CLERO, ASSEMBLEE del. - Secondo le disposizioni canoniche il clero di ogni diocesi si raduna con il vescovo a capo, DIOCESI (v.); i vescovi si radunano nei concili provinciali, nazionali, generali, ecumenici (v. CONCILIO). Nei regni barbarici di Spagna e di Gallia si adunarono collegialmente insieme con i maggiorenni laici in occasione delle maggiori decisioni del regno. Durante il periodo feudale, il clero si costituiva uno dei tre stati in cui era divisa la società, partecipava ai convegni che si tenevano a vantaggio della classe e dell'intera collettività delle diocesi provinciali e nazionali.
Carattere particolare nel regno di Francia ebbero le a. del c., costituite in seguito al trattato di Poissy concluso nell'assemblea di Poissy del 1561. Per ridurre a più ragionevole misura le esazioni che il re imponeva sui redditi del clero in una assemblea di vescovi e di ecclesiastici del secondo ordine, tenuta a Melun nel 1579, si stabilì che si tenessero in proposito periodicamente (il periodo variò talvolta) adunanze di rappresentanti del clero stesso; vi dovevano far parte due vescovi e due ecclesiastici inferiori eletti per ogni provincia e decidere sui contributi che venivano perciò considerati come «dons gratuitis». Essi verificavano anche periodicamente i resoconti finanziari. Le a. del c. erano convocate dal re che poteva anche indire assemblee straordinarie ogni qualvolta lo ritenesse necessario; sicché esse che di per sé avevano un compito puramente finanziario potevano anche venir chiamate a trattare su questioni religiose. Così avvenne infatti nel 1682 quando furono emanati dall'a. del c. i famosi quattro articoli delle «libertà gallicana». Si evitava in tal modo di radunare concili sui quali assai meno avrebbe il re potuto far valere la sua autorità sovrana. L'ultima a. del c. fu tenuta nel 1788.
CLERO, ASSEMBLEE DEL
BIBL.: A. Bourlon, Les assemblées du clergé sous l'ancien régime, 2 voll., Parigi 1907.