CAETANI (GAETANI). - Secondo una tradizione familiare i C. si ricollegherebbero ai consoli (ipati) e duchi di Gaeta; ma la loro genealogia sicura comincia con il sec. XII; e già allora li si trova
divisi in tre rami principali: quello di Napoli che trovò appoggio nella corte angioina, ma non ebbe importanza storica e scomparve nel sec. XV; - quello di Pisa dal quale uscirono ALDOBRANDINO, cardinale dal 1216 all' 11 genn. 1223 ed altri prelati ed ebbe parte nelle vicende di quella repubblica; da esso nacque quel banchiere Giacomo Sciarra (m. 1342) che ebbe familiarità con Bonifacio VIII; - quello di Anagni, imparentato con i baroni della Campagna, del quale fu capostipite LOFFREDO I, padre di
BONIFACIO VIII e di LOFFREDO II senatore di Roma nel 1290-92, nominato conte di Caserta da Carlo II d'Angiò. Questa nomina fu confermata a PIETRO (m. nel 1308) il quale dallo zio pontefice fu nominato rettore del Patrimonio e marchese della Marca anconitana e riuscì a costituire una vasta e potente baronia che comprendeva Sermoneta, Ninfa, immenso latifondo dalle pendici dei Volsci alla marina attraverso le paludi Pontine, S. Felice Circeo, Carpineto, Sgurgola

Fratello di Pietro fu FRANCESCO, creato cardinale dallo zio il 17 dic. 1295, m. in Avignone il 16 maggio 1317, che tanto si adoperò per salvaguardare la memoria di Bonifacio VIII in occasione del celebre processo sotto Clemente V. Egli comprò dai Gabelluzzi il 14 marzo ed il 19 luglio 1302 il possesso di Cecilia Metella sull'Appia e fabbricò il relativo castello; ma lo tenne per pochi anni. Della parentela di Bonifacio in quegli anni furono BENEDETTO C., iunior, creato cardinale nel primo semestre 1295, m. il 14 dic. 1296 STEFANESCHI (v.) creato cardinale insieme con Francesco.
LOFFREDO III, figlio di Pietro, allargò i domini con la vasta e ricca signoria di Fondi e di Traetto.
Le vicende dei nipoti e pronipoti di Bonifacio VIII si svolgono in continuo contatto con quelle della Campagna e Marittima dello Stato Pontificio e di Roma
stessa e con quelle del regno di Napoli. Parte importante ebbero in esse NICCOLÒ, capitano di singolare abilità, e in particolare ONORATO I (n. ca. il 1336) figlio suo e di Giacoma Orsini, conte di Fondi, che troviamo alla corte di Napoli nel 1352. Nel 1358 insieme col fratello GIACOMO ebbe dai cittadini la signoria di Anagni; nel 1367, in lega con altri signori, si impadronì di Ferentino, ma ne fu scacciato subito dopo e venne anche scomunicato da Urbano V. Gregorio XI nel 1377 lo costituì rettore di Campagna e Marittima. Morto Gregorio XI, non volle riconoscere l'elezione di Urbano VI e aderì ai cardinali ribelli. Dopo aver vinto i romani a Ponte Salario il 16 luglio 1378, si ritirò a Fondi dove, sotto la sua protezione, il 20 sett., nella Cattedrale, Roberto di Ginevra (v.) fu eletto e coronato papa dagli scismatici con il nome di Clemente VII.
Dall'antipapa ricbbe il governo di Campagna e Marittima toltogli da Urbano VI, ma fu perciò colpito dalla scomunica lanciatagli da quest'ultimo. Trovò appoggio alla sua politica in Giovanna regina di Napoli finché non salì al trono Carlo III di Durazzo che si schierò dalla parte del vero Papa. Lottò a lungo tanto contro Carlo III quanto, e con più violenza, contro Ladislao successo al padre nel 1386. Fu costretto ad una tregua, nel 1390, che rinnovò anche con il nuovo papa Bonifacio IX, ma che ruppe nel 1397. Vinto finalmente dalle forze riunite del Papa e del re fu costretto a chiedere la pace. Morì il 20 apr. 1400 lasciando erede l'unica figlia Jacobella di quanto gli rimaneva dopo le disgraziate vicende.

Egli fu l'unico grande ed illustre prelato della sua casa fra il gruppo dei secc. XIII-XIV e quello del Cinque e Seicento. Quanto allo scisma nel quale si trovò implicato, ebbe costante preoccupazione di provvedere all'estinzione di esso nei Conclavi a cui partecipò. Ebbe in commenda il monastero dei SS. Alessio e Bonifacio (1404); fu penitenziere maggiore, arciprete della Basilica lateranense, vescovo di Palestrina (1405), abate di Farfa (1407). Nel 1408 si separò dall'obbedienza di Gregorio XII e promosse il Concilio di Pisa nella speranza di troncare lo scisma. Partecipò quindi all'elezione di Alessandro V e aderì a quella di Giovanni XXIII. Morì l'11 genn. 1412 a Roma e fu sepolto nella chiesa della Minerva.
Pio Paschini
Durante il sec. XV, attivi furono i rapporti dei C. di Sermoneta con le grandi famiglie romane in relazione con la politica di Eugenio IV, specialmente, e con quella di Sisto IV.
Momento critico per loro si ebbe quando Alessandro VI, prendendo occasione dalle continue lotte che essi avevano con quei di Sezze, intervenne contro di loro con una bolla il 22 sett. 1499 ed aggiudicò il loro patrimonio alla Camera.
ENRICO C., n. a Sermoneta nel 1550, studiò a Perugia ed entrò nella Curia quale referendario apostolico. Nominato patriarca di Alessandria il 29 luglio 1585, fu creato cardinale da Sisto V il 18 dic. seguente e camerlengo il 26 ott. 1587; dal 1586 al 1587 fu anche legato a Bologna. Avvenuto l'assassinio di Enrico III re di Francia (1° ag. 1589), Sisto V inviò a Parigi il C. il 25 sett. con l'incarico di provvedere alla difesa degli interessi cattolici nella successione del regno e impedire il Concilio nazionale. Il C., che fu accompagnato da s. Roberto Bellarmino quale teologo, si mostrò troppo favorevole alla Spagna, contrariamente alle intenzioni del Papa, ed osteggiò i partigiani cattolici di Enrico di Navarra, il futuro sovrano. Morì in Curia il 13 dic. 1599 e fu sepolto nella suntuosa cappella famigliare a S. Pudenziana ch'egli aveva fatto edificare. Nella sede di Alessandria gli era successo il fratello CAMILLO che

Membro del S. Collegio fu anche ANTONIO C. (n. nel 1566) dei duchi di Sermoneta. Studiò diritto a Bologna e a Perugia ed accompagnò lo zio Enrico nelle sue legazioni. Il 31 ag. 1605 successe al cardinale Bellarmino nella sede di Capua, e nel 1606 fu inviato nunzio in Germania presso l'imperatore. Ritornato a Roma nel 1611 fu subito inviato nunzio in Spagna. Creato cardinale di S. Pudenziana il 19 luglio 1621, m. in Curia il 17 marzo 1624 e fu sepolto a S. Pudenziana.
Ultimo in questo gruppo di prelati ci si presenta LUIGI C. n. a Piedimonte nel luglio 1565, anch'egli del ramo di Sermoneta; patriarca di Antiochia il 14 marzo 1622, fu creato cardinale il 19 genn. 1626. Era coadiutore a Capua del card. Antonio e gli successe su quella sede; m. in Curia il 15 apr. 1642 e fu sepolto a S. Pudenziana.
Con il declinare del Seicento declinano anche le sorti dei C. di Sermoneta, finché non sorse a dar nuovo lustro MICHELANGELO C., duca di Sermoneta e principe di Teano, figlio d'Enrico e di Teresa de Rossi, n. a Roma il 20 marzo 1804, m. ivi il 12 luglio 1882. Spirito arguto, d'ingegno singolare e di vasta cultura, coltivò particolarmente gli studi danteschi e, sotto la guida del Tenerani e del Minardi,
scultura e pittura. Nel palazzo avito, «l'eremo delle Botteghe Oscure», accoglieva largamente in casa sua uomini eminenti d'ogni paese, dallo Stendhal al Taine, dal Balzac al principe di Galles, dal d'Azeglio al Gregorovius. Liberale moderate, diffidava degli entusiasmi troppo facili («L'ignoranza degli Italiani nelle cose politiche - lamentava nel 1848 - è al di là d'ogni credere. Tutti concorrono all'impedimento di ogni legalità») ed invocava riforme meditate e graduali. Lieto per l'elezione e per i primi atti di Pio IX, ne sostenne la politica come presidente del Circolo romano (dic. 1847) e quale ministro di polizia del ministero Bofondi (12 febbr. 1848). Dopo la caduta della Repubblica romana si consacrò più che mai ai suoi studi prediletti ed alle relazioni politico-culturali con il fior fiore degli intellettuali europei, anche dopo la cecità che lo colpì nel 1865. All'indomani del plebiscito dell'ott. 1870 quale presidente della Giunta provvisoria di Governo ne portò ufficialmente a Vittorio Emanuele II i risultati.
Figlio di Michelangelo fu ONORATO, n. il 18 gennaio 1842; deputato per più legislature, fu anche sindaco di Roma, presidente della R. Società geografica (1879-1887) e diede incremento alle esplorazioni africane e lasciò scritti di argomento geografico. Ministro degli Esteri nel marzo-luglio 1896, m. il 25 sett. 1917. Suo figlio fu LEONE C.: tentò la vita politica, ma si acquistò fama per la sua speciale competenza negli studi islamici ed in particolare per gli Annali dell'Islam che pubblicò in 10 voll. dal 1904 al 1906, e per un Onomasticon arabicum di cui uscì solo un volume a Roma (s. d.), compilato in collaborazione con G. Gabrielli.
Suo fratello GELASIO, valente ingegnere, restaurò
