CAOS

CAOS. - Nozione che si ritrova nel processo cosmogonico (v. cosmogonIA) di popoli civili e primitivi, e che intende rappresentare il principio elementare da cui le cose sono derivate o la condizione preesistente alla creazione dell'universo.

L'idea di c. appare presso alcune civiltà del medio Oriente antico. Per esse carattere comune del c. è l'acquosità. Questo ci attestano l'Enuma Elif, il poema babilonese della creazione, per il quale il c. primordiale è formato dalla triade divina Apsū-Tiā-mat-Mummu (abisso, oceano universale e scroscio dalle acque); i papiri egiziani che contengono la tradizione cosmogonica che venne poi sistemata dai sacerdoti di Eliopoli nella storia della procreazione dell'Enneade divina uscente dal c. primordiale (Nūn); la cosmogonia fenicia tramandataci nella redazione di Filone di Biblos (in Eusebio, Praep. evang., I, 18, 1), la quale fa nascere l'universo dal c. seguoso che, in unione con lo "spirito" ( π ν ε ω̃ μ α ), produce il «desiderio" ( π δ ϑ ° ς ); e, infine, Gen., 1, 1-2, che conosce il c. ma lo considera, in modo tuttaffatto diverso, come la condizione, assieme alle tenebre "che erano sulla faccia dell'abisso" e alle acque "sulle quali si muoveva lo Spirito di Dio", dell'universo prima che fosse la luce. E da notare che in queste, come in altre cosmogonie, il c. non rappresenta l'altro" ma l'azgA dell'universo, donde poi la creazione procede in modo diverso (in Babilonia si evolve in politeismo, sostituito dai Fenici con lo sviluppo del lato materialistico, mentre nel Genesi si ammette come solo agente l'Uno Creatore): l'idea del c. deriva, probabilmente, da medesime esperienze e esigenze psicologiche. Da un lato l'osservazione che, alla nascita, l'essere umano è immerso in una materia fluida, come in putredine si dissolve dopo la morte, "del sorgere della terra da alluvioni, della potenza fecondatrice della pioggia e dei fiumi; dall'altro, in connessione con l'idea della lotta dei fenomeni naturali (primavera contro inverno, sole contro tenebre, ecc.), si vede, secondo ogni verosimiglianza, nella storia cosmogonica, come contrapposizione all'ordine meraviglioso del cosmo, un principio ( ἀ ρ χ ἠ ) informe, tenebroso e mostruoso, sul quale l'ordine luminoso finisce per trionfare. Ora la rappresentazione più immediata e spontanea di tale stato primordiale si offre appunto sotto forma di acque e mubitempestose.
'И тои μ ἐ ν π ρ ω \dot{τ} α τ α χ α ἀ ς үéveт... cosi Esiodo (Theog., 116) introduce nel mondo greco la parola c. come indicazione di un principio cosmico. Dopo il c. fu la terra, il Tartaro, Eros. Dal c. nacquero Erebos e la Notte.

Per Esiodo il c. è lo spazio vuoto antecedente a ogni cosa. Dietro alla finzione mitologica doveva però esserci già un significato filosofico, che gli antichi stessi ricer-

carono prima di tutto nell'etimologia della parola. Cosi Platone e Aristotele connettevano la parola záo c con la radice χ α di χ α i ω α, χ ἀ σ α α, χ ἀ σ μ α, con significato di aprire, spalancare, il che conduce appunto ad un concetto spaziale: il c. è ciò che contiene in sé tutta la natura. "In esso, principio sempre esistente, impersonale e indeterminato, si riuniscono l'esigenza della indistruttibilità e dell'unità originaria dell'essere universale». Unità che si afferma - non altrimenti che nelle civiltà del medio Oriente antico nel processo cosmogonico che è passaggio dall'unità indistinta e caotica primordiale alla distinzione degli esseri per opera del c. "Ma oltre a questa funzione di fonte del tutto, il c. esiodo, come contenente del tutto, esplica quella di limite della totalità cosmica ( π α v̇ τ ω ν π ε γ ε i π α i π ε i ρ α τ α, Theog., 738 ) che esso resta ad avvolgere anche dopo la formazione del cosmo".

Dopo Esiodo il c. appare in una teogonia attribuita a Museo, della quale poche testimonianze restano, e che pone il Tartaro e la Notte come primi prodotti del c. (in Filodemo, p. 6I [ed. Gompers]), e nella teogonia di Arasilao (in Damascio, De princip., 124 [ed. Kopp]), che - differendo poco da Esiodo - fa provenire da esso Erebos e Notte. Mentre nella teogonia orfica, della quale possediamo parecchi frammenti, il c. l'abisso oscuro e immenso, viene, creato, dopo il primo essere, Chronos.

In età successiva l'aspetto puramente mitico della teogonia esiodos è completamente trascurato in favore di quel tanto che in essa si può trovare di filosofia naturale. Cosí gli stoici, interpretando χ ἀ σ ς in connessione con χ ἐ ω e χ ἐ ἠ ε ε ε giunsero piuttosto ad una concezione materiale, spiegandolo come l'acqua primordiale e realizzando in tal modo un singolare ritorno alle antiche concezioni del medio Oriente antico (Scol. Apollonio Rodio, 1, 498; Virgilio, Ecl. 6, 51; Plutarco, Aqua an ign. util., 1). Né da questa interpretazione si discosterà molto quella romana che intende il c. come materia primordiale (Ovidio, Met., I, 7 sgg.; 2, 299; Seneca, Thyesi., 834; Lucano, 5, 634; 6, 696; Stazio, Th., 3, 484; Marziano Cap., 9, 912; Lattanzio, Div. inst., 1, 5; 2, 9 sgg.).

Al di fuori dei miti o delle spiegazioni cosmogoniche pseudo-scientifiche, la parola c. è usata, soprattutto poeticamente, in molti altri sensi : per indicare lo spazio ripieno di tenebre del mondo sotterraneo (Ovidio, Fost., 4, 600; Met., 10, 30; 14, 404; Virgilio, Aen., 6, 265; Lucano, 6, 617; Valerio Flacco, 2, 86; 7, 402; Stazio, Silv., 3, 3, 210; 5, 1, 206; Plutarco, De primo frig., 17); un essere personale divinità del mondo sotterraneo (Virgilio, Aen., 4, 510; Seneca, Med., 9, 744); e, in generale, il buio smisurato (Apollonio Rod., 4, 1695; Stazio, Silv., 3, 2, 92; Prudenzio, Cath., 5, 3).

BibL.: Waser, Chaos, in Pauly-Wissowa, III, coll. 21122113: A. H. Sayle, Chaus, in Enc. of Rel. and Eth., III, pp. 362-64; Fr. Börsder, Zu den antiken Chaosbausogonien, in Archio f. Religionawissenschaft, 28 (1030), pp. 253-68; G. Furlozi, Il paeno della creazione: Enüma-EliI, Bologna 1934; E. Forrer, Cistergeschichte als Weltgeschichte im alten Orient, in Forschungen und Fortschritte, 11 (1935), p. 398 sgg.; P. Philippson, Genealogie als mythische Form. Studien zur Theogonie des Hesiod. Oslo 1936; O. Eissfeldt, Das Chaos in der biblischen und in der phänizischen Kosmogonie, in Forschungen und Fortschritte, 16 (1940), pp. 1-3; A. Heidel, The Bublionian Genesis, Chicago 1942.

Mario Camozzini