CONGREGAZIONE MARIANA. - Associazione religiosa, istituita e promossa dalla Compagnia di Gesù, che ha lo scopo di formare elementi scelti di qualunque stato o condizione, perché attendano alla propria santificazione, all'apostolato e alla difesa della Chiesa specialmente mediante una speciale devozione alla B. V. Maria (Regole comuni, art. 1). Si differenzia dalla confraternita, il cui scopo è l'incidente del culto pubblico ed esige abito speciale (CIC, can. 707); dalla Pia Unione, il cui scopo è l'esercizio di determinate opere di pietà o carità; dal Terzo ordine, necessariamente dipendente da un Ordine religioso, mentre la C. M. non ha tali dipendenze (can. 702). Differisce ancora dal «Centro» di opere sociali e dalle associazioni di Azione cattolica sia per lo scopo, sia per la forma organica e gerarchica, per quanto non manchi ad esse nessuna delle note che competono all'Azione Cattolica, si da poterci chiamare, secondo la cost. Bis saeculari di Pio XII (27 sett. 1948, AAS, 40 [1948], pp. 393-402) «Azione Cattolica sotto l'auspicio e la ispirazione della B. V. Maria» (ibid., p. 398).
I. STORIA
Svincolarsi da ciò che poteva rallentare il suo ministero strettamente sacerdotale era un principio caro a s. Ignazio; ma non volendo sacrificare alcuna iniziativa buona, ne affidava la cura ad altri. Perciò nel 1547 riuniva al Gesù un nucleo di dodici gentiluomini che formava alla vita spirituale, alla pratica dello zelo e della carità. Dietro suo consiglio e su tale modello i principali suoi discepoli avevano promosso, in tutta Italia e soprattutto in Sicilia, delle congregazioni o compagnie o società che moltiplicavano rapidamente. Il giovane gesuita belga Jean Leunis nel 1563 ne fondò una nella classe in cui insegnava, al collegio Romano. L'anno dopo il gruppo, estesosi a tutto il collegio, contava 73 giovani, e si chiamò Congregazione dell'Annunciazione, titolo della chiesa del collegio in quel tempo.Dal collegio Romano si estese agli altri collegi della Compagnia di Gesù e in 20 anni tali sodalizi si moltiplicarono dovunque. Con la bolla Omnipotentis Dei (5 dic. 1584) Gregorio XIII, constatando che era divenuta un centro mondiale d'attrazione, eresse canonicamente la C. M. del collegio Romano, costituendola in Primaria, alla quale le altre dovevano aggregarsi. La Primaria si suddistinse in vari rami, sicché al primo sodalizio fu dato il nome di Prima Primaria. Fin dall'inizio, le C. M. ebbero parte notevole nella reazione contro l'eresia, lo scisma e l'islamismo che aggredivano l'Europa, nella propagazione della fede tra gli infedeli e nel miglioramento spirituale del clero secolare e regolare. Benedetto XIV, con la bolla Gloriosae Dominae (1748), lodava le C. M. per il gran bene che operavano nel mondo e le arricchiva di nuove indulgenze e privilegi. Tale successo apostolico suscitò l'odio degli avversari della Chiesa. Ancor prima della soppressione della Compagnia di Gesù, le C. M. erano state sciolte in varie nazioni. Clemente XIV, il cui breve Dominus ac Redemptor (1773) sembrava doverle sommergere, si affrettò a salvarle dal naufragio. Rifiutò il nome di Pio VII ristabilì la Compagnia di Gesù. Rimanendo immutati i caratteri essenziali, qualche cosa si modificò. Prima le C. M. esistevano solo nelle case dipendenti dai Gesuiti e solo per gli uomini e i giovani: questa doppia limitazione scomparve e fece crescere le C. M. in numero, se non sempre in valore.
Fin dal 1717 varie associazioni mariane femminili avevano chiesto d'essere aggregata alla Prima Primaria del collegio Romano. La S. Sede diede facoltà al generale p. Muzio Vitelleschi di aggregare alcune. Benedetto XIV, col breve Quo tibi (1751), estese la facoltà per tutte le C. M. femminili erette nelle chiese dei Gesuiti; Leone XII la estese a tutte le altre (1825).
Ogni anno un migliaio di nuove C. M. si fanno aggregare alla Prima Primaria, di ogni nazione, di ogni rito, di ogni condizione, in gran maggioranza (95%) erette fuori delle case della Compagnia. Le aggregazioni fatte ammontano oggi a ca. 75.000.
II. SPIRITO E REGOLE
A primo aspetto, lo scopo delle C. M. sembra molto vago: culto e servizio di Maria, santificazione personale, salvezza del prossimo, difesa della Chiesa. In realtà però, il fine è unico: figlio della Madre di Dio, il congregato, condotto da essa a Gesù, vive mediante Maria della vita di Cristo con tale intensità che per irresistibile spinta interiore, trabocca al di fuori in opere di zelo e di carità. Egli diventa «il ministro di Maria e, per così dire, le sue mani visibili sulla terra» (Pio XII nel cinquantenario della sua consacrazione nella C. M., 21 genn. 1945).Tale scopo suppone anzitutto una rigorosa selezione non per semplice eliminazione degli indenni, ma mediante la scelta e cooptazione di quelli giudicati idonei e volenterosi di perseguirlo efficacemente. Né ci si contenta di questo primo vaglio. I candidati, dopo essere stati istruiti, formati, provati, si impegnano per la vita con una consacrazione alla Madonna che, pur non essendo un voto, li obbliga sotto pena di sanzioni che possono giungere fino all'esclusione dalla C.
La sua parola d'ordine è: «formare l'elemento scelto per la massa, e arrivare alla massa mediante l'elemento scelto». Tutto vi è orientato alla conquista in estensione e in profondità. In estensione, con la varietà illimitata delle opere religiose, apostoliche, caritative, sociali. In profondità, con l'azione personale nella vita domestica, civile, professionale, che può chiamarsi «apostolato nel proprio ambiente». Per facilitare questa azione, le C. M. si sono costituite, fin dall'origine, per categorie, secondo l'età, la condizione, la professione, in modo da favorire con tale omogeneità sia la formazione del congregato sia il suo influsso sull'ambiente.
Distinte fra loro, le C. M. sono collegate e collaborano mediante periodici, congressi, federazioni o unioni (dal 1948 anche in Italia: V. sotto), mediante i segretari nazionali o regionali, e principalmente mediante il segretario centrale di Roma che, senza esercitare giurisdizione, ha per compito di rispondere ai bisogni, ai desideri, alle interrogazioni di ognuno, sia direttamente sia col suo organo Aciis ordinata iniziato nel 1924.
Le C. M. non dipendono nemmeno dalla Primaria, cui sono aggregato solo per partecipare ai favori spirituali, (can. 722), né dal generale dei Gesuiti, il cui intervento, fuori delle case della Compagnia, si limita ad aggregare su richiesta dell'Ordinario, dopo che questi ne ha compiuto o autorizzato l'erezione canonica.
L'aggregare alla Prima Primaria con la partecipazione ai privilegi e alle indulgenze spetta al generale dei Gesuiti, al quale spetta ancora di stabilire le regole delle C. M. che hanno sede nelle case e chiese dei Gesuiti (le altre dipendono dall'Ordinario anche per la formulazione delle regole). Le prime regole furono promulgate dal P. Claudio Acquaviva nel 1587; altre furono promulgate dal p. P. Beckx, nel 1855; le ultime, col titolo di Regole comuni, dal p. F. S. Wernz (8 dic. 1910), che le conformò ai nuovi decreti della S. Sede e alle mutate condizioni dei tempi. La conformità allo spirito di queste regole è condizione per l'aggregazione alla Prima Primaria.