COLOCCI, ANGELO

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COLOCCI, Angelo. - Umanista, n. a Iesi nel 1467, m. a Roma il I maggio 1549. Quivi studiò, dedicandosi in particolare all'antica lirica di Provenza, del tutto dimenticata nel Quattrocento, sotto la guida del Cariteo, che gli lasciò in eredità un «libro limosino» (il canzoniere M, ora alla biblioteca Nazionale di Parigi).
Nel 1486, a Napoli, fu accolto nell'accademia Pontaniana; nel 1498, trasferitosi a Roma, protesse dotti e artisti e, alla morte di Pomponio Leto, aprì i suoi celebri Horti Colotiani a Trevi agli accademici romani ed agli amatori dei buoni studi. Segretario di Leone X e di Clemente VII, compì viaggi in Germania e in Inghilterra per «unire i principi cristiani contro il Turco». L'1 1 apr. 1537 ebbe il vescovato di Nocera Umbra, che lasciò nel giugno 1545 , e trascorse a Roma gli ultimi anni. Compose pregiati carmi latini, oltre a qualche mediocre poesia in volgare. In prosa, tra l'altro, scrisse: Apologia alle opere di Serafino Aquilano, Annotazioni su vari autori volgari e latini, Focesie, Vita di Serafino dall'Aquila; due brevi romanzi : L'anima d'Oliviero e La notte d'amore; un Vocabolario della lingua. Radunò preziosi manoscritti, in parte conservati nella biblioteca Vaticana.

Bibl.: G. Lancellotto, Poesie italiane e latine di mons. A. C., Iesi 1772; S. Debenedetti, Intorno ad alcune pastille di A. C., in Zeitschrift für romanische Philologie, 28 (1903), pp. 26-93; G. Bertoni, Per le relazioni del C. col Tebaldeo, in Giorn. storico d. lett. ital., 47 (1906), pp. 451-53; A. Colocci Vespucci, A. C. e Hans Goritz, Fabriano 1922; G. Violenti, F. Ubaldini e A. C., in Boll. Deput. storic patr. Marche, 4² serie, 1 (1924), pp. 53-74; L. Berra, Come il C. conseguì il versacoto di Nocera, in Giorn. stor. d. lett. ital., 89 (1927), pp. 304-16; S. Lattès, Recherches sur la bibliothèque d'A. C., in Mél. d'arch. et d'hist., 48 (1931), p. 37 sgg. Silvio Pasquazi