COMPAGNIA DEL DIVINO AMORE

COMPAGNIA DEL DIVINO AMORE. - Seb-
bene le C. del D. A. siano in genere confraternite,
vanno però tenute distinte perché ebbero parte
importante in quel largo movimento di spiritua-
lità e beneficenza, che si sviluppa sul principio del
sec. XVI, cui diedero largo impulso i Domenicani,
i Francescani, i Canonici regolari, ecc. La prima C.
si costituì a Genova per lo zelo di Ettore Vernazza
e tre altri cittadini genovesi, mossi da S. Caterina
Fieschi-Adorno, nel 1497; un poco prima del 1515
fu istituita quella di Roma in Trastevere, seguirono
a breve distanza quelle di Vicenza, di Venezia, Na-
poli ed altre ancora, poste sotto la protezione di
S. Girolamo.

Erano composte di laici di ogni condizione in nu-
mero dai 40 ai 60 e da un numero ristrettissimo di sacer-
doti, e furono promosse da persone di singolare pietà,
come S. Gaetano Thiene, Gian Pietro Carafa e dai loro
compagni teatini, Bartolomeo Stella, Gian Matteo Gi-
berti ed altri ancora.

«Chi vole essere vero fratello di questa compagnia
sia umile di core, alla quale umiltà tranno tutti i costumi
et institutioni di questa fraternita; et però ognun drizzì
tutta la mente et speranza sua in Dio et metta in lui ogni
suo affetto, altrimenti saria falso fratello». Questo pro-
posito di intensa vita spirituale veniva promosso da par-
ticolari adunanze e preghiere sotto la direzione dei sa-
cerdoti, da una particolare frequenza dei Sacramenti,
dall'esercizio nascosto delle opere buone spiccole e
quotidiane a sollievo delle miserie comuni. Ma venendo
incontro alle miserie sociali più urgenti le C. intrapresero
fondazioni per convertire, orfani, fanciulle pericolanti ed
in particolare per gli incurabili, infetti cioè di sifilide
ed altri mali cronici, istituendo per loro ospedali speciali.
Ma queste più importanti istituzioni erano affidate, par-
ticolarmente a Genova, Roma, Venezia, ad un «ridotto»
o commissione di laici nelle quali i fratelli della C.
avevano la speciale assistenza. «Et per essere questa
fraternita di laici, li quali alle volte si spaventano dalle

bone opere per il dir d'altri, sia obligato ognuno delli
fratelli tenere secreto li fratelli, l'opere et modi della fra-
ternita». Questo precetto fu infatti osservato con cura
speciale. Il periodo d'oro dell'attività di queste C. fu
la prima metà del '500; a Roma la C. cessò nel 1527 con
il terribile sacco, ma lo spirito sopravvisse nell'ospedale
degli Incurabili a S. Giacomo in Augusta ed in altre fon-
dazioni caritative.

I «Capitula fraternitatis Divini Amoris» di Genova,
furono pubblicati da P. Tacchi-Venturi, Storia della
Compagnia di Gesù in Italia (2a ed., II, Roma 1939,
pp. 25-42); lo «Statuto dello spedaletto del Ridotto degli
Incurabili di Genova» fu pubblicato da Cassiano da
Langasco, Gli ospedali degli incurabili (Genova 1938,
pp. 197-205) con aggiunta di documenti; i «Capitoli
della confraternita del D. A. di Roma» da A. Cistel-
lini, Figure della Riforma pretridentina (Brescia 1948,
pp. 273-77), cui tengono dietro quelli del D. A. di Brescia
(pp. 277-82). In quest'opera (pp. 282-88) si ha pure
l'Elenco dei confratelli del D. A. di Roma».

BIBL.: A. Bianconi, L'opera delle C. del D. A. nella Riforma cattolica, Città di Castello 1914; P. Paschini, La beneficenza in Italia e le C. del D. A. ecc., Roma 1925; id., Tre ricerche sulla storia della Chiesa nel Cinquecento, ivi 1945, pp. 1-88. Pio Paschini