CIVILTÀ CATTOLICA (LA)

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CIVILTÀ CATTOLICA (LA) - Rivista bimestrale di cultura, edita dai Gesuiti italiani. Ad una pubblicazione periodica destinata a imprimere un indirizzo di sana ortodossia alla civiltà moderna, i Gesuiti pensavano già prima del 1848; ma la dispersione della Compagnia di Gesù in Italia e gli eventi politici mandarono a vuoto il progetto. Il p. Carlo Curci, napoletano (1810-91), battagliero competitore del Gioberti, rientrando in Italia sulla fine del 1849, portò seco un piano concreto e bene considerato in tutti i suoi particolari. Per mezzo del card. Antonelli,
a Portici, lo presentò a Pio IX, che lo accolse con fervore, ne volle la pronta attuazione, provvide inoltre ai primi mezzi necessari al finanziamento. Il Curci raccolse intorno a sé uno scelto gruppo di collaboratori, fra cui il p. Luigi Taparelli d'Azeglio, già celebre autore del Saggio teoretico, il letterato Antonio Bresciani, Matteo Liberatore, filosofo, Giovan Battista Pianciani, scienziato, e altri.
Il primo fascicolo della C. c. uscì a Napoli il 6 apr. 1850, con un articolo programmatico del Curci, altri del Taparelli e del Liberatore, e con la prima puntata del romanzo L'Ebreo di Verona del Bresciani, il quale intrecciando alla trama romantica i grandi fatti della vigilia, suscitò un interesse immenso e fu il fattore principale del successo pronto e generale della nuova rivista. Il successo fu tale che del primo volume se ne dovettero fare fino a otto ristampe; gli associati alla fine del primo trimestre erano già 6307 , e salirono ben presto fino a 11.800. La forma esteriore e la distribuzione delle materie (in articoli, rivista della stampa, e cronaca contemporanea; la bibliografia fu introdotta nel 1836 ; il romanzo a intermittenza) è rimasta più o meno immutata. Fino al 1933 gli autori serbavano l'anonimo: da quell'anno gli articoli sono firmati.
Il Curci rimase, nominalmente almeno, alla direzione fino al 1864 ; egli però fino dal 1861 piegava verso nuovi orientamenti politici, e andò via via estraniandosi alla rivista da lui fondata. Uscito poi dalla Compagnia nel 1877, prese anche ad aggredirla con scritti virulenti. La C. c. si annunziava come organo destinato a ricondurre la civiltà, dal sec. xv in poi inquinata da infiltrazioni eterodosse, alle sue originarie e legittime sorgenti cristiane e cattoliche : di qui la ragione del titolo. Politicamente si professava rispettosa di ogni forma di governo legittimo, anche rappresentativo. Di fatto però non tardò a sottoporre i governi costituzionali e le forme democratiche moderne a una critica implacabile, come infette d'eterodossia. Così mentre si attirava, da un canto, le ire di Ferdinando II di Napoli, che vietò l'ingresso della C. c. nel regno, dall'altro riusci oltremodo invisa ai governi liberali del tempo, specialmente al Piemonte. Il Farini diede vita alla rivista torinese Il Cimento (18521856) come antidoto dell'influenza della C. c.: Bertrando Sparventa vi confutava le sue dottrine con articoli che G. Gentile ha raccolti in volume (La politica dei Gesuiti, Roma 1908); e Francesco de Sanctis vi pubblicò una celebre stroncatura del romanzo del Bresciani.
La C. c. nell'ott. 1850 si trasferì a Roma e, dopo altre sedi, stabilivasi nel palazzo dei Convertendi a Scossacavalli (ora S. C. della Chiesa orientale in via della Conciliazione). Per l'occupazione di Roma nel 1870, dové emigrare, ma, dopo breve pausa, riapparve a Firenze; ritornò di nuovo a Roma nel 1877 in via Ripetta, dove tutt'ora risiede. Possiede un biblioteca riccamente fornita, un prezioso archivio, tipografia propria e inoltre una sua azienda editoriale. Oggi l'opera è sorretta da una società di amici sparsi in tutta la penisola, collegati fra loro da uno speciale organo intitolato Gli Amici della C. c. Al presente la rivista conta ca. 20.000 associati, il massimo raggiunto fin qui.
La storia della C. c. si trova strettamente legata alla vita religiosa, morale e politica di quest'ultimo secolo : a nessuno dei grandi avvenimenti che si sono succeduti, essa è rimasta estranea. Come chi volesse ragguagliarsi sui grandi fatti religiosi (domma della Immacolata Concezione, infallibilità del Papa, Sillabo, Concilio vaticano, americanismo, modernismo, condanna dell'Action française, Conciliazione, ecc.) vi troverebbe preziose fonti di informazione, così lo storico sia del Risorgimento, sia della vita nazionale italiana non potrà dispensarsi dal consultare gli articoli politici e le cronache ricche e informatissime della C. c., che ne sono una specie di documentazione e di commentario critico continuato. La restaurazione delle dottrine di s. Tommaso d'Aquino e

quella della musica sacra molto devono all'azione diuturna e tenace di membri della C. c.: del Taparelli e del Liberatore la prima, di A. De Santi la seconda.
La S. Sede ha onorata la rivista di ripetute pubbliche attestazioni di fiducia e di stima. Pio IX nel 1866 ne costituì la redazione in speciale collegio; Leone XIII nel 1890 diede a questo un carattere più determinato e gli assegnò come uno dei compiti propri la difesa e la propagazione delle dottrine dell'Angelico. La sua fedele adesione alle direttive della S. Sede e il carattere ispirato di talune sue pubblicazioni conferiscono alla C. c. un'alta autorità non solo in Italia ma nell'intero mondo cattolico.
Alla sua redazione hanno sempre partecipato uomini eminenti nei vari rami del sapere, quali, per le scienze giuridiche e morali il Taparelli d'Azeglio (1793-1862) e Salvatore Brandi (1852-1915), per la filosofia teoretica Matteo Liberatore (1810-92), Giovanni Cornoldi (18221892) e Giovanni Busnelli (1866-1944), nelle scienze storiche Raffaele Garrucci (1812-81), Giuseppe Brunengo (1821-91), Hartmann Griser (1845-1932), Ilario Rinieri (1833-1941), nell'arte cristiana Carlo Bricarelli (1857-1931); nella storia dei popoli antichi, Antonio De Cara (1835-1905); inoltre i dantisti Francesco Berardinelli (1816-93), Cornoldi e Busnelli; gli apologeti, polemisti, poligrafi Gaetano Zocchi (1846-1912), Angelo De Santi (1847-1922), Enrico Rosa (1870-1938), Mario Barbera (1877-1947); nell'arte narrativa Antonio Bresciani (1798-1862), Raffaele Ballerini (1830-1907) Giovanni Giuseppe Franco (1824-1908), De Santi, Barbera; nelle scienze economiche sociali Matteo Liberatore, Antonio Pavissich (1851-1913).
Esistono indici analitici e sintetici a stampa per serie o periodi di anni fino al 1940; inoltre un indice

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(Ist. Exc. Catt.)
Civiltà cattolica (La) - Chirografo con cui Pio IX ringrazia e benedice gli scrittori della C. c. (ex ott. 1852) - Roma, archivio della C. c.
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Civita Castellana, Orte e Gallese, diocesi di Portale maggiore della Cattedrale. Opera cosmatesca dei maestri Lorenzo e Jacopo (inizio sec. xim).

generale degli anni 1850-1903; in preparazione l'indice generale dei primi 100 anni (1850-1949), in cui sono indicati con sigle i nomi degli autori. Per i singoli redattori V. cenni necrologici nella C. c. e in Sommervogel (sotto i singoli nomi). Una monografia compita ed esauriente manca ancora.

Bibl.: Anon., Memorie della C. c., Roma 1854; V. Gasdia, La C. c. ai tempi presenti, Bologna 1883; R. Ballerini, Per l'anno cinquantesimo della C. c., in Cte. Catt., 1899, II, pp. 7-28; P. Pirri, La C. c. nei suoi inizi e alle prime prove (apr. 1830), ibid., 1924, II, pp. 19-33; id., La C. c. e l'atodutismo politico. Ricordi, ibid., pp. 219 sg., 397 sg., 305 sg.; G. Massacorda, s. V. in Diz. Risorg. naz. I: I fatti, pp. 237-39; A. C. Jemolo, Chiesa e Stato negli ultimi cento anni, Torino 1948, pp. 188-91; La Direzione, Il nostro centenario, in Cte. Catt., 1949, II, pp. 5-40, in commemorazione dell'anno secolare.
Pietro Pirri