CONTROVERSIA DI C

CONTROVERSIA di C. - Si suole così chiamare una controversia sacramentaria svoltasi nel sec. XVIII e che ebbe origine dal seguente fatto. Un canonico, Giuseppe Guerrieri, nel 1737 celebrava ogni giorno ad un altare della cattedrale di C. comunicando infra Missam le sue penitenti. Questo produceva un ritardo che rendeva impossibile agli altri sacerdoti la celebrazione di tutte le Messe assegnate a

quell'altare; e perciò dagli amministratori dei legati fu vietato al Guerrieri di continuare nella sua prassi.

Il Guerrieri, presuntuoso e facile a novità, scrisse un opuscolo, che sembrò denotare una sottile infiltrazione del pensiero luterano, per dimostrare l'esistenza nei fedeli di un vero diritto di ricevere la Comunione con particolare consacrate nella Messa alla quale hanno assistito, non in una Messa precedente (già prima, proprio in C., era uscito un altro opuscolo di Cesare Benvenuti [1669-1746], Sa-cerdos ad altare celebrans in Missa privata [1726], che riguardava il diritto di comunicarsi a tutte le Messe con partico le in esse consacrate, ricavandolo dal desiderio espresso senza limitazioni dal Tridenti-no nella sss. XXII, c.6). Sidoveva quindi anteporre la volontà di Dio a quella dei testatori. Confutato, replicò. Renitente anche alle intimazioni vescovili, abbandonò C. in cerca di suffra-gia Bergamo e a Milano. Così s'accende e s'acquise la disputa: sub gravi il sacerdote è tenuto a comunica e i presunti alla Messa che vogliono partecipare al Sacrificio. Un monaco cassi-nese, p. Oronzio Stabili, difende la tesi con riferimenti patri-stici. La discussione viene rimessa al S. Uffizio dal vescovo di C. Benedetto XIV avoca a sé la questione e la decide in senso opposto a quello patrocinato dal Guerrieri con l'encic. Certiores ai vescovi d'Italia, il 13 nov. 1742. Il card. Querini in due Pastorali commentò l'enciclica, e questo servì a mitigare la controversia, alla quale fanno cenno nelle loro opere i teologi contemporanei G. L. Berti, G. B. Gattico, R. Sala, F. Berlendi. Nel 1766 a Roma Pasquale Copeto, prendendo motivo da una serie di pubblicazioni e di dispute sull'argomento, tornò sulla questione, che fu poi ripresa e portata nel 1770 alle ultime conseguenze dal domenicano p. Nannaroni (v.). Egli divenne il teologo sistematico della controversia o anonimo o sotto il pseudonimo di Anastasio Teofilo. Le sue opere, proscritte prima dal vescovo di C., per sua denunzia furono messe all'Indice insieme ad altri opuscoli (decreto: 18 ag. 1775). Vi si affermava che la Comunione liturgica, infra Missam, è parte intrinseca, connaturale inseparabile e sostanziale del sacrificio della Messa, senza la quale non può esser perfetto, e che ad amministrarla nell'attuale celebrazione sono obbligati i sacerdoti per precetto divino-ecclesiastico, eccetto il caso di grave necessità o di viatico. I fedeli hanno perciò ugual diritto a riceverla. La Comunione extra Missam è «privata re-fezione al Serbatoio delle partico lee consacrate»; introdotta dai Gesuiti, non è conforme alla tradizione ecclesiastica e quindi da abolirsi. Fu confutato dal p. Giuseppe Maria Elefante, anch'esso domenicano. In suo favore sorse a Padova un anonimo, ma chi ne impersonò la dottrina e la difese fu nel 1779 il p. TRAVERSARI, AMBROGIO (v.), servita, che ebbe l'opera condannata (decreto: 3 dic. 1781). P. TAMBURINI, PIETRO (v.) a Pavia professò le stesse idee, e abilmente le insinuò anche nelle pubblicazioni favorite da Scipione de' Ricci, vescovo di Pistoia, e nei decreti stessi del sinodo pistoiese, sss. IV, sull'Eucaristia. Nel 1794, nella 28a proposizione della bolla Autorem Fidei, tale teoria venne condannata (Denz-U., n. 1528), e in Italia non se ne parlò più. Restò solo nel popolo e nel clero una preferenza alla Comunione infra Missam, del resto conforme allo spirito liturgico, senza esclusione della Comunione fuori della Messa. - Vedi tav. L.

BIBL.: B. Volpi, Storia dell'elebre controversia di C., Venezia 1790; A. C. Jcmolo, Gianesimo in Italia prima della ri-voluzione, Bari 1928, p. 255 ssqq.; B. Matteucci, Controversia sulla comunione liturgica e il gianesimo italiano, in Rivista del clero italiano, 18 (1937), pp. 203-208; id., Comunione liturgica, in Fides, 40 (1940), pp. 515-23.