BARLETTA

BARLETTA. - In provincia di Bari, sul mare Adriatico.

I. LA DIOCESI

Da Strabone detta Barettum, dai Latini Barulum. Fu in età romana il porto di Canusium, e servì spesso di rifugio agli abitanti di questa città,

specialmente dopo la sua distruzione. B. stessa venne però a sua volta contesa dai Goti, dai Bizantini, dai Longobardi, dai Normanni. Furono i profughi di Camusium che costituirono in B. il borgo di S. Antonio. Notevole importanza acquistò B. nel periodo delle Crociate, perché il suo porto, l'unico ben difeso a sud di Ancona, servì di base per le spedizioni e per i viaggi in Terra Santa. I cavalieri giovanini e i Templari vi costruirono residenze; florida fu la città anche sotto gli Angioini. Non si hanno documenti circa la penetrazione cristiana, venuta per via di mare o dalla vicina Camusium. Quando questa fu distrutta, B., dopo un periodo di una certa autonomia, alle dipendenze dell'arciprete della chiesa di S. Maria in Auxilio, fondata dai profughi di Camusium, passò sotto la giurisdizione dell'arcivescovo di Trani, come è attestato dalla bolla di Alessandro II del 1063 e da quelle successive di Urbano II, Callisto II, Adriano IV, Alessandro III e Celestino II. Al principio del sec. XII risalgono, nel borgo S. Antonio, le due chiese di B. del Santo Sepolcro e di S. Maria di Nazareth. La prima era una filiale della basilica del S. Sepolcro

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Babletta - Abside della Cattedrale (sec. xv) e campanile.

cro ed era officiata da un Capitolo di canonici regolari. La seconda costituiva la chiesa principale dell'arcivescovo di Nazareth in Galilea. Alla caduta della Palestina nel 1187 l'arcivescovo di Nazareth si rifugio a B. e vi rimase fino al
ed era officiata da un Capitolo di canonici regolari. La seconda costituiva la chiesa principale dell'arcivescovo di Nazareth in Galilea. Alla caduta della Palestina nel 1187 l'arcivescovo di Nazareth si rifugiò a B. e vi rimase fino al 1220. Più tardi il papa Alessandro IV concesse agli arcivescovi di Nazareth di risiedere in Tolemaide e il papa Clemente IV permise loro l'uso del pallio e della Croce, specie nelle chiese soggette in Italia. Caduta Tolemaide nel 1291, l'arcivescovo di Nazareth si fissò di nuovo in B. con piena giurisdizione episcopale, mantenendo i diritti e i privilegi delle chiese di Nazareth. Nel 1455 Callisto III unì alla sede di Nazareth in B. Canosa (v.), unione concorrente dalla belle successione di Clemente VII (3 luglio 1521) e Paolo III (3 nov. 1534) che vi aggiunse anche la diocesi di Monteverde. S. Pio V con la sua bolla del 29 apr. 1566 concesse per le tre diocesi riunite la chiesa di S. Bartolomeo nell'interno di B., in cambio dell'antica basilica di S. Maria; la nuova cattedrale di S. Maria di Nazareth venne consacrata il 4 nov. 1571. Dal 1604 al 1608 fu arcivescovo di Nazareth Maffeo Barberini poi Urbano VIII. Nel 1818 il papa Pio VII unì Monteverde alla diocesi di S. Angelo dei Lombardi, mentre Nazareth e Canosa vennero unite a Trani. Leone XII fuse insieme i Capitoli di S. Maria di Nazareth e di S. Maria Maggiore in B. Pio IX con il motu-proprio del 21 apr. 1860 separò il territorio di B. da quello di Trani erigendo una nuova diocesi con il titolo arcivescovile, con residenza nel palazzo degli antichi arcivescovi di Nazareth. Di fatto da allora l'arcivescovo di Trani è anche arcivescovo di B. Nella chiesa del S. Sepolcro dopo la soppressione dei Canonici regolari (1489), nel sec. XVI i Cavalieri dell'Ordine di Malta vi istituirono il loro priorato di S. Giovanni.

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BIBL.:** S. Loffreda, *Storia di B.*, 2 voll., Trani 1893; S. La Sorsa, s. V. in *Eur. Ital.*, VI, pp. 194-99; F. Bonnard, s. V. in *DHG*, VI, coll. 837-41. Enrico Jesi

**IL ART.:** Il Duomo è il monumento più cospicuo della città. Fu cominciato a costruire prima del 1150 da un Simiaco e dal figlio di lui, Luca di B., ma venne consacrato solo nel 1267, fu quindi ingrandito verso il presbiterio nei primi anni del sec. XIV, l'abbiamo fu compiuta nel XV.

La facciata che ha la parte mediana molto alta è adorna di bellissime bifore a transenna. L'interno a tre navate, rispecchia nella distribuzione delle parti, la storia della costruzione. Infatti le prime quattro arcate che poggiano su colonne monolitiche appartenono all'edificio romanico; segue quindi l'ingrandimento del sec. XIV con volte a crociera e pilastri. Questa seconda parte della chiesa si innesta a quella romanica a mezzo di un arco a tutto sesto cui seguono tre archi ogivali.

Notevoli il pulpito ed il ciborio simile a quello della chiesa di S. Nicola a Bari; ma con capitelli ricchi di una esuberante decorazione. Nel deambulatorio absidale, in un piccolo altare, è conservata una tavola dipinta su tutte e due le facce da Paolo Serafini da Modena (firma 1387): su di un lato è raffigurato il Redentore, sull'altro la Madonna con il Bambino. Questa immagine è detta *Madonna della Disfida*, perché sarebbe stata portata in processione incontro ai tredici italiani vittoriosi il giorno del celebre combattimento.

Non lungi dal Duomo, è la cinquecentesca chiesa di S. Pietro. Molto maggiore interesse suscita quella del S. Sepolcro, che risale al sec. XI, ma fu rifatta alla fine del '200.

La facciata aveva in origine due campanili quadrangolari; rimane solo quello di sinistra mozzato. Nel fianco sinistro v'è un bel portale ad archi ogivali come gli archetto del coronamento delle tre absidi. L'interno riflette oltre che nel pronaio, nelle volte a costoloni e nella torre sul transetto elementi di architettura gotica-borgognona che allora ebbe qualche diffusione anche nell'Italia meridionale. Presso la Chiesa è il famoso Colosso di B. È una statua bronzea.

alta più di cinque metri, da taluno ritenuta immagine dell'imperatore Eraclio, ma con più probabilità di Teodosio. La gigantesca figura è in piedi, nella sinistra ha il globo, con la destra stringe una piccola croce. Potentemente costruita, perseguendo vie nuove rispetto all'accademia della tradizione statuaria ellenistica, questa immagine del sec. IV esprime un senso di forza e di volontà veramente indomabili.

Anche la chiesa di S. Andrea che vanta origini antichissime (sec. VI) ma che nella forma attuale è di età romanica, presenta notevole interesse. Nel portale vi è un rilievo con il Cristo benedicente fra la Madonna e il Battista.

Nell'interno, trasformato, vi è un bel coro ligneo intagliato nel 1599 da F. Ferrara napoletano, in sacrestia si conserva una Madonna con il Bambino, firmata e datata da Alvise Vivarini nel 1483.

Varie altre costruzioni di B. conservano elementi romanici. Tra i monumenti di carattere civile è da ricordare particolarmente il Castello la cui origine risale al sec. XI ma che fu più volte rimaneggiato ed ingrandito, specie nel corso del sec. XVI.

Interessante è anche il cinquecentesco Palazzo della Marra e quello barocco del Monte di Pietà. A B. vi è anche una pinacoteca che conserva opere di pittori moderni soprattutto di Giuseppe De Nittis, nativo della città.

BIBL.: E. Bertaux, L'art dans l'Italie médiévale, Parigi 1904, passim; A. Colusanti, Opere d'arte ignote o poco note (B., la cattedrale), in Boll. d'Arte, 3 (1910), pp. 184-85; P. Toesca, Storia dell'arte, Torino 1927, passim; E. Lavagnino, Storia dell'arte medievale italiana, in 1936, passim. Emilio Lavagnino.

III. MASSACRO DI B

È uno degli episodi più sfruttati della propaganda protestante, avvenuto nel marzo del 1866. I protestanti si fondano, a quanto sembra, unicamente sulla relazione scritta dal loro correggimento Gaetano Giannini (che non fu testimonio se non dei soli inizi del massacro) e pubblicata poi nell'Eco della Verità, giornale valdese, il 31 ag. di quello stesso anno. Ma dalla relazione di un testimonio che assistette a tutti gli avvenimenti - Antonio Marana - si deduce che le cose andarono in modo molto differente dal racconto del Giannini. E cioè: i pochi protestanti di Barletta, capeggiati dal Giannini, avevano impunemente oltraggiato i sentimenti religiosi dei cattolici barlettani, soprattutto in riguardo al S.mo Sacramento dell'Eucaristia. Dopo aver fatto inutilmente ricorso al sindaco ed al sottoprefetto, i cattolici pensarono di inscenare una dimostrazione di protesta. Mentre questa procedeva con pace e calma, diretta dal canonico Gorgoglione, un'altra se ne formava capitanata dal contadino Raffaele Fiorella, soprannominato Annita, il quale aveva dei rancori contro il protestante Decuratolo. Il Fiorella, avendo trovato il suo nemico nella casa dove era il Giannini, senz'altro lo uccise, mentre il Giannini, aiutato dal canonico Rizzi, poté salvarsi. Dopo questo delitto lo stesso gruppo capitanato dal Fiorella uccise un giovane cattolico, Ignazio Lanza, credendolo protestante. Il gruppo poi del Gorgoglione ad un certo punto, abbandonato il canonico, si diresse ad una casa dove abitavano due protestanti, buttò nella strada le masserie e le bruciò, lasciando però agli uomini il tempo di fuggire.

Nel processo che fu istituito, le autorità condannarono i colpevoli; ma si mostrarono ingiuste nel condannare anche due sacerdoti innocenti a 20 anni di lavori forzati. Costoro appellarono al tribunale di Lucera, dal quale furono assolti per insufficienza di prove. L'autore della memoria aggiunge: «chi voglia maggiori ragguagli deve leggere gli atti del processo svoltosi in Trani e poi in Lucera».

Il continuatore del Martirologio protestante del Foxe, W. Bramley-Moore, seguendo una indicazione non chiara della lettera del Giannini, asserisce che le vittime furono

tredici; mentre furono solamente due, un povero giovane cattolico ed il protestante Decuratolo, e questi più per vendetta personale dell'Annita che per motivi religiosi. Nello stesso autore troviamo una descrizione macabra, che è frutto della sua immaginazione. Egli dice che gli abitanti delle case dei protestanti furono buttati giù dalle finestre e squartati, che le vittime mutilate, alcune già morte, altre morenti, furono bruciate nelle strade, che donne inviperte lapidarono e pugnalarono molti di quei disgraziati e con urli demoniaci (unearthly) danzarono intorno al rogo delle vittime. Che poi tutto questo affare fosse diretto da Roma per impedire che le truppe francesi si ritirassero dagli Stati pontifici, risulta evidentemente così assurdo che neppure merita di essere confutato. Fu veramente biascivole che l'ira popolare si sfogasse in fatti di sangue, ma ne fu causa l'insulto pubblico e la provocazione di alcuni pochi protestanti alla fede della grande maggioranza della città. - Vedi Tav. LVIII.

Per la diocesi moderna di B. V. TRANI.

BIBL.: L'eco della Verità, 3 (1866, 23 ag.); G. Baxton Taylor, Southern Baptists in Sunny Italy, Nuova York 1929; C. Crivelli, I Protestanti in Italia, I. Isola del Liri 1936, p. 50; St. Jacini, Un riformatore toscano dell'epoca del Risorgimento, il conte Piero Guicciardini, Firenze 1940; Relazione di Antonio Marana trascritta dal can. S. Santerano, ms. in Biblioteca de re protestantica, 13-I, D-2, conservata nella casa generale dei pp. Gesuiti. Camillo Crivelli