TRANI, ARCIDIOCESI di - Città e arcidiocesi in provincia di Bari. In una superficie di ca. 670 kmq. accoglie una popolazione di 223.175 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 36 parrocchie, servite da 135 sacerdoti diocesani e 40 regolari; ha un seminario, 9 comunità religiose maschili e 32 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 428). Barletta (v.), il titolo arcivescovile di Nazareth e l'amministrazione perpetua di Bisceglie. Residenza in T.
La leggenda dei ss. Redento e Magno, riguardante le origini della Chiesa, non permette di trarre elementi sicuri in proposito (Lanzoni, I, p. 301). Non farebbe meraviglia che, seguendo un metodo assai diffuso, si desse la qualifica di vescovo a quel Magno che è ricordato in un atto di donazione del giugno 834, con il quale il gastaldo Radeprando offre al vescovo Auderis « ecclesia S. Magni Tranensis episcopi, quam ibse (sic!) pater meus, de licencia domni Leopardus, episcopus predecessoris tuis, a novo fundamine construxit » (A. Prologo, Le carte che si conservano nell'Archivio del Capitolo metropolitano di T., Trani 1887, p. 23, n. 1). Il primo vescovo accertato è un Eutichio, che, secondo la Vita et translatio s. Sabini di Canosa, della prima metà del sec. IX (BHL, 1443), fu presente alla supposta consacrazione della chiesa di S. Andrea a Barletta fatta da Gelasio I (492-96), e certo nel 501 e sgg. intervenne ai Concili romani di papa Simmaco. Dopo di lui si conoscono: Sutinio, partecipante al Sinodo di Paolo I (761), Leone al Concilio niceno nel 787 (Ughelli, VIII, col. 891) e i due predetti Leopardo e Auderis, del sec. IX. Secondo il Prologo (v. BIBLICA), però, Eutichio, Sutinio e Leone sarebbero falsi.
Per quanto poco si conosca della vita di T. sotto i Bizantini e i Longobardi, i pochi documenti superstiti testimoniano durante questo periodo un così rapido sviluppo politico e commerciale, che ben presto la città riuscì a staccarsi dalla giudicaria canosina e ad avere un proprio gastaldo e sculdascio come Bari, Monopoli, Conversano, ecc. T., già castrum e centro di traffici con l'Oriente, diventa una tra le maggiori città marittime del Ducato beneventano e, insieme con Bari, rimane l'ultimo baluardo del rito latino, pur non disdegnando politicamente l'accordo e la protezione dell'Imperatore d'Oriente. Caduti i Longobardi e scatenatasi la lotta tra Bizantini, Franchi e Longobardi, la città subì le alterne vicende della lotta. In questo periodo si fanno i nomi quali vescovi di T. di Rodostano come difensore del rito latino verso il 1000, di un Giovanni I (1010) e poi di un altro Giovanni cui Leone, ACCIDIA (v.) fra i Bulgari, indirizzò una celebre lettera (PG 120, 836) a proposito dell'unione della Chiesa greca con la latina che era allora in questione per Michele Cerulario (v.). Questo Giovanni II (1053-1059) fu deposto da Niccolò II per collusione col patriarca di Costantinopoli; Delio, eletto nello stesso anno, fu presente alla consacrazione di S. Angelo in vulta.
L'erezione della sede ad arcivescovato avvenne negli ultimi anni della dominazione bizantina che, per conservare ad ogni costo la città, elargì titoli ed onori. Il primo arcivescovo tranese Bisanzio è una figura di primo piano alla fine dell'occupazione greca e nei primi tempi della conquista normanna (1073). Sotto di lui il territorio della diocesi si fa vastissimo. Decaduta Canosa, i possessi ecclesiastici di quello che era stato il più antico e ricco vescovato pugliese vengono divisi tra Bari e T., che allarga così i suoi confini dai limiti della diocesi sipontina

(fot. Alinari)
La riorganizzazione della diocesi ad opera di Pio VII (1818) favorì assai T. Le Chiese di Nazareth e Canne, il cui vescovo aveva retto anche la Chiesa di Barletta, vennero unite a quella tranese insieme con Andria e Minervino, mentre l'arcivescovo del tempo, L. Pirelli (1818-20), divenne amministratore perpetuo della diocesi di Bisceglie. In tal modo T. ha oggi raggiunto in gran parte l'estensione territoriale che ebbe nel medioevo. Patrono dell'arcidiocesi: s. Nicola Pellegrino (festa il 26 maggio).
Monumenti. - Il maggiore dei monumenti della città è la Cattedrale romanica, che sorse sull'antica chiesa di S. Maria, chiamata nei documenti episcopi e tuttora conservatasi nel vasto ambiente inferiore alla navata mediana. Il nuovo edificio fu iniziato nel 1094 quasi sul

L'archivio conserva 734 pergamene, tra i più vetusti documenti medievali della vita pugliese. A destra della facciata è il campanile, la più imponente forse di tutte le torri pugliesi, alta 65 m., poggiato da un lato sulla
chiesa e per il resto su una robusta base alleggerita da due archi ogivi. La sua costruzione si deve a più artisti: i due primi piani con bifore romaniche appartengono a « Nicolaus sacerdos et protomagister » (metà del sec. XIII); il terzo e il quarto con trifore e quadrifore sono di un secolo dopo; il quinto con pentafore, archetti e cuspide terminale del 1353-65. Recentemente si temette per la sua stabilità.
Oltre al Duomo, T. ha altre chiese notevoli. Quella di S. Andrea, tra le più antiche chiese a cupola della regione, è a croce greca triabidata con forti pilastri centrali che sorreggono la cupola emisferica. Allo stesso tipo, ma con tre cupole all'interno emisferiche e piramidali all'esterno, la maggiore su alto tamburo ornato di archetti, appartiene la chiesa di S. Francesco, fondata nel 1176 dall'abate Benincasa e dedicata alla SS.ma Trinità. Caratteristica la facciata monocuspidata e ornata di archetti, l'archivolto del portale su due colonnine pensili e i pilastri superstiti di un portico forse mai compiuto. Altro edificio romanico è la chiesetta di Ognissanti (sec. XII), eretta nel cortile dell'ospedale dei Templari e fino al 1312 proprietà di quest'Ordine. Ha doppio portico anteriore con capitelli su agili polistili e tre portali finemente ornati di sculture (il mediano serba due formelle con una Annunciazione), interno a tre navate con archi a doppia ghiera, in cui si conservano una Madonna veneto-orientale e una Vergine con santi di scuola veneziana del '500, e tre absidi grazioso tutte in pietra locale come il resto della fabbrica.
Anche le città comprese nella diocesi, tra le più popolose della provincia, serbano notevoli monumenti. Dell'antica cattedrale di Corato (sec. XIII) non resta che il portale ogivale con il bassorilievo della lunetta raffigurante Gesù tra la Vergine e il Battista, e il campanile trecentesco mozzato da un fulmine. Molto più interessante è la gotica chiesetta di S. Domenico con crociera sorretta da costoloni sagomati e snelle colonne angolari.