CAMPANO, GIOVANNI ANTONIO

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CAMPANO, Giovanni Antonio. - Vescovo e letterato, n. da umile famiglia a Cavelli (Capua) nel 1429, m. a Siena il 15 luglio 1477. Per amore di studio, a quindici anni si recò a Napoli, dove assistette alle letture umanistiche di Lorenzo Valla. Assalito dai soldati aragonesi mentre si recava a Siena, si rifugio a Perugia, ed ivi, accolto generosamente in casa di Nello di Pandolfo Baglioni (1452), ebbe modo di continuare a studiare, e di scrivere la parte migliore delle sue opere. Nel 1455 sappiamo che era lettore pubblico di eloquenza in quell'Università. Nel 1459 fu ammesso al seguito del card. Calandrini, con il quale si recò al Congresso di Mantova. Ebbe modo in tale occasione di farsi apprezzare dalla corte papale per la sua coltura e per il suo carattere gioviale, sicché, entrato nelle grazie di Pio II, ottenne l'episcopato di Cotrone ( 1460 ) e poi quello di Teramo (1463). Pio II gli affidò la correzione dei suoi Commentarii, che egli per fortuna, non toccò. Dopo essere stato a Roma e in Germania, fu successivamente governatore di Todi (1472-73), di Foligno, di Assisi e di Città di Castello, allora molto turbolenta. Avendo preso le parti di quei cittadini contro l'esercito pontificio che assediava la città, fu da Sisto IV immediatamente sostituito né più perdonato (cf. per questo episodio le sue lettere pubblicate in appendice al t. XXVII, parte 3ª, fasc. 1, dei Rerum Italicarum Scriptores, Bologna 1922). Tornato a Teramo (1474), si recò, forse per

ragioni di salute a Siena, dove fu a lungo malato e dove mori. E sepolto in quella Cattedrale.
Scrisse molte opere, tra cui un trattato filosofico: De fugiendo ingratitudine, e uno politico: De regendo magistratu, tredici orazioni, da cui risulta una certa sis oratoria; la vita di Braccio da Montone e di Pio II, con profonda conoscenza dei particolari ed esattezza cronologica, ma senza lume critico; otto libri di poesia, per lo più amorosa, e nove libri di epistole, contenenti ca. 400 lettere. Tutte furono più volte stampate e tradotte. L'Opera ononia fu stampata per la prima volta a Venezia da Bernardino de Vianis, probabilmente nel 1502.
Boll.: G. Lesca, G. A. C. detto l'Episcopus aprutinus, Pondera 1891; R. Volontini, De gestis et vita Braccii, di G. A. C., in Boll. della R. depat. di storia patrie per l'Umbria, 27 (1925), pp. 153-96.
Renata Orszi Ausenda