Portogallo (1673), dove rimase dodici anni sapendosi assai ben destreggiare, anche durante gli screzi che il papa Innocenzo XI ebbe con quel regno.
Nel 1685 fu trasferito alla nunziatura di Spagna, dove lo raggiunse la nomina a cardinale del titolo di S. Prisca (2 sett. 1686), cambiato poi (1701) con quello di S. Pietro in Vincoli. Vescovo di Carpentras nel 1688, venne a Roma solo l'anno seguente e non volle accettare il vescovato di Ferrara perché gravato di 8000 scudi. Il 27 ag. 1691 ebbe il vescovato di Spoleto, cui rinunziò (1695) per la legazione di Bologna. L'11 nov. 1697 divenne vescovo di Faenza. Fu giudicato saggio, accorto e di ottimi costumi, per quanto i suoi nemici lo accusassero di avidità di ricchezza.
DÜRER, ALBRECHT. - Pittore, xilografo, incisore, disegnatore e teorico d'arte tedesco; n. a Norimberga il 21 maggio 1471, m. ivi il 6 apr. 1528. Il padre (Albrecht) era orafo a Norimberga; il figlio, dopo studi nella bottega del padre, entrò in quella di Michael Wolgemut dove lavorò dal 1486 al 1490, quindi viaggiò nell'alta Germania, in Svizzera ed Alsazia. Tornato a Norimberga sposò Agnes Frey e nello stesso anno (1494) intraprese il «primo viaggio in Italia» (Venezia). L'anno dopo (1495) era di nuovo a Norimberga dove sempre rimase a lavorare, interrompendo tale attività con due viaggi molto importanti per la sua formazione artistica, e per la vastissima diffusione della sua arte: 1505-1507 «secondo viaggio in Italia», 1520-22 «viaggio nei Paesi Bassi».
D. è il più famoso ed il maggiore artista tedesco: la sua arte sotto l'azione di influssi italiani conduce dal tardo gotico al Rinascimento; d'altro canto per merito suo, tramite le sue incisioni, elementi dell'arte tedesca e le sue originali composizioni si diffondono per tutto il mondo di allora.
Le sue prime opere rispecchiano ancora il gusto tardo gotico della pittura norimberghese del '400. La serie ha il suo inizio geniale con il famoso autoritratto di lui tredicenne (disegno dell'Albertina, Vienna), al quale seguono i ritratti giovanili del padre (Uffizi, Firenze; e Londra 1490 e 1497), gli autoritrati del 1492-93 (quadro del Louvre, disegni di Leopoli e Erlangen), il disegno della fidanzata Agnes (1495 ca.). Le xilografie per libri di editori di Basilea (1491-92) precedono le 15 xilografie dell'Apocalisse (1497-98). Mentre aveva subito a Norimberga e, dopo, a Venezia influssi italiani-rinascimentali (specialmente del Mantegna, Pollaiuolo - anche tramite incisioni - e, più tardi, di Jacopo de' Barbari), apparenti nel ritratto di *Friedrich der Weise* di Sassonia (1496, Berlino) e nel trittico della Madonna per lo stesso principe (Dresda, ora in Russia?), il D. ritorna, nella serie dell'Apocalisse, alla sua espressione più caratteristica e fantastica, accogliendo soltanto qualche elemento italiano. Negli anni successivi trova l'equilibrio fra la simmetria e la monumentalità rinascimentali e la espressività gotico-nordica, tramandatagli specialmente anche dalle incisioni del Schongauer. Tipici esempi sono, fra le xilografie: dal 1496 in poi: la *Grande Passione* (che continua fino al 1510-11) e la serie della *Vita di Maria*; fra le pitture l'*Autoritratto* del 1500 (Monaco; dopo quello del 1498 a Madrid), il trittico della *famiglia Baumgartner* (1503-1504, Monaco), l'*Adorazione dei Re Magi* (Firenze, Uffizi, 1504); fra le incisioni: S. *Eustachio*, la *Nemesi*, la *Nascita di Gesù* (1504), *Diamo ed Eva* (1504).
Tornato a Venezia dipinge come pala d'altare per il Fondaco dei Tedeschi, la *Madonna del Rosario* (1506, Praga) e il delicatissimo *Ritratto di una veneziana* (Vienna 1505), e in conseguenza più vicino che mai al Rinascimento veneziano e finanche alla grande composizione dell'Italia centrale (Raffaello e Leonardo) il *Cristo fra Dottori* (ex Barberini, Roma), l'*Adamo ed Eva* del 1507 (Madrid, copie a Firenze) il *Martirio dei 10.000* (1508, Vienna), la *Trinità nelle nuvole* (1511, Vienna) ed altri. Distrutto il Heller-Altar per Francoforte (1509). Seguono le serie della età più matura della *Piccola Passione* (37 xilografie, 1511), *Kupferstichpassion* (16 incisioni del 1513) ed altri capolavori del bulino, come il *S. Gerolamo*, *La Melanconia*, *Il Cavaliere*, *La Morte e il Diavolo* (1513-14). Negli stessi anni esegue grandi opere per l'imperatore Massimiliano I: i 92 fogli xilografati della *Porta d'Omore* dell'imperatore, una specie di arco trionfale con figure allegoriche, ecc., i disegni per il *Triumph-zug* dello stesso (una specie di corteo allegorico xilografato) e più di 40 disegni sul margine del *Gebethuch* dell'imperatore. Sul *Reichstag* di Augusta del 1518 ri- trae l'immagine dell'imperatore (disegno, Vienna) e ne esegue in conseguenza i ritratti dipinti di Norimberga e di Vienna, nonché la xilografia. In questi decenni nascono i più maturi ritratti dipinti ed incisi dal D.: il *Volgemut* (Norimberga 1516), i ritratti fatti ad Anversa (1521: ex Dresda, Boston coll. Gardner, Madrid), il *Hieronymus Holtschuhler* e il *Jacob Muffel* (Berlino 1526) nonché la *Madonna colla mela* (Uffizi 1526), tutti dipinti; il *Pirkheimer, Friedrich der Weise* (1524), *Melanchthon* (1526), *Erasmo* (1526), incisioni. Come teo- rio propaga idee rinascimentali senza perdere minimamente la propria personalità artistica; ebbe in tal modo contatto spirituale con Leonardo, personale coi Veneziani (Bellini), scambiò disegni con Raffaello. Scrisse una *Unterweisung der Messung mit Zirkel und Richtscheit* (Istruzione nella misura con compasso e norma, ed. nel 1525), un libro sull'arte della fortificazione (1527); *Quattro libri della proporzione umana*, non finiti. Una specie di testamento artistico sono le due tavole cosiddette dei *Quattro Apostoli* (Giovanni, Pietro, Paolo e l'evangelista Marco), dedicate da lui stesso alla città di Norimberga (1526). Vedi tav. CXXVII-CXXVIII.