BASILEA, DIOCESI di - Nella Svizzera; comprende i cantoni di Argovia, B. città e campagna, Berna, Lucerna, Sciaffusa, Soletta, Turgovia e Zug. Il vescovo risiede a Soletta. Immediatamente soggetta alla S. Sede, conta 600.000 cattolici su un totale di 1.850.000 ab., 446 parrocchie, 900 sacerdoti secolari e 170 regolari. Lo stemma della città consiste in un pastorale nero in campo d'argento e deriva dall'antico stemma del principato vescovile (pastorale rosso in campo d'argento). Patroni: s. Orso e Vittorio, martiri della legione Tebea.
B. ebbe origine da un agglomerato formatosi nel territorio dei Raurachi attorno ad una fortezza eretta da Valentiniano I e dal 347 designata col nome di Basilia. Non si conosce l'epoca della cristianizzazione del luogo, ma il primo vescovo storicamente accertato è Giustiniano episcopus Rauricorum (346), che deve aver avuto la propria sede in Augusta, posta a ca. 10 km. a sud dell'odierna B. In un documento del 620 viene poi ricordato Ragnacaro episcopus Augu-
stanae et Basiliae (ca. 620-50); titolo dal quale risulta che la sede episcopale era già spostata a B. Adalberone II (999-1021) ricevette in dono da Rodolfo III di Borgogna l'abbazia di Moutin Grandval e i possedimenti da essa dipendenti, che formarono il nucleo del principato ecclesiastico. Esso raggiunse la massima estensione nel sec. XV, comprendendo oltre la signoria di B. anche il Giura Bernese e alcune parti dell'Alsazia e durò fino al principio del XIX sec. La lotta per le investiture ebbe una forte ripercussione sulla diocesi di B.: il vescovo Burcardo (1072-1107) prese le parti di Enrico IV e fu scomunicato dal Concilio di Quedlinburg (1085). Durante il grande scisma, che si Costanza (v.) i vescovi presero le parti di Urbano VI. La Riforma penetrò nella diocesi con la predicazione di Giovanni Ecolampadio (1482-1532), che, insieme con Erasmo di Rotterdam, era stato chiamato dal vescovo Cristoforo di Uttenheim (1502-1527) ad insegnare nell'università. Essa guadagnò rapidamente terreno, tanto che il vescovo Filippo di Gundolsheim (1527-33) fu costretto a ritirarsi nel suo castello di Porrentruy. Il capitolo fuggì a Friburgo in Brisgovia ed il culto cattolico fu proibito (1538). Molti territori della diocesi aderirono alle nuove idee e solo il vescovo Gian Cristoforo Blarer di Wartensee (1575-1608) riuscì a riacquistare parte dei diritti perduti, oltre a ricondurre la Valle di Lauffen alla fede cattolica. Il principato soffrì molto nella guerra dei trent'anni, e all'epoca della Rivoluzione Francese fu eretto a Repubblica rauraziana la quale, più tardi, fu annessa alla Francia, di cui divenne il cosiddetto dipartimento del Monte Terribile. Allora il vescovo
Giuseppe Sigismondo di Roggenbach (1782-94) lasciò Porrentruy (1792) e si rifugiò a Bienne. Con l'unione del dipartimento alla diocesi di Strasburgo, avvenuta in virtù del concordato del 1802, il principato vescovile di B. cessò praticamente di esistere. Il trattato di Vienna (1815) attribuì poi le parti svizzere ai cantoni di Berna e di B. Il concordato tra la S. Sede e i cantoni di Lucerna, Berna, Soletta, Zug, Argovia e Turgovia (1828), e la bolla Inter praecipua del 7 maggio 1828 di Leone XII unirono la più grande parte della diocesi di Costanza in territorio svizzero alla diocesi di B. press'a poco nei limiti odierni. In seguito agli articoli di Baden, sorse, tra l'autorità ecclesiastica e quella temporale un nuovo conflitto, che si acui (espulsione dai conventi di religiosi e Kulturkampf) dopo il Concilio Vaticano (1870). Nel 1883 un nuovo accordo pose fine al dissidio. La bolla Ad universam catholicam Ecclesiam del 7 sett. 1888 erigeva a diocesi autonoma il Ticino e la univa a quella di B., il cui vescovo veniva ad assumere il titolo, che porta ancora oggi, di vescovo di B. e Lugano.
Fra gli istituti di cultura è da ricordare l'Università fondata da Pio II (1459) e riorganizzata tra il 1815 e il 1818. La più importante biblioteca è quella Universitaria, ricca di 420.000 volumi, 240.000 opuscoli, 2800 incunabuli e 542 manoscritti.
CONCILIO di B. - Secondo quanto era stato prescritto dal Concilio di Pavia - Siena, chiuso il 7 marzo 1424, il nuovo concilio doveva radunarsi a Basilea nel 1431. Doveva presiederlo il card. Giuliano Cesarini che stava come legato in Germania per la lotta contro gli hussiti. Il concilio tenne la sua prima sessione solenne il 14 dic. 1431; ma papa Eugenio IV, novellamente eletto, nel timore ch'esso degenerasse in ribellione contro la S. Sede, e per desiderio di promuovere dall'Italia l'unione con l'Oriente, il 18 dic. lo sciolse. Ma il concilio nella sua seconda sessione (15 febbr. 1432) protestò che, derivando esso la sua autorità direttamente da Cristo, aveva il diritto di obbligare alle sue decisioni anche il Papa e che perciò esso non poteva essere trasferito e sospeso da alcuno.
Questo principio ripetuto più volte in seguito, formò il fondamento delle sue rivendicazioni posteriori; intanto proseguì nell'opera sua sotto il favore dell'imperatore Sigismondo ed il consenso generale della opinione pubblica. Il Papa allo scopo di evitare uno scisma, dopo lungo tergiversare, il 15 dic. 1433 riconobbe con una bolla la legittimità del concilio con l'autorità di procurare l'estirpazione delle eresie, di pacificare la cristianità e di riformare la Chiesa. Il concilio però, allargando arbitrariamente i suoi poteri e continuando a proclamarsi direttamente investito dallo Spirito Santo, non soltanto pretese limitare l'autorità dei legati pontifici, ma di sostituirsi al Papa nel governo della Chiesa, di limitare le risorse economiche della S. Sede, di creare una propria curia per gli affari amministrativi e di giudicare gli affari più ardui come quelli riguardanti il ritorno all'unità degli

Questo, intanto, dominato da una maggioranza nella quale i vescovi avevano ben poca parte e guidati dal card. Luigi Alleman, trascendeva a violenze inaudite: esso cominciò una diretta offensiva contro Eugenio IV, ed il 31 luglio 1437 osò intimare al Papa ed ai cardinali di presentarsi a Basilea entro 60 giorni; il 1° ott. giunse fino a proclamare la contumacia di Eugenio IV.
Questi, intanto, con bella del 18 sett. denunciava le mene turbolente del suo procedere, l'incapacità di condurre a conclusione le trattative con i greci e perciò trasferiva il concilio stesso da B. a Ferrara. I più autorevoli personaggi che, come il card. Cesarini, avevano sperato invano di contenere il concilio in una via di disciplina e di contegno, lasciarono B. Mentre Eugenio IV presiedeva prima a Ferrara poi bentosto a Firenze il suo Concilio, a B. si proruppe ad aperta ribellione col definire «come articolo di fede» che il Papa non può trasferire un concilio (15 marzo 1438); pochi giorni dopo il Concilio lanciò la sospensione contro Eugenio IV; ma soltanto il 25 luglio 1439, osò votare la solenne deposizione di Eugenio IV, ed il 5 dic. eleggere come nuovo pontefice Amedeo IV duca di Savoia, ancora laico, con il nome di Felice V.
Questi, fattosi consacrare, fu coronato a B. il 24 luglio 1440. In tal modo si riapriva lo scisma sopito ventidue anni prima; esso ebbe però un seguito assai limitato e condizionato: Francia e Germania si proclamarono neutrali nella contesa, l'Italia quasi totalmente stette con Eugenio IV; con tutto ciò il concilio continuò a Basilea finché il 16 maggio 1443, nella sua 45ª sessione, decise di trasferirsi a Losanna, dove resiedeva Felice V, con il proposito di aprire dopo tre anni un nuovo concilio a Lione.

Così si chiudeva un concilio che per il periodo 1433-37 deve ritenersi come ecumenico, ma che realmente invece di essere stato utile alla cristianità non aveva fatto che riaccendere sopite contese e tener desto quegli antagonismi che dovevano ridestarsi più forti con la rivoluzione protestante.
ARTE. - I momenti artistici principali per la città di B. sono del principio del sec. XI, quando fu ricostruita, sotto l'imperatore Enrico II, la Cattedrale, e degli anni del Concilio di B. (1341-1449) che riunì molti artisti e favorì l'ingrendimento e l'abbellimento di diverse chiese gotiche. Poco dopo, nel 1459, Pio II vi fondò l'università.
Scarsi sono gli avanzi monumentali anteriori all'epoca romanica; e sono essenzialmente, oltre i rilievi, le iscrizioni romane, ecc. (nel museo Storico), le fondamenta del Castrum della città romana; si suppone che la prima cattedrale fosse eretta sul posto del tempio romano. Più scarsi ancora i resti di villaggi celtici e gallici, di tombe alemane e di monumenti franchi. Del sec. VII-VIII sono la vecchia cattedrale di S. Maria, il battistero di S. Giovanni e, fra altre, le chiese di S. Brandano, S. Albano (con resti di cappelle anteriori), S. Oswaldo, santi dei quali fu instaurato il culto da missionari irlandesi nel sec. VII.
Nel 1019 venne consacrata la cattedrale attuale. Gran parte di essa è del sec. XII; restaurata ed ampliata dopo il terremoto del 1356, fu terminata nel '400 con il completamento delle sue torri, in una delle quali sono riconoscibili tracce della cattedrale di Enrico II. Ricchissimo fu il tesoro che, offerto da questo imperatore alla chiesa da lui fondata, fu disperso soltanto nel 1856. Ne facevano parte l'intependio d'oro attualmente nel museo Cluny di Parigi, un reliquiario a forma di croce passato ai musei di Berlino e altre orificerie divise tra B., Londra, Leningrado e Nuova York. Famosa per le sue sculture è la Porta di S. Gallo (1180 ca.), di stile tardo-romanico; figure del terzo quarto del sec. XIII sulla facciata occidentale; del 1374 è la statua equestre di S. Giorgio.
Nella cattedrale sono sepolti fra gli altri la regina Anna moglie di Rodolfo di Asburgo, m. nel 1289, Erasmo da Rotterdam, Ecolampadio e Bernoulli.
Fra le altre chiese tuttora esistenti da ricordare, è la già menzionata S. Alban (ricostruita dai Cluniacensi nel 1083, e poi rifatta in forme gotiche) di cui si conserva il chiostro romanico. Sono invece, nello stato presente, essenzialmente gotiche le chiese degli Scalzi (fondazione francescana, del 1270 ca., trasformata in museo Storico), dei Certosini ('400), S. Chiara (fondazione francescana del '200), S. Leonardo (consacrata nel 1118), S. Martino (ricostruita alla fine del '300), S. Pietro (id.), dei Domenicani (1260 in poi, con chiostro), S. Teodoro ('400). Con la Riforma, nel 1523, e con la cessione della sede vescovile nel 1525, cominciano a sparire molti affreschi di carattere religioso.
Molte strade e piazze conservano in parte un aspetto gotico-rinascimentale; fra gli edifici profani eccellono il Geltenzunfthaus (1578), lo Spiesshof (1581), con influssi italiani, il municipio (tardo-gotico). L'aspetto della città è
in parte dovuto all'andamento delle antiche mura, delle quali esistono ancora diverse porte fortificate (Spalentore, ecc.) ornate di sculture.
Famosi, per quanto conservati soltanto in copie, due cicli della Danza masabra: uno del convento di Klingenthal (fine del '300), l'altro della chiesa dei Domenicani (metà '400): alcuni frammenti sono oggi nel museo Storico. La pittura di B. fu portata Witz (v.) (Basler Altar, 1440 ca.). Nel '400, B. era celebre per l'arte delle vetrate dipinte, del tessuto e dell'illustrazione silografica di libri stampati: Dürer (v.) lasciò le prime prove del suo bulino in libri di editori di B. Tipico il pittore e disegnatore Urs Graf.
Di importanza europea fu l'attività di Ambrosius e Hans Holbein (v.), (venuto quest'ultimo a B. nel 1515) evidente negli affreschi eseguiti per il municipio nel 1521 e sgg. (se ne conservano alcuni resti nel museo), negli sportelli dipinti dell'organo della cattedrale, negli altari, e nei ritratti. Per le età seguenti basterà ricordare che la città diede i natali a M. Merian il grande incisore di vedute di città europee (1593), allo storico e storico d'arte J. Burckhardt (1818), al pittore A. Boecklin (1827). Le principali opere d'arte sono raccolte nella Galleria, nel museo Storico, nel Gabinetto dei Disegni.