. E. Besta, *Il diritto romano nella contesa tra i vescovi di Siena e di Arezzo*, in *Archivio storico italiano*, 5a serie, 37 [1905], p. 61 segg.).
PERSONAGGI ILLUSTRI. - A. ha dato i natali a molti personaggi illustri, alcuni di primissimo ordine. Ne ricordiamo i principali: Mecenate (m. 18 a. C.), amico di Augusto e protettore di Virgilio e di Orazio; fra' Guittone di A. (m. nel 1294), poeta; Margaritone (sec. XIII), pittore; Francesco Petrarca (m. nel 1274); Spinello Aretino (m. nel 1410), pittore, il maestro più insigne, assieme ad Angelo Gaddi, della scuola fiorentina della fine del Trecento; Leonardo Bruni (m. nel 1444), umanista, letterato e storiografo; Angelo Gambiglioni (m. nel 1451), giurista; Francesco Accolti (m. nel 1483), filosofo, giurista, poeta, musicista; Andrea Contucci (m. nel 1529), detto il Sansovino, dal luogo di nascita Monte S. Savino presso A., scultore; Pietro Aretino (m. nel 1556), noto poeta satirico; Giorgio Vasari (m. nel 1574), pittore, architetto e scrittore; Andrea Cisalpino (m. nel 1603), filosofo, medico e fisiologo, cui è attribuita la scoperta della circolazione del sangue; Alessandro del Borro (m. nel 1656) celebre capitano; Francesco Redi (m. nel 1698), medico e poeta; Pietro Benvenuti (m. nel 1844), pittore; Vittorio Fossombroni (m. nel 1844), matematico, economista e uomo di Stato; Antonio Guadagnoli (m. nel 1858), poeta.
giocoso; Gianfrancesco Gamurrini (m. nel 1923), storico e archeologo, cui si deve fra l'altro la scoperta della Peregrinatio Aetheriae; Giulio Salvadori, di Monte S. Savino presso A., critico e poeta, m. nel 1928 in fama di santità e di cui si prepara il processo per la beatificazione.
Fra i personaggi ecclesiastici più insigni vanno ricordati: Guido Monaco, riformatore del canto ecclesiastico; Grazia Aretino (m. dopo il 1243), arcidiacono, canonista; fra Benedetto Sinigardi (m. nel 1292), compagno ed amico di s. Francesco, missionario in Grecia; beato Rainerio de Marianis, frate minore, (m. nel 1304) di cui Pio VII concesse l'ufficio e la Messa ai Francescani; Dovizi (v.) da Bibbiena, detto il card. Bibbiena (m. nel 1520), grande amico di Leone X e protettore di Raffaello; Pietro Accolti (m. nel 1532), cardinale, canonista; Giulio III (v.), n. a Roma di famiglia originaria da Monte S. Savino presso A.; Burali (v.), vescovo di Piacenza, poi cardinale (m. nel 1570), beatificato da Clemente XIV nel 1772; Francesco Pitigiani (m. nel 1616), teologo scetista; ACCIA, BARTOLOMEO (v.) da Salutio, oratore, mistico e poeta

e poeta (m. nel 1617); s. Margherita Redi (m. nel 1770), pronipote del poeta Francesco Redi, canonizzata nel 1934; il sac. Giuseppe Borghi di Bibbiena (m. nel 1847), letterato noto soprattutto per i suoi inni sacri.
(m. nel 1617); s. Margherita Redi (m. nel 1770), pronipote del poeta Francesco Redi, canonizzata nel 1934; il sac. Giuseppe Borghi di Bibbiena (m. nel 1847), letterato noto soprattutto per i suoi inni sacri.
Nei fasti della Chiesa aretina va ricordata anche Gregorio X (v.) papa, avvenuta in A., onde egli fu sepolto nella cattedrale. In A. si ebbe anche l'elezione del successore, beato Cenno V (v.), domenicano.
Abbazie e Monasteri. - La diocesi di A. ebbe e ha tuttora molte case religiose e santuari celeberrimi. Basti ricordare il sacro Camaldoli (v.), culla dei monaci eremiti Camaldolesi, fondato da S. Romualdo (v.), verso l'anno 1012; il monastero e santuario della Verna (v.), ove s. Francesco ricevette le stimmate (1224); MAGGIORASCATO (v.), culla dei monaci Benedettini Olivetani, Tolomei (v.), con approvazione del vescovo di A. Guido Tarlati (1319), appartenendo allora quel territorio alla diocesi di A., passato poi alla diocesi di Pienza (1462); il santuario di S. Maria del Sasso presso Bibbiena (domenicano), la cui chiesa è ricordata fin dal 1204; il santuario di S. Maria delle Vertighe (francescano), con chiesa rifatta ai primi del '500. Fra le abbazie e monasteri più celebri della diocesi, oggi scomparsi, si possono ricordare, il monastero aretino, detto prima di S. Benedetto, poi delle SS. Flora e Lucilla, fondato da l'anno 770, di cui esistono tuttora gli edifici (chiostro attribuito al Sangallo, refettorio e chiesa con dipinti del Vasari); il monastero aretino di S. Maria in Gradibus, dei Camaldolesi, esistente prima del 1500; il monastero di S. Gennaro a Capolona, dei Benedettini, fondato nel sec. x; il monastero di S. Salvatore di Selvamonda in Casentino, presso il torrente Zenna, fondato verso il 1000, prima di monache, poi di monaci Benedettini: da questa abbazia, passata poi ai Camaldolesi, dipendeva il priorato conosciuto sotto il nome di Badia a Tega, presso Ortignano in Casentino; il monastero e badia della S.ma Trinità delle Alpi, detta anche Fonte Benedetta, fondata sulla fine del sec. x sopra Faltona in Casentino; il monastero di S. Fedele di Strumi, presso Poppi in Casentino, fondato sulla fine del sec. x, passato poi ai Vallombrosani e di cui era abate Callisto III, antipapa al tempo di Alessandro III (1159-1181); il monastero di S. Maria di Prataglia, oggi Badia Prataglia, fondato dal vescovo di A. Elemperto (986-1010); il monastero di S. Bartolomeo di Anghiari fondato dai Camaldolesi nei primi anni del sec. xii; il monastero di S. Maria d'Agnano in Val d'Ambra, che esisteva già sulla fine del sec. xii, prima di monaci Benedettini, poi di Camaldolesi; il monastero di S. Pietro a Ruoti, ossia la famosa badia a Ruoti, fondata verso il 1100, anch'essa prima di Benedettini e poi di Camaldolesi; il monastero di S. Salvatore di Berardenga, ossia abbazia della Berardenga in Fontebuona, fondata nell'anno 967; il monastero di S. Quirico delle Rose, detto anche a Nasciano, presso il Pozzo in Val di Chiana, fondato dai Camaldolesi nella seconda metà del sec. xii; il monastero di S. Maria di Farneta in Val di Chiana, esistente fin dai primi del sec. xii, oggi in territorio della diocesi di Cortona; il monastero di S. Maria in Rofena, in Val d'Ombrome, esistente nel sec. xii; il monastero di S. Maria in Sicille presso Petroio, oggi in diocesi di Pienza, abitato prima dai Benedettini, poi dai Camaldolesi e passato agli Olivetani nel 1443.
Istituti di Cultura, Biblioteca, Archivi. - Traslacciando lo studio generale di cui si parla a parte, fra gli istituti di cultura oggi esistenti va ricordata l'Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze, fondata nel 1810, con una pubblicazione semestrale di Atti e Memorie. Le biblioteche e gli archivi aretini sono: la biblioteca della Fraternità dei Laici con 79.000 volumi, 160 incunaboli e 534 manoscritti; la biblioteca dell'Accademia Petrarca, con 11.000 volumi e 6 incunaboli; la biblioteca Vasariana con annesso l'archivio Vasari; la biblioteca del seminario vescovile e del Collegio Piano, con 16.000 volumi, 50 incunaboli e 800 manoscritti; e con annesso l'archivio della Fraternità
dei Chierici di Murello. Importantissimo è l'archivio vescovile al quale è unito quello capitolare del Duomo, uno dei primi archivi ecclesiastici d'Italia, tanto per antichità che per ricchezza di carte.
A. possiede anche un Museo fondato nel 1822, con buon materiale etrusco e molte matrici e frammenti di vasi aretini; nonché una Pinacoteca comunale, sorta in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose del 1810, con molti quadri provenienti dai monasteri soppressi e ricca specialmente di opere di pittori aretini.
MONUMENTI. — I monumenti principali di A. sono costituiti dalle sue chiese, fra le quali ricordiamo: la grandiosa cattedrale, in stile romanico-gotico, a tre navate, con molte opere d'arte pregevoli, eretta sul punto più alto della città nel sec. XIII-XIV, in sostituzione del Duomo vecchio, del sec. XI, che era fuori delle mura; ad essa è unita la grandiosa cappella della Madonna del Conforto, santuario veneratissimo; S. Maria della Pieve, con artistici portali, una celebre cripta e caratteristica torre campanaria, il monumento romanico più cospicuo della città (sec. XIII); la chiesa di S. Francesco (sec. XIV), con i famosi affreschi di Piero della Francesca; la chiesa di S. Domenico (sec. XIII), su disegno di Niccolò Pisano, secondo il Vasari; la chiesa della S. Annunziata iniziata da Bartolomeo della Gatta (1491) e ultimata da Antonio da Sangallo; la chiesa di Badia, ritoccata dal Vasari verso la metà del sec. XVI, con annesso chiostro quattrocentesco di Giuliano da Maiano; la chiesa di S. Maria in Gradi, iniziata nel 1592 da Bartolomeo Ammaniti; la chiesa di S. Maria delle Grazie, nella periferia della città, iniziata nel 1449 da Domenico di Giovanni detto il Fattore, e alla quale fu aggiunto, verso la fine dello stesso secolo, un aereo portico di puro stile rinascimentale, mirabile per leggerezza e grazia, attribuito a Benedetto da Maiano.
L'UNIVERSITÀ. — In A. fiori una scuola di diritto fin dagli inizi del sec. XIII, della quale non si conosce con esattezza l'origine. Sembra dovuta ad un'emigrazione di maestri e studenti da Bologna nel 1215, come si arguisce da un passo di Roffredo di Benevento, il quale afferma d'esser passato da Bologna ad Arezzo e di avervi tenuto scuola di legge (*Proem. in Quaest. Sabbat.*). Il Denife dimostra che Roffredo rimase in A. per un triennio.
Lo *Studium* acquistò subito rinomanza, e all'insegnamento di diritto aggiunse quello di arti e di medi
cina, come si rileva dagli statuti, redatti nel 1255 dal collegio dei professori sotto la direzione di Martino da Fano. Statuti brevissimi, tra i più antichi che si conoscono: hanno grande importanza, tra l'altro, per la menzione che fanno dei «ripetitori» (figura internata tra i professori e gli alunni), i quali sembrano una istituzione caratteristica dello Studio aretino. Pubblicati da Lorenzo Guazzesi (*Opere*, II), sono stati riportati dal Savigny nella sua *Storia del Diritto Romano* (III, Torino 1857, pp. 263-64). Nel 1338, in seguito all'interdetto di Benedetto XII contro Bologna, altri professori bolognesi di diritto canonico e civile passarono ad A., e vi ebbero il salario di 200 fiorini d'oro (cf. *Annali di A.*, in Muratori, *Rerum ital. scriptores*, XXIV, Milano 1738, p. 878).
Decadute per le guerre civili, le scuole di A. furono rinnovate dall'imperatore Carlo IV, il quale, con diploma del 5 maggio 1355, le innalzò alla dignità di *Studio Generale*, «i uxta imperialia privilegia, quae propter civilium guerrarum discrimina dicuntur deperdita». Questo studio venne poi confermato dal Papa, con bolla di cui purtroppo si è perduto il testo. L'esistenza però di tale bolla è attestata da un diploma di laurea del 1373, da cui risulta che cancelliere dell'università era il vescovo, il quale fondava il suo diritto su documenti pontifici: «auctoritate apostolica concessa Ecclesiae et Episcopo Aretino».
In seguito, lo studio decadde nuovamente, ma nel 1456 Federico III lo rimise in vigore, confermandone gli antichi privilegi e concedendone dei nuovi, come quello di conferire i gradi accademici, non più per mezzo del vescovo, ma del gonfaloniere della città. Ciò però non valse a ridare vita alla languente Università. Passata A. in potere dei fiorentini, questi, solleciti delle glorie dell'Università di Pisa, da essi rinnovata, non si curarono più di quella aretina, la quale perciò si estinse nel 1470. — Vedi Tav. CXXXIII.
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