BIOMETRIA (ANTROPOMETRIA)

BIOMETRIA (ANTROPOMETRIA). -

I. ORIGINI E DEFINIZIONE

La b. è nata nel momento storico in cui si cominciava a sostituire nelle scienze della vita, in generale, il metodo qualitativo con quello quantitativo, quando cioè si tendeva a rendere misurabili i concetti di grande o di piccolo, di lungo o di alto, di leggero o di pesante, di denso o di fluido. Era questo infatti l'indirizzo che sorgeva alla fine del sec. XVI e poi,

ancora più, nel XVII, con le grandi opere di Cartesio e Bacone da Verulamio, se non si vuol citare lo stesso Galileo come vero fondatore del nuovo metodo di indagine scientifica. In questa atmosfera, anche nello studio sistematico degli esseri viventi, si veniva introducendo il metodo quantitativo. Santorio Santorio da Capodistria (1561-1636) è forse l'iniziatore di tali ricerche e fondatore di una vera e propria scuola che ebbe una vasta ripercussione in tutta la medicina dell'epoca, specialmente in Inghilterra (con la cosiddetta iatromatematica). Così si cominciarono a misurare le più diverse funzioni e i più diversi caratteri dell'organismo umano sano e malato, mentre si introducevano i concetti di intensità normale (media) di ciascun fatto biologico studiato, quelli di variabilità e di connessione reciproca dei medesimi. Col tempo anche i metodi di rilievo metrico si semplificarono, mentre, ad es., Santorio aveva contato le frequenze del polso con uno speciale pendolo ispirato dall'opera del collega Galileo. E va citato in proposito il medico inglese Giovanni Floyer (1649-1734) con i suoi due volumi di Terapia sintomatica: ai fini del metodo il suo contributo è ancora interessante avendo costruito un apparecchio per misurare la frequenza del polso.

Sotto altri aspetti andrebbero ricordati molti nomi di autori che con le loro opere hanno permesso di dare individualità alla b. come scienza. Il capitano Giovanni Graunt (1620-74) formulava le prime interpretazioni biologiche dei principali fenomeni demografici, dando vita così ad un nuovo capitolo della scienza che misura le nascite e le morti e rileva le leggi di sviluppo naturale delle popolazioni. Al belga Adolfo Quetelet (1796-1874) risale invece il merito di aver fondato la moderna antropometria. Se non che lo sviluppo delle ricerche fu lento e i contributi veramente nuovi si devono al monaco moravo Grego Romano (1822-84) e all'inglese Francesco Galton (1822-1911) fondatore della scuola biometrica in inglese e della famosa rivista Biometrika, poi diretta da K. Pearson e che ancora oggi si pubblica.

Da questi precedenti il metodo di rilievo quantitativo si è esteso sempre maggiormente alla soluzione dei più disparati problemi biologici per cui oggi si parla di una b., come scienza, distinguibile in b. umana (antropometria), b. animale e b. vegetale. Senonché alcuni autori prospettano altre suddivisioni le quali, però, o sono soltanto formali o si basano sulla tecnica seguita nel rilievo e nella elaborazione dei dati. In sede scientifica, una definizione generale di b. potrebbe essere formulata in quella «disciplina che indaga statisticamente sullo stato, la consistenza, il movimento naturale e sociale delle popolazioni, sulle forme, le funzioni e la psicologia degli organismi viventi». Così gli organismi sono considerati non solo in quanto formano delle popolazioni ma anche dal punto di vista delle loro caratteristiche individuali. La concezione è in realtà vastissima e pertanto si è più volte tentata una limitazione della materia, ma ciò è errato se deve condurre ad una frammentazione arbitraria della ricerca, similmente a quanto accade per la biologia. Anzi, nel senso esposto, la b. risulta essere la stessa biologia trattata secondo i principi della moderna statistica; la distinzione è pertanto fondata sul solo indirizzo tecnico di rilievo e di elaborazione dei dati, non sulla natura dei problemi da studiare che sono sempre biologici. Per questo sarebbe forse augurabile che, almeno in sede teorica, se non didattica, si sopprimesse la distinzione della b. rispetto alla biologia. La questione è formale solo apparentemente, ma in pratica gli errori dispersi nella letteratura si spiegano perché si sono svolte spesso ricerche biometriche senza una adeguata preparazione sul problema biologico, o viceversa senza una sufficiente conoscenza della tecnica statistica, delle sue possibilità e dei suoi pericoli.

Ciò posto la b. va considerata come una vera scienza e quindi deve tendere non soltanto alla ricerca della verità, ma della verità nelle leggi naturali. Troppo spesso si è proceduto a rilievi metrici senza nessun preciso obbiettivo biologico da raggiungere: si vuol dire quando essi non si sono giustificati se non con l'empirica osservazione del rilevare una misura o un angolo, ecc., per studiare, ad es., le differenze razziali o di gruppo. Ma trovate le differenze (le troveremo sempre nell'ambito della vita!) il resto si è trascurato o affidato ad una qualsiasi interpretazione intuitiva. E questo non è il risultato di una simile indagine. Se mai l'interpretazione intuitiva il più delle volte si poteva formulare a priori, prima delle misure, prima di ogni osservazione di massa. Dell'indagine, dunque, non rimangono che semplici differenze, non rapporti costanti o normali e tanto meno leggi biologiche alle quali viceversa può e deve tendere la b. che, così concepita, assume un carattere proprio di scienza sperimentale. Il suo metodo quantitativo va considerato in tal modo come un prezioso strumento di lavoro, non come un obbiettivo di indagine da parte del biologo. Inoltre va notato che lo sviluppo delle ricerche non richiede né una matematica superiore, né un'estrazione eccessiva dal pratico problema biologico, e piuttosto una forma mentis adatta ad un giudizio quantitativo, sia pure di fatti rilevati qualitativamente e solo catalogati. Ciò si è dimostrato soprattutto con ricerche sulla variabilità morfologica del cervello umano e, nell'ambito della psicologia, con la elaborazione dei risultati ottenuti dai testi mentali.

II. Principali risultati

Se si volesse tentare una trattazione organica e riassuntiva di tutta la b. essa apparirebbe slegata nelle sue parti, forse disarmonica, con numerose soluzioni di continuità, appunto per la suddetta sua mancata incorporazione nella biologia di cui è parte integrante come scienza (se non per la sua tecnica). Ma è una disarmonia solo apparente la quale ci condurrebbe sulla strada già percorsa dai biologi nei vari campi specializzati, col metodo rigoroso di lavoro e di interpretazione che ci proviene dalle scienze matematiche e statistiche, dall'esame e dalla ricerca delle leggi di accrescimento delle cellule e dei tessuti, all'interpretazione biologica del movimento naturale delle popolazioni, all'esame degli equilibri biocenetici, alla demogenetica, allo studio della variabilità dei caratteri umani, animali e vegetali, ai problemi del sesso dal punto di vista biometrico, allo studio pratico dei rendimenti nel campo zootecnico e fitotecnico. I risultati principali finora ottenuti hanno dimostrato che nel momento attuale dovremmo soprattutto abbandonare il vecchio procedimento per cui, formulata una teoria più o meno vaga, se ne andavano cercando tutte le possibili conferme in ogni campo. Dovremo dedicarci piuttosto alla soluzione diretta dei tanti problemi biologici che ogni giorno ci si prospettano, alla sorgente purissima dell'osservazione e dell'esperienza, smettendo «le sublimi pretensioni delle origini e dei principi, dai quali doveva essere dedotta tutta la scienza della natura» (dal discorso inaugurale di Salvatore Tommasi per l'anno 1866 alla Università di Napoli).

Schematicamente i capitoli essenziali della b. (soprattutto della b. umana) trattano i seguenti argomenti:

1. Evoluzione e selezione dei gruppi (leggi di sviluppo, natalità, mortalità, teorie storiche sulla dottrina della specie, ecc.);

2. Genetica (fenogenetica, ibridismi, fattori multipli, norma di reazione, eugenia umana, ecc.);

3. Demogenetica (che studia la natura delle somiglianze e delle dissomiglianze fra i gruppi o complessi naturali di organismi e le relative discendenze, secondo A. Sacchetti, giudicando della eredità dei caratteri conformemente alla diversa gerarchia sistematica del gruppo in esame);

4. Accrescimento, media e variabilità dei caratteri (dove si includono i caratteri morfologici, quelli fisiologici e quelli psicologici di tutte le categorie di individui, per cui non nate, ad es., una criminologia comparata, una psicometria dei defunti, e così via);

5. Pratica classificazione delle razze (per la quale ci si serve ampiamente del metodo biometrico e demogenetico);

6. Costituzioni (nell’ambito della cosiddetta biotipologia, secondo Pende, la quale tratta molti problemi dal punto di vista antropometrico, come l’equilibrio degli ormoni circolanti, la classificazione morfologica dei tipi, la correlazione fra i caratteri singoli, ecc.).

Bibl.: A. Quetelet, Anthropos., Bruxelles 1871; F. Galton, Natural Inheritance, Londra 1889; K. Pearson, The grammar of science, 1870; S. Weir Mitchell, History of Instrumental Precision in Medicine, in Unt. Med. Mag., Philadelphia, Oct., 1891; R. Livi, Antropom. militare, Roma 1905; A. Niceforo, La misura della vita, Torino 1919; L. Castaldi e D. Vannucci, Le misure antropometriche esterne e i pesi viscerali più importanti, in Scritti biol., Siena 1926; W. Johannsen, Elemente der Erblichkeitslehre, in Scritti biol., L. Marth. Lehrbuch der Anthropol., 1928; L. Vannucci, Università di Minnesota, The measurement of Man, Minneapolis 1930; G. Viola, La costituzione, individuale, Bologna 1931-32; M. Boldrini, B. e Antropometria, Milano 1934; Labo- ratorio statistico della Univ. Catt. del S. Cuore di Milano, Biotipol. delle aristocrazie, 1936; L. Castaldi, Accresci. corporeo e costituz. dell’uomo, Firenze 1938; A. Sacchetti, I problemi della variabilità dei caratteri, Roma 1945; id., Alcuni problemi di siste- matica biologia, in Riv. di Biol. Colom., 8 (1947), pp. 70-116; cf. la rivista Biometrika. A journal for the statistical study of biologi- cial problems, Cambridge dal 1901 a oggi. Alfredo Sacchetti