BOILEAU (BOILEAU-DESPRÉAUX), NICOLAS

BOILEAU (BOILEAU-DESPRÉAUX), NICOLAS. - Scrittore francese, n. a Parigi il 1° nov. 1636, m. ivi il 13 marzo 1711. Poté dedicarsi completamente alla

poesia soltanto alla morte del padre, che gli aveva imposto lo studio della giurisprudenza.

Visse sempre a Parigi, frequentando letterati e artisti, e si guadagnò il favore di Luigi XIV che gli assegnò una pensione e insieme con Racine lo nominò storiografo di corte. Nel 1687 entrò nell'Accademia e, d'allora fino alla più tarda età, godette di quella fama e di quel prestigio che dovevano accompagnarne la memoria durante tutto il sec. XVIII.

Nel 1666 fu pubblicato il volumetto delle sue Satire, che ebbero grande successo perché offrivano, tra le reminiscenze letterarie, molte allusioni a personaggi contemporanei ed una viva e realistica rappresentazione degli ambienti parigini più familiari al poeta. Seguirono poi dodici Epistres, la traduzione del Traité du sublime attribuito a Longino; Le lutrin, poemetto eroicomico che, dal punto di vista formale, è l'opera più elaborata e perfetta del B. Più che poeta, il B. fu un critico che si compiacque di giudicare e condannare molte opere dei suoi contemporanei, offrendo poi, nel famoso Art poétique in cui, fino al romanticismo, si vedrà il codice della poesia francese ed europea, numerosi precetti di carattere estetico che, per essere espressi in maniera semplice e definitiva, acquistano il valore di vere e proprie massime, e fanno apparire il B., più di quanto non sia stato in realtà, il codificatore della poesia classica, colui che meglio seppe orientare e dirigere il gusto del pubblico contemporaneo.

Dalla filosofia cartesiana il B. deduce il concetto della ragione universale ed assoluta e l'evidenza della verità cui deve adeguarsi la bellezza che, nella sua suprema espressione, sarà soprattutto intelligibile. Bandito dall'arte il fantastico, l'inverosimile, il burlesco; condannata la storia perché contingente e la lirica perché troppo individuale, il B. proclama il trionfo della generalità e dell'astrattanza che, per non 'degenerare nel comune e nel volgare, deve però essere soccorsa dalla perfezione della forma e nobildetta da sapienti abbellimenti di versificazione e di stile. Nella disputa tra i sostenitori degli antichi o dei moderni, il B. si fa campione degli antichi, che riconosce maestri inesperati nell'arte di imitare la natura cogliendone l'essenza eterna ed immutabile.

Spirito ragionatore per eccellenza e quindi poco incline al misticismo ed alle discussioni teologiche, B. considerò la religione cristiana come regola di condotta per l'artista; non fu alieno da simpatia per i giansenisti e scrisse l'Epitre pour l'amour de Dieu, il che lo portò a polemizzare con i Gesuiti.

La prima edizione, ma incompleta, delle opere del B., ed ultima curata dall'autore, è quella del 1701; edizioni complete sono invece, fra le altre, quelle di M. Berriat-Saint-Prix (Oeuvres complètes de B., 4 voll., Parigi 1830) e di Ch. Louandre (ivi 1886); L'Art poétique è stata pubblicata con ampi commento da P. Delaporte (3 voll., Lilla 1888); utile è l'opera di E. Magne, Bibliographie générale des oeuvres de N. B.-D. (Parigi 1929).

BIBL.: G. Lanson, B., Parigi 1892; P. Morillot, B., ivi 1892; C. Revillout, La légende de B., in Revue des langues romaneses, 1890-93; A. Albalat, L'Art poétique de B., Parigi 1920; E. Faguet, Histoire de la poésie française de la Renaissance au Romantisme, V. N. B. (1636-1711), ivi 1931; C. Pellegrini, B. le dottrine estetiche del sec. di Luigi XIV, Firenze 1937; P. P. Trompeo, Il lettore vagabondo, Roma 1942, pp. 29-42. Maria Teresa Sposato.