ASCIA, CULTO dell'. - L'a., sia semplice che a due tagli, o doppia a., ha influito sulle credenze religiose dell'umanità. Da antichi e moderni è stata interpretata come segno della folgore e del dio del fulmine; le pietre a forma di a. furono e sono ancora amuleti che proteggono specialmente contro il fulmine e il fuoco.
Nel bacino del Mediterraneo l'a. raggiunse notevole importanza. Il dio del fulmine degli Hititi e degli Assiri regge con una mano l'a., con l'altra la folgore; su rilievi hititi l'a. è in mano di sacerdoti. In età storica è diffusa in Asia Minore come attributo di divinità indigene maschili e femminili, talvolta anche androgine: lo Zeus di Labranda, Apollo, Artemide, Demetra, ecc.; è stata trovata anche nella stipe votiva di Artemide Efesia. In Grecia l'hanno divinità straniere, come Dioniso ed Efesto, i Satiri, alcuni eroi (Pirito, Eracle, Teseo) ed è dono votivo offerto a Zeus in Dodona e in Olimpia, ad Apollo a. Delfi, a. Artemide Orthia a. Sparta; a. Epidaurò è usata per il culto di Demetra. In Occidente i Celti offrivano l'a. a varie divinità: Marte, le Matrone, Mercurio, ecc.; Esus è rappresentato con l'a. In alcune parti della Gallia, raramente altrove, l'a. è graffita, scolpita o dipinta sulle lapidi sepolcrali che hanno spesso anche la formola «sub ascia dedicare»: per ora il suo significato non è spiegato in modo soddisfacente.
A Creta in età minoica l'a., secondo alcuni studiosi, fu oggetto di culto. In nessun altro paese ha raggiunto tanta diffusione, ma proprio questo deve renderci scettici davanti ad eccessive valutazioni. La doppia a. sul blocco dei palazzi minoici è probabile sia semplice contrassegno di scalpellino; sui vasi - creduti destinati al culto perché ornati con l'a. - è solo un motivo ornamentale, e difatti tali vasi non sono mai stati trovati in luoghi di culto. La doppia a. appare sui sigilli e su cretule in supposte scene religiose, ma non è mai il centro della scena raffigurata; nel sacello di Cnosso, dove fu trovata una piccola doppia a., non aveva posizione preminente, come non l'a. sul sarcofago di Haghia Triada, dove è solo un accessorio forse importante. Che non sia elemento essenziale del culto dimostrato anche i numerosi santuari minoici nei quali, Cnosso eccettuato, non è mai stata trovata. È frequente quale dono votivo nei culti all'aperto o in grotte nella tarda epoca minoica.
Non è provato che la croce sul labaro di Costan
tino fosse interpretata come una raffigurazione della doppia a.