CATERINA D'ALESSANDRIA, SANTA, MARTIRE

CATERINA d'ALESSANDRIA, santa, martire. - Di questa martire, chiamata Αικατερίνη, Ecaterina, Aecaterina, donde per aferesi Catherina o Katherina, divenuta così popolare dopo il Mille, si hanno due testi agiografici: la Conversio e la Passio, documenti tardivi, nei quali sarebbe arduo se non inutile ricercare un nucleo storico primitivo. Il nome di C. non figura in nessun testo né letterario né liturgico, sinora noto, dell'antichità cristiana. Si è voluto identificare C. con l'anonima vergine alessandrina che resistette alle lusinghe di Massimino Daia (Eusebio, Hist. eccl., VIII, 14-15), ma questa cristiana fu esiliata, non messa a morte. Altri hanno persino pensato alla celebre Ipazia, trucidata da fanatici cristiani, nel marzo del 415, ma come è noto, ella morì pagana.

La Passio di C., nelle sue varie redazioni e versioni, è ormai assai nota (BHL, 1657-67, 1673; supplementum [1911], pp. 70-71; BHG, 30-32; BHO, 26); non altrettanto si può affermare della Conversio (BHL, 1668-72,

1676-78; supplementum, p. 71), premessa a talune versioni occidentali della Passio, perché ancora non sistematicamente pubblicata e studiata nella sua tradizione letteraria. Tra i testi pubblicati di recente si ricordano l'anonimo genovese (fine XIII-inizio XIV sec.) e il poema di Bonino Mombrizio (sec. XV).

La Conversio, oltre l'accento all'origine regia di C., contiene tra l'altro il racconto del suo mistico sposalizio con Cristo, avvenuto in presenza di Maria S.ma, la prima notte dopo il Battesimo, durante una visione. La Passio contiene i discorsi di C. a Massenzio [Massimino], imperatore d'Alessandria, e ai sapienti ivi fatti convenire dal medesimo; la loro conversione e il loro

martirio col rogo; la flagellazione e l'incarceramento di C.; la conversione dell'imperatrice; lo spezzamento della ruota munita di punte acuminate con cui C. doveva essere suppliziata e finalmente la sua morte per decapitazione, avvenuta, a seconda delle recensioni, il 24 o il 25 nov. 305. La Passio termina col racconto del trasporto del corpo di C. sul Sinai per mezzo di angeli. La provenienza di questa Passio da Alessandria non è sicura per il p. II. Delchaye. In quanto alla sua data di composizione, la scoperta dell'indice di un passionario perduto con la notizia: Passio Ecaterine virginis (forse identica a BHL, 1657) avvenuta nel manoscritto Claramontano

Article illustration
CATENE DI S. PIETRO - C. di S. Pietro, racchiuse nell'urna donata da Pio IX - Roma, chiesa di S. Pietro in Vincoli.
(fot. Anderson)
4554 (fine VIII-inizio IX sec.), conservato a Monaco, fa risalire la composizione del testo greco almeno al sec. VIII. Ora è noto che il Viteau la poneva tra la metà del sec. VI e la metà del seguente. Come si sia formata la leggenda del trasporto al Sinai del corpo di C. (si tratta forse d'un'invenzione in loco o d'una traslazione di reliquie), nota già al sec. VIII, e quando si sia iniziato a venerare la Santa nella chiesa ivi eretta da Giustiniano tra il 548 e il 568 in onore di Maria S.ma, non si sa.

A tutt'oggi è cosa certa che la più antica traccia di una qualche venerazione verso la martire C. è attestata da una pittura, ancora inedita, rinvenuta nel 1948 in un oratorio posto sul lato nord della basilica pelagiana di S. Lorenzo all'Agro Verano, rappresentante C. accanto al trono di Maria S.ma con la scritta S. Ecaterina. Tale pittura risale al sec. VIII, forse alla sua prima metà, epoca in cui i monaci orientali erano numerosi e influenti nell'Urbe. Seguono poi la pittura con S. Ecaterina della catacomba di S. Gennaro a Napoli, posta dall'Achelis alla fine del sec. VIII (la datazione fine sec. X-XI, proposta dal Weigand non è fondata) e la Passio contenuta nel ricordato manoscritto Claramontano. Il suddiacono napoletano Pietro (inizio sec. X) avrebbe fatto o riveduto una versione della Passio della Santa. C. è ricordata al 25 nov. nel Menologio di Basilio II (976-1025) e nei Sinassari.

Sul calare del sec. x, C. doveva essere particolarmente conosciuta, se non oggetto di culto, a Montecassino; infatti un calendario dell'abbazia (2ª metà del sec. x) la ricorda al 25 nov. (cod. CCXXX, cf. Bibliotheca Casinensis, IV: Florilegium [Montecassino 1880, p. 370]); un lezionario e un passionario del sec. xi (ibid., III, 1877, pp. 74, 184) contengono la sua Passio (BHL, 1658, 1662) e il monaco cassinese, Alfano, poi arcivescovo di Salerno (1058-86), compone in suo onore tre splendidi inni (PL 147, 1240-41). Anche in Francia il principale centro propulsore del culto della Santa è il monastero benedettino di La-Trinité-au-Mont, presso Rouen, dove tra il 1033 e il 1054 furono portate reliquie di C. che divennero presto conosciutissime per le loro virtù taumaturgiche (cf. Miracula in BHL, supplementum, p. 71). Col sec. xi il culto di C. incomincia a diventare popolare e l'inserzione della sua festa diventa sempre più frequente nei sacramentari, nei messali e nei breviari (dapprima in aggiunte, poi nel testo), come risulta dai cataloghi dell'Ebner (l'attuale orazione figura già in un Messale del sec. xii: p. 160) e del Leroquais. Col sec. xii, il culto di C. si può dire diffuso in tutta l'Europa. Non v'è città di qualche importanza o diocesi che non eriga chiese e oratori in suo onore, e talvolta la sua festa è preceduta da una vigilia (cf. Breviario di Beauvais del sec. xi, in V. JALABERT, LOUIS, Les bréviaires, III, p. 419). Il AUSILIATORI, SANTI (v.). L'Università di Parigi la volle per sua patrona, e oggi ancora è protettrice degli studenti, dei filosofi e delle giovani. Il Doyé enumera altre 30 categorie di persone che la invocano come loro patrona.

BIBL.: Synax. Constantinop., coll. 253-58; Martyr. Romanum, pp. 543-44; J. Viteau, Passions des saints Ecaterine et Pierre d'Alexandrie, Barbara et Anysia, Parigi 1897; id., La légende de ste Catherine, in Annales de St-Louis-des-Français, 3 (1898), pp. 5-23 (tratta della Passio greca, cf. P. Peeters, in Anal. Boll., 26 [1907], pp. 5-11); B. Mombrizio, Sanctuarium, I, 2ª ed., Parigi 1910, pp. 283-87 (Passio); id., La légende de s. C. d'Alex., poème italien du XVᵉ siècle, edito da A. Bayot e P. Groult, Gembloux 1943 (Conversio e Passio, cf. Anal. Boll., 63 [1945], pp. 276-77); P. Tito da Ottone, La leggenda di s. C. verg. e mart. di Ales., Genova 1940 (Conversio e Passio dell'Anonimo genovese); A. Ebner, Iter Italicum, Friburgo in Br. 1896 (v. indice); R. Fawtier, Les reliques rouennaises de ste C. d'Alex., in Anal. Boll., 41 (1923), pp. 337-68; G. Hofmann, Sinai u. Rom (Orientalia christ., 9), Roma 1927; V. JALABERT, LOUIS, Les sacramentaires et missels manuscrits des bibliothèques publiques de France, 3 voll., Parigi 1924 (v. indice); id., Les bréviaires..., 5 voll., ivi 1934 (v. indice); F. V. S. Doyé, Heilige u. Selige der römisch-katholischen Kirche, Lipsia 1939, pp. 184-85; H. Achelis, Die Katekomben V. Neapel, ivi 1936, p. 72, tav. XLVII; L. Prevost e altri autori, Le Sinai. Hier... aujourd'hui, Parigi [1937]; L.-H. Rabino, Le monastère de Ste-C. du Mont Sinai, Cairo 1938; Ed. Weigand, in Piscituli (miscellanea F. G. Dölger), Münster in V. 1939, pp. 279-90; D. Mallardo, Il calendario marmoreo di Napoli, Roma [1947], pp. 186-87.

A. Pietro Frutaz

ICONOGRAFIA. - I motivi iconografici caratteristici della Santa sono: la ruota spezzata con talvolta le punte contorte, messa lateralmente in basso o sollevata nella destra; il libro, segno della scienza; la corona per indicare l'origine regale; e inoltre gli episodi riferentisi allo sposalizio mistico, al martirio e al trasporto al Sinai.

In Oriente la rappresentazione di Ecaterina è molto frequente, anche in miniature; una delle più antiche è nel Menologio di Basilio II.
In Occidente singolare documento iconografico di C. è un dittico del sec. xv e di autore locale nel museo di Esztergom, in Ungheria, con scene del mistico

sposalizio. Nella cappella reale di Granata (Spagna) in una tavola con le varie leggende medievali del Sinai nel basso è raffigurato anche il trasporto di C. Il ms. lat. 540 della biblioteca Nazionale di Parigi (sec. xv) ha interessanti miniature con scene della vite e l'albero genealogico della Santa.

In Italia, si ricordano inoltre a Roma un affresco del xiii sec. nella chiesa dei SS. Quattro Coronati; a Pisa nel museo Civico un politico del sec.

Article illustration
CATERINA D'ALESSANDRIA, santa - Martirio dei sapienti e di s. C. Miniatura del Menologio di Basilio II (976-1025). Biblioteca Vaticana, Vat. gr. 1613, f. 207.
(fot. Enc. Cutt.)
xiii con storie della Santa ancora chiamata Ecaterina. Nello stesso museo è ora ricomposto l'altro politico che Simone Martini dipinse nel 1320 per la chiesa pisana dedicata alla Santa, nel quale C. è raffigurata in uno dei pannelli laterali. Igualmente appare in uno scomparto, oggi nella raccolta Kress a Nuova York, del politico dipinto da Giusto de' Menabuoni nel 1363 per suor Isotta Terzaghi a Padova.

Le storie della disputa, della conversione dei dottori e dell'imperatrice, e del martirio furono di frequente soggetto di interi cicli pittorici. Stefano da Zevio le narrò nella cappella di S. Giorgio a Padova, Masolino in S. Clemente a Roma, Mattia Preti in S. Pietro a Maiella a Napoli, Guglielmo Borremans nell'oratorio di S. C. annesso alla chiesa di S. Francesco d'Assisi a Cosenza. Uno Sposalizio mistico del Correggio è al Louvre, un altro del Van Dyck è nel museo di Vienna, una scena del martirio è in un'incisione del Dürer.

Anche scultori la raffigurarono spesso, sempre con la ruota uncinata. Notevoli i bassorilievi della scuola di Tino da Camaino (sec. xiv) in S. Chiara di Napoli.

BIBL.: H. Knust, Geschichte der Legende der heil. Katharina von Alexandrien u. der heil. Maria Aegyptiaca, Halle sulla Saale 1890; H. Varnhagen, Zur Geschichte der Legende der Katharina von Alexandrien, Erlangen 1891; K. Künste, Ikonographie der christl. Kunst, II, Friburgo in Br. 1926, pp. 369-74; G. de Tervarent, La sainte au miroir, in Les énigmes de l'art du moyen âge, I, Parigi 1938, pp. 9-12; R. Longhi, Calepino veneziano, in Arte veneta, 1 (1947, II), pp. 79-81.

FOLKLORE. - La Santa, conosciuta comunemente dal volgo col nome di «s. C. della ruota», per il più vistoso emblema tratto dagli strumenti

del suo martirio, gode di un vasto culto popolare. Essa è la protettrice delle fanciulle e delle donne nubili in genere, e appunto ad esse è dedicata la sua festa.

In taluni paesi, come, ad es., in Francia, solevano le ragazze festeggiare questo giorno con giochi e balli, durante i quali si eleggevano una «regina»; le bimbe attendevano doni di dolci e giocattoli in una calza o scarpetta vuota, esposta le sera della vigilia, come per la Befana. In Valtellina, oltre ai giochi tradizionali, sono tipiche nella vigilia della festa le «vampate», falò accesi in onore della Santa. Nella tradizione popolare il giorno di s. C., intorno al quale corrono alcuni proverbi meteorologici, annuncia l'inizio dell'inverno e del periodo natalizio. Da questo giorno, in Emilia, presso le famiglie religiose, si cominciano a recitare le Avemarie che debbono raggiungere il numero di mille l'antivigilia di Natale. A Roma, come si legge in un celebre sonetto del Belli, si usava togliere le stuoie dalle scale, le coperte leggere dai letti e si cominciava ad accendere il fuoco nelle camere, mentre dalle montagne d'Abruzzo scendevano i pifferari per la novena di Natale.

Un riflesso della popolarità del culto di C. ci è offerto dalla numerosa produzione di poemetti popolari, ispirati dalla sua leggenda, che nei particolari presentano notevoli divergenze dovute alla loro indole popolare, tendente al fantastico. In Italia i più antichi di questi poemetti furono composti nel settentrione, in strofe arieggianti la lassa. Vanno ricordati: l'Anonimo genovese del sec. XIII, pubblicato da N. Lagomaggiore; un testo veronese, da un codice del sec. XIV della Marciana di Venezia, dal Mussafia; una redazione tosco-veneto-lombarda della leggenda versificata, dal Ranier; un'altra in lingua franco-veronese, dal Beuer; una composizione abruzzese dell'aquilano Buccio di Ranallo (m. nel 1363) in metro e tono giullaresco (sec. XIV). Alquanto posteriori alcune «storie» in ottave, di cui si conoscono manoscritti e incunabuli; da segnalare l'incunabulo n. 1617 (O. VII, 26) della Casanatense, e un altro attribuito a un Johannes dictus Florentinus, nel fondo palatino della Nazionale di Firenze; un cantare in 110 ottave si conserva nel ms. 2273 (membr. del sec. XV) della biblioteca Angelica di Roma. Tali «storie» continuarono a stamparsi per vari secoli e a diffondersi per mezzo di libretti popolari. Esistono anche dei canti tuttora vivi nella tradizione orale del popolo, che narrano, a brevissimi tratti, i principali episodi della leggenda. La quale è stata anche più volte trattata drammaticamente. Una grandiosa rappresentazione di 204 stanze (1632 versi) nell'antico metro della lauda ci è conservata nel cod. I, II, 33 della biblioteca Comunale di Siena (forse il laudario della Compagnia di S. C. della notte): essa è divisa in tre giornate ed è «la sola rappresentazione di grandi dimensioni che il teatro italiano del medioevo abbia prodotto in tal forma». Una

sacra rappresentazione in ottave fu composta a Firenze nel '400. - Vedi Tav. LXIII.

BIBL.: R. Magnanelli, Canti narrativi religiosi del popolo italiano. Roma 1909; V. De Bartholomew, Le origini della poesia drammatica italiana, Bologna 1924, p. 400 sgs.; U. Cianciolo, Contributo allo studio dei cantari d'argomento sacro, in Arch. romanicum (1938); P. Toschi, S. C. d'Alessandria, in Ecclesia, 5 (1946), pp. 532-34. Paolo Toschi
Cite this article

“CATERINA D'ALESSANDRIA, SANTA, MARTIRE.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 661. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/caterina-d-alessandria-santa-martire.