COMPAGNI, DINO. - N. ca. il 1260 a Firenze, m. il 26 febbr. 1324. Iscritto all'Arte della lana, sostenne gli ordinamenti democratici collaborando con Giano della Bella, e per sei volte fu eletto console della sua Arte. Nel 1289, al momento della vittoria dei guelfi a Campaldino, era dei Priori. Nel nov. del 1295 fu accusato di non aver atteso alla applicazione
COMPAGNI DINO - COMPAGNIA DELLE FIGLIE DI MARIA N. S.
degli ordinamenti di giustizia. Con il prevalere dei Neri chiuse la sua vita politica ed evitò l'esilio con una lettera di protesta. Ebbe sepoltura a Firenze, nella chiesa di S. Trinita.
La Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi, composta dopo il 1310, abbraccia la storia di Firenze dal 1280 al 1312. Temperamento conciliativo nella vita politica, il C. nella sua Cronica difende la posizione dei Bianchi e la sua azione personale; alcuni per questo han voluto considerare l'opera stessa come una prolungata apologia autobiografica. Nel suo stile incitano, lineare e solenne, il C. si rivela grande artista ed eloquente scrittore. Teologica è la sua concezione della vita e della storia; nella narrazione è frequente l'appello a Dio «guardia e guida de' principi» alla lotta del bene e del male, alla divina giustizia che molte volte punisce nascostamente e toglie i buoni pastori a' popoli rei che non ne sono degni e dà loro quelli che meritano alla loro malizia» (III, 12). La polemica del secondo Ottocento sul testo della Cronica si concluse con l'edizione critica di I. Del Lungo (D. C. e la sua Cronica, Firenze 1879-87). Tra le opere minori del C. si ricordano le Rime giovanili; gli fu attribuito un tempo il poema allegorico dottrinale L'intelligenza, in nona rima, opinione non più seguita dopo gli studi del D'Ancona e di I. Del Lungo. Pubblicata la prima volta dal Muratori in Rer. Ital. Script., IX, pp. 465-536, si ha ora nella 2ª ed., vol. IX, parte 2ª, pp. xvi-456 con le note di Isidoro del Lungo.