CONGREGAZIONE DI S. PAOLO
nuova C. sotto l'immediata giurisdizione della S. Sede. Il fondatore tuttavia attenuò le severità esteriori. Altre persecuzioni seguirono, più gravi, nel Veneto, suscitate dalle male voci per la stretta collaborazione, prima del Concilio di Trento, fra i Barnabiti e le Angeliche, e avvalorate dalla prevaricazione dell'angelica Paola Antonia Negri e dalla condanna delle Battista da Crema (v.), ispiratore dello Zaccaria. In seguito a ciò i Barnabiti furono espulsi dalla signoria veneta e due dei più venerandi tra essi, p. Besozzi e p. Melso, vennero chiusi nelle carceri dell'Inquisizione a Roma (1551); ma la loro virtù e l'intervento di amici romani, tra i quali s. Ignazio e il card. Ghislieri (s. Pio V), commissario del S. Ufficio, li liberarono dal carcere e da ogni accusa. Un protettore fu dato ad essi in quella circostanza, a cui successe (1560) il card. Serbelloni, il primo del «Libro dei Benefattori» dell'Ordine; ma quando questi venne a morire (1591), nessun altro gli successe, perché ormai le nuove costituzioni avevano costituito un procuratore generale
che rappresentasse i Barnabiti a Roma. Queste costituzioni compilate da una commissione di padri e messe in elegante latino dal p. Bascapè, promulgate da s. Carlo nel Capitolo generale del 1579, e approvate da Gregorio XIII con la bolla del 7 nov. dello stesso anno, sostituivano quelle in latino di fra' Battista, disperse già nel 1552, e quelle in italiano quasi dialettale del santo fondatore, da questi stese su una prima traccia o in collaborazione con il p. Da Crema e pubblicate dal p. Premoli (op. cit. in bibl., I, p. 424-55). Alle costituzioni vanno aggiunte le Regulae Officiorum e i Decreta et Monita dei Capitoli generali, oltre le Regole dei Fratelli Conversi e le Regulae Novitiorum. Dal 1608 l'Ordine fu diviso in province. Per tre anni sono eletti i provinciali; per un anno i superiori locali; per sei anni il proposto generale. Al solo Capitolo generale spetta stabilire nuove costituzioni. L'abito è quello dei chierici del '500; la barba fu abbandonata nel 1726.
Non hanno una scuola ascetica propria: ma l'anima e la dottrina sono paoline (cf. Doctrina s. Pauli in libros cost. distribut. del p. Gobio, Milano 1863), con una preferenza per s. Francesco di Sales, patrono secondario. Né affermano una vera scuola pedagogica, benché i loro istituti abbiano una fisionomia inconfondibile e forse un metodo nella «semplice signorilità di una famiglia bene ordinata» (I. Clerici, L'educazione della gioventù, ed. privata 1942, p. 250); e neppure sono stretti ad una scuola filosofica, preferendo un largo sincretismo ispirato tuttavia a s. Tommaso. È, in breve, nel loro spirito, l'attuazione del suggerimento paolino Omnia probate, quod bonum est tenete.
La morte prematura del fondatore (1539), l'indole particolare delle prime persecuzioni, e il rigore delle accettazioni, per cui perfino a s. Carlo, il Generale suo confessore ed amico, s. Alessandro Sauli (v.), negò la fusione con gli Umiliati e il conseguente acquisto dei loro 90 ricchi conventi, fecero sì che l'Ordine non avesse un largo e rapido sviluppo. Nel 1557 fu la prima fondazione a S. Maria di Canepanova a Pavia, cui tennero dietro altre in Italia, in Francia ed in
Austria. Nel 1600 fu anche la fusione con i pochi preti dell'Annunziata di Pescia e l'inizio, lungamente contrastato, quasi contrario, alla lettera delle costituzioni, intese ad un ministero più direttamente sacerdotale, dell'istruzione della gioventù nelle scuole pubbliche. Prima di allora solamente per eccezione il Bascapè aveva permesso che si ammettessero dei chierici estranei nelle scuole private dell'Ordine, ed aveva accettato da s. Carlo la direzione del seminario di
