ARTEMIDE ('ΑΡΤΕΜΙΣ)

ARTEMIDE ('Αρτεμις). - Dea della Grecia, che ebbe culto molto diffuso, come mostra anche l'uso assai frequente del nome di mese Artemisio, che le era sacro nei vari calendari greci. Il nome non è stato spiegato in modo soddisfacente: sono state proposte derivazioni dall'ebraico, persiano, egiziano, greco, ecc., e recentemente si è parlato di origine minoica, o hittita, ma tutte queste ipotesi sono incerte. Anche la natura originaria di A. è discussa: o divinità lunare, o risultato della graduale fusione di varie divinità della natura femminile e materna, modificatasi sotto l'influsso della triade Apollo, Latona e A. e divenuta la vergine A.; o, infine, divinità della natura selvaggia e della fertilità umana.

I caratteri sotto cui A. si presenta in età classica sono numerosi e diversi. È dea della natura a cui sono sacri i monti, i boschi, gli alberi e soprattutto le acque della umidità fecondatrice - sorgenti, paludi, fonti - vicino alle quali ha molto spesso i suoi templi: per la connessione con le fonti è talvolta venerata accanto ad Asclepio. Protegghe l'agricoltura, le messi e ne allontana gli influssi nocivi, perciò le vengono offerte le primizie. È la dea degli animali selvatici e domestici, πάντα θηρών, signora del mondo animale, che protegge, ma anche insegue ed uccide con l'arco infallibile. Per alcuni essa stessa anticamente sarebbe stata venerata sotto forma di animale, specialmente di orsa, e se ne è voluto vedere una prova nel soprannome di «orse» dato alle sacerdotesse di A. Brauronia. Quale cacciatrice e saettatrice è conosciuta soprattutto dai poeti ed artisti, meno nel culto. È anche dea guerriera, talvolta rappresentata con elmo, spada e lancia, specialmente su monete. A lei, sotto l'epiteto di A. Ilizia, le donne ricorrono nei parti. Questo suo carattere contrasta con quell'aspetto del culto che ne fa la dea della castità, la «pura» per eccellenza, colei che rifugge da qualsiasi rapporto d'amore.

È dea del mare, e come tale ha santuari sulle sue rive: della pesca e della navigazione, concede buon viaggio

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ARTEMIDE - La dea in veste di cacciatrice. Copia romana da un originale ellenistico - Parigi, Louvre.
(fot. Alinari)
e felice traversata: sotto quest'aspetto era festeggiata ad Atene nelle feste Delfinie. È dea lunare ed ha per attributi la fiaccola ed il crescente; secondo alcuni, anzi, questo sarebbe il suo aspetto originario, che apparirebbe anche in alcune espressioni dell'Iliade; secondo altri invece, è tardo ed avrebbe ricevuto impulso dalla identificazione con Ecate. Come dea lunare non ha avuto influenza sul culto, ma, a partire dall'età ellenistica, sulla poesia e sull'arte.

I luoghi di culto erano numerosi. Fra i più interessanti sono quello di A. Orthia a Sparta, costruito in luogo paludoso sulle rive dell'Eurota; Oreste ne avrebbe portato il simulacro dalla Tauride. Fra i riti che lo caratterizzavano era la flagellazione dei fanciulli, forse in sostituzione di antichi sacrifici umani di carattere espiatorio. La leggenda collegava questo santuario a quelli di A. Facelite a Reggio e di Diana Aricina a Nemi. Errato è un recente avvicinamento di A. Orthia alla dea Rehtia di Este (Veneto), per cui l'A. di Sparta avrebbe il carattere di dea salutare. Caratteristica a Sparta era anche la «festa delle balie» in cui venivano offerti ad A. i lattanti. Nella Grecia centrale era diffuso il culto di A. Laphria; durante le sue feste, animali viventi - uccelli, cinghiali, cervi, lupi, orsi, ecc. - eran gettati nel fuoco e la sacerdotessa era trasportata da un carro tirato da cervi. In Arcadia A. era con Zeus Liceo capostipite degli Arcadi. Ad Atene era festeggiata A. Brauronia, introdotta dalla vicina Brauron, dove era la tomba di Ifigenia a cui venivano offerte le vesti delle donne morte di parto. Solo le donne partecipavano alle feste Brauronia, sacerdotesse erano delle fanciulle dai cinque agli otto anni soprannominate «orse». In Asia fu celebre il santuario di Efeso, fondato dalle Amazzoni, secondo la leggenda, e con diritto di asilo: ebbe grande importanza politica e religiosa; ne dipendeva un personale numerosissimo, sacerdoti e sacerdotesse. Queste dovevano essere mobili e nel tempio non potevano entrare le donne sposate. Secondo Act. 19, 24 sgg., riproduzioni del tempio e della dea erano usate come amuleto. In marzo o aprile erano celebrate le feste Artemisie e, ogni quattro anni, le «grandi Efesine». Importante più per l'influsso artistico che per il culto è l'A. Persica.

L'arte antica ha raffigurato A. sotto molteplici aspetti. I tipi iconografici sono la cacciatrice in corto chitone, armata di arco e di frecce, accompagnata dal cane e dalla cerva; la dea lunare con la face e la patera, l'A. Persica o taurica, spesso alata, in atto di afferrare per le zampe o per il collo gli animali di cui è signora; l'A. Efesia, dal corpo cilindrico a cui furono aggiunte in età posteriore le numerose mammelle, riproduzione di ornamenti orientali.

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“ARTEMIDE ('ΑΡΤΕΜΙΣ).” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 55. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/artemide-artemis.