BALAUSTRA. - Recinzione costituita da ele-
menti verticali uguali fra loro, detti balaustri o ba-
lustrini, spesso sorgenti da una base comune e
sempre raccordati in alto da un elemento piano in
funzione di davanzale; tale piano può essere analogo
all'eventuale membratura inferiore. È ben distinta
dalla transenna, poiché questa, invece d'essere for-
mata, come la b., da elementi indipendenti e ripetuti, è
un pluteo traforato. La b. nella sua forma più comune
ebbe origine dal sistema di recingere loggiati quando, in
applicazione del principio gotico di eliminare le masse
inerti, i parapetti pieni o i plutei si articolarono in sin-
goli sostegni verticali. Nell'architettura religiosa essa
ha il preciso scopo di recingere o separare determinante
zone dal resto della chiesa e perciò sostituisce plutei,
parapetti e transenna; si rese quindi necessaria
quando, abolita la sopraelevazione della zona presbi-
teriale propria del periodo romanico, era anche caduto
in disuso il pluteo o la transenna. Essa venne pure usata
di regola per limitare l'accesso alle cappelle, quando
nel sec. XV si sviluppò lo usurpamento e quindi il de-
siderio di isolare le sepoltura o la zona gentilizia
dallo spazio comune delle navate. La forma dei ba-
lustrini e il colore dei marmi varia notevolmente
nel corso del tempo. In complesso le b. degli edifici
sacri seguono lo sviluppo di quelle delle costruzioni
civili. Nel sec. XV si trova ancora qualche raro esem-
pio di transenna come quelle con anfore fra giralì nella sacrestia vecchia di S. Lorenzo a Firenze; ma già nel pulpito di S. Maria Novella la b. ha gli elementi verticali differenziati a forma di colonnine. In esemplari michelozziani o nella cappella Carafa in S. Maria sopra Minerva a Roma il balaustrino si è elegante mentre assottigliato agli estremi, differenziandosi in due metà simmetriche. Sussiste ancora qualche recinzione piena chiamata anch’essa, ma impropriamente, b. come quella romana di S. Maria del Popolo della bottega di A. Bregno.
Già al principio del sec. XVI la linea elegante e slanciata dei balaustrini cede ad una maggiore massività che appesantisce le curve, mentre gli incavi si accentuano; infine delle due metà similari resta solo quella superiore e l’altra viene sostituita da una piccola base. Tale evoluzione si compie con rapidità in Roma da Bramante al Sangallo e al Vignola; Giacomo della Porta già accentua nella chiesa di S. Maria dei Monti i rigonfiamenti e gli incavi. Con il Maderno la b. viene adoperata come elemento terminale di una facciata sui due spioventi del frontone (S. Susanna) in modo che le masse plastiche si espandano con più graduale trapasso nello spazio. Il Borromini nel chiostro di S. Carlino alle Quattro Fontane accostò un balaustrino dritto ed uno rovescio per creare anche in una parte necessariamente priva di moto un ritmo continuo ed insistente. Intanto nel corso del Seicento le colorazioni dei marmi si fanno più vivaci, le curve si accentuano sempre di più e l’intera b. perde il primitivo andamento rettilineo. Pietro da Cortona nella cappella Gavotti nella chiesa di S. Niccolò da Tolentino usa balaustrini di sagome complesse e di sezione quadrata; infine il Borromini, nella cappella Spada nella chiesa di S. Girolamo della Carità, con fantasiosa aderenza alla funzione della b. durante l’amministrazione eucaristica, sopprime ogni elemento architettonico e vi sostituisce un drappo marmoreo sorretto da angeli. Nel sec. XVIII i toni dei marmi si fanno pacati, le sagome perdono la mollezza seicentesca ed il senso del vuoto torna a predominare. Gli architetti dell’Ottocento si ispirarono variamente alle forme del passato secondo l’orientamento del loro eccellentismo. Invece nelle costruzioni moderne, quando non si torni al motivo della transenna, i singoli elementi verticali si riducono alla loro essenza di sostegni a sezione quadrata o circolare e l’interesse dell’architetto si orienta prevalentemente verso le proporzioni e la spaziatura.