CONSENSUS. - Termine usato dai protestanti per indicare una sintetica esposizione dottrinale. Essi danno diversi nomi ai riassunti delle loro dottrine; i chiamano catechismi (come i due di Lutero e di Westminster), theses (come le theses di Berna), confessioni di fede (come l'augustana, la gallicana, la belga, ecc.), articoli (come i 39 artt. della Chiesa anglicana) ecc., ed anche «c.» (v. CONFESSIONI DI FEDE PROTESTANTI). Alcuni di questi sono poco conosciuti, come il «C. repetitus» di Calovius (1664) contro il sincretismo di G. Calixto; altri invece sono rimasti celebri. Di questi ultimi, tre ebbero origine nella Svizzera, cioè il «C. Tigurinus» di Zurigo del 1549, il «C. Genevensis» del 1552 e la «Formula c. Ecclesiarum Helveticarum» del 1675; uno poi fu composto in Polonia ed è conosciuto con il nome di «C. Poloniae Sandomiriensis» (1570-95). Di ciascuno si dà un breve cenno.
I. C. TIGURINUS. La lotta tra Lutero e Zuinglio sulla presenza di Gesù Cristo nell'Eucaristia non si spense con la morte di Zuinglio nel 1531, ma continuò con il successore di lui, E. BULLINGER, HEINRICH (v.), il quale nel 1515 pubblicò la sua Vera confessione dei ministri della chiesa di Zurigo... specialmente sulla Cena di N. S. Gesù Cristo. Calvino fece alcune osservazioni allo scritto del Bullinger, e quest'ultimo, ricevute cortesemente, aprirono la via ad un accordo comune tra i capi delle due sette, verificatosi poi nella città di Zurigo nel 1549. Consta di 26 articoli che con-dannano ugualmente la transnanziazione dei cattolici e la consuntiazione dei luterani. Bullinger accettò quasi tutte le dottrine calviniste non solo riguardo all'Eucaristia, ma anche riguardo a dottrine specialissime dei calvinisti, come quella di far dipendere l'efficacia dei sacre-menti dall'elezione di Dio. Meno questa clausola, tutto il «c.» piacque anche al Melantone, fin d'allora capo dei «cripto-calvinisti» (v.), ma diede origine a un violento scritto di Gioachino Westal (1552). Il «C. Tigurinus» avvicinò bensì gli zuingliani ai calvinisti, ma li separò sempre più dai luterani. Esso fu accettato dalla maggior parte delle Chiese riformate della Svizzera, della Francia e della Germania.
II. C. GENEVENSIS. Se il «C. Tigurinus» servì a far prevalere tra gli zuingliani la dottrina di Calvino sulla presenza virtuale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, il «C. Genevensis» gli diede occasione per spiegare a lungo la sua teoria sulla predestinazione. Fu redatto nel 1552 principalmente contro il dottore cattolico Alberto Bolsec (v.) che l'avevano attaccato, e fu indirizzato «Viris et magnificis dominis, syndicis, senatuique Genevensi, etc.», atto che gli impresse un carattere locale. Non ebbe vasta eco, fors'anche a causa dello stile violento e mordace e della sua prolissità.
III. FORMULA C. ECCLESIAIRUM HELVETICARUM (1675). Fu la risposta delle Chiese svizzere agli impugnatori delle dottrine calviniste (amiralisti). Durante il sec. XVII nella scuola riformata di Saumur (v. CAMERONITI), gli amiralisti, così chiamati dal loro capo principale Mosè Amyraut, insegnavano dottrine che incarnavano quelle calviniste. Contro di esse fu redatta la «Formula c.», che, aderendo tenacemente alle dottrine calviniste, stabilì tra le altre cose che l'ispirazione letterale della S. Scrittura si estendeva «tum quoad consonantes, tum quoad vocalia sive puncta ipsa sive punctorum saltem potestatem etc.»; che Dio aveva determinato, fin dal principio, di creare l'uomo integro, ma permise la sua caduta e poi scelse alcuni uomini per salvarli, lasciando gli altri come massa corrotta e condannandoli all'esterno castigo; che Gesù Cristo era morto solamente per gli eletti, e che l'uomo prima di commettere il peccato personalmente è condannato per due ragioni, per il peccato originale ereditario che gli è imputato e per la corruzione della stessa natura, la quale tutta rimase depravata e morta spiritualmente. Questa formula ebbe autorità nei cantoni di Zurigo, Basilea, Ginevra ed in alcuni altri, ma adesso è stata sostituita dalle confessioni delle Chiese libere evangeliche di Vaud, Ginevra, Neuchâtel, ecc.
IV. C. POLONIAE O SANDOMIRIENSIS (1570-95). Questo «C.», fu formulato in un convegno tra luterani, calvinisti e fratelli boemi di Polonia. In esso, evitando certe frasi troppo spinte, come la «manducatio realis» dei luterani, o scartando questioni scottanti, come la predestinazione calvinista, le tre sette dichiararono di essere tutte ortodosse, si accordarono per evitare tra di loro dissensioni e lotte, permisero che i ministri dell'una potessero predicare dai pulpiti delle altre, si concessero l'intercomunione, ecc. Questo «c.» fu il precursore dei moderni congressi pan-cristiani nei quali, sotto la parvenza di unione, rimangono inalterate le dottrine e gli errori di ciascuna scelta. Il «c.» firmato dai rappresentanti delle tre sette e da molti ministri e laici ragguardevoli, fu redatto a Sandomir nella Polonia Minore nel 1570, pubblicato in latino ed in polacco nel 1586 e confermato nei Sinodi di Cracovia (1573), di Petricov (1578), di Vratislava (1583) e di Thorn (1595).