CORBOLI-BUSSI, GIOVANNI

CORBOLI-BUSSI, GIOVANNI. - Prelato e diplomatico, n. ad Urbino il 29 sett. 1813, m. a Roma il 9 luglio 1850. Era figlio di Curzio e di Costanza dei marchesi Sommi di Cremona. Compì i primi studi in patria, presso il Collegio dei nobili retto dai Gesuiti. Nel 1839 gli fu conferita la prelatura Bussi, fondata nel 1707 da mons. Giovanni Giuseppe Bussi, e secondo gli obblighi di fondazione prese lo stemma e il cognome Bussi. Il 30 sett. 1840 ascese al sacerdozio, e non tardò in Roma a dar saggio delle sue belle qualità, con dissertazioni apologetico-storiche, ricordate con lode negli Annali di scienze religiose, e come segretario della Società per l'assistenza degli orfani del colera del 1837. Nominato quindi a diversi uffici, il 24 giugno 1845 veniva promosso a segretario della S. Congregazione Concistoriale e del S. Collegio.

Dopo la visita dello zar Niccolò I a Gregorio XVI, il C.-B. venne incaricato di trattare, insieme con i plenipotenziari russi conte Bloudoff e A. Bouténeff, sugli aggravi che la Chiesa cattolica soffriva nei paesi soggetti alla Russia. Frutto di lunghi e laboriosi negoziati fu il Concordato concluso il 22 luglio (3 ag.) 1847. Nella sede vacante dopo la morte di Gregorio XVI (1° giugno 1846), come segretario del S. Collegio esercitò funzioni di segretario di Stato, e il nuovo pontefice Pio IX (eletto il 16 giugno) lo confermò nel medesimo ufficio: ma sulla fine dello stesso mese di giugno, creata la speciale temporanea Congregazione di Stato, ne affidò a lui la carica

di segretario. Pio IX fu subito attratto dal fascino del giovane prelato, che non tardò a diventare il suo uomo di fiducia. Come segretario della straordinaria Congregazione di Stato, questi cooperò ad elaborare il programma di riforme del nuovo pontificato (amnistia, strade ferrate, finanze, tribunali, milizie), assisté alle sessioni che si tennero dal 1° luglio al sett. 1846 e ne redasse i verbali. Preparò il decreto di amnistia, che fu pubblicato il 16 luglio 1846 e ne scrisse l'editto.

Il 24 luglio 1847 veniva nominato segretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici e il 13 sg. dello stesso anno aveva la delicata missione di negoziare, presso le varie corti d'Italia (esclusa l'Austria), una lega doganale, che si sarebbe dovuta convertire in politica. Ottenne pronta adesione dalla Toscana e dopo difficili trattative anche dal Piemonte; ma a Modena trovò il terreno già occupato dall'Austria. Il duca Francesco V, dopo avere sfruttata la cooperazione del C.-B. per sistemare gli affari vertenti fra lui e la Toscana per il possesso di Fivizzano, rifiutò l'adesione alla lega e licenziò in malo modo i negoziator

i. Secondo il concetto del C

B. la lega avrebbe dovuto obbligare l'Austria a stabilire nel Lombardo-Veneto « una sovranità indipendente », di interessi e di cuore italiana (A. Manno, p. 238).

Senza perdersi d'animo per tale disdetta, egli esplicò tutta la sua attività, a Firenze, nel suo ritorno da Modena, e poi a Roma, al fine di spianare il terreno ad una « lega italica » difensiva e politica. A questo fine Pio IX, dopo essersi giovato dell'opera intelligente del C.-B. per la compilazione dello Statuto, che pubblicò il 14 marzo 1848, lo incaricò di una nuova missione in Lombardia, al quartier generale di Carlo Alberto, con istruzioni di chiedere un prestito e di persuadere il re sardo a partecipare ad un congresso dei principi italiani per la lega, al fine di portare la guerra contro l'Austria, che si combatteva in Lombardia, in un piano veramente nazionale, si da rendere possibile anche al Papa di prendervi parte. Ma data l'inflessibile ostinazione del Piemonte, Pio IX si credette in dovere di per fine a tanti equivoci, cui dava luogo tale indecisione, con la celebre allocuzione del 29 apr., con cui dichiarava che non era mai stata e che non era sua intenzione di muover guerra all'Austria. Al quartier generale di Carlo Alberto la presenza del C.-B. era intesa come un segno di adesione del Papa alla guerra; e, benché ciò non fosse secondo le istruzioni, egli non volle smentire la falsa supposizione, per timore di peggio («... io non combatto questa supposizione — scriveva il 18 apr. al Papa — perché io verrei in sospetto di operare contro l'intenzione di V. S, o se fossi creduto sincero, farei perdere a V. S. gli Italiani senza riguadagnarle i Tedeschi »). Dopo l'allocuzione venne perciò a trovarsi in una situazione estremamente penosa, esposto a critiche e a sospetti. Se ne partì quindi precipitosamente dal quartier generale, e chiese a Pio IX di essere esonerato dalle cariche che rivestiva, per ritirarsi a vita privata. Ma il Papa non volle privarsi della sua collaborazione.

Nella seconda metà del 1848, benché nominato membro dell'alto consiglio legislativo (13 maggio), prefierì rimanere appartato, e limitò la sua attività, come segretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici, nell'ambito religioso. Collaborò col Rosmini al suo progetto di confederazione italiana. Durante la dimora di Pio IX a Gaeta, mantenne con il Papa un assiduo affettuoso carteggio, dolente, per la ormai declinante salute, di non poter trovarsi al suo fianco: ma adempì per suo incarico uffici ed opere di somma fiducia. Rimase affezionato a Pio IX fino alla morte, e dedicò le ultime forze a dettare memorie, pubblicate da A. Manno insieme con i carteggi, per giustificarne la condotta politica dalle malevole e interessate accuse di storici di parte. La salma, insieme con quella della madre, riposa nella chiesa della Concezione in Roma.

BIBL.: L. C. Farini, Lo Stato romano dall'anno 1815 al 1850, Firenze 1833; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-eccles., LXXXVI, Venezia 1856, pp. 229-33 (famiglia B. di Urbino) e indice generale; A. Manno, L'opinione religiosa e intervatrice in Italia dal 1830 al 1850 ricercata nella corrispondenza e confidenza di mons. G. C. B. (Biblioteca di Storia italiana recente, 3), Torino 1910; F. Gentili, I preliminari della lega doganale e il protesorore Morichini, in Rassegna del Risorgimento, 1 (1914), p. 263 sgs.; id., I negoziati per la lega doganale a Modena e Napoli, in Rivista d'Italia, 18 (1915), pp. 899-935; A. Boudou, Le St Siège et la Russie, I, Parigi 1924, pp. 471-456 (Concordato con la Russia); C. Spellançon, Storia del Risorgimento e dell'unità d'Italia, III, Milano 1933 sgs., pp. 7 sgs., 68 sgs., 644 sgs.; IV, ivi 1938, pp. 187 sgs.; A. M. Ghisalberri, Nuove ricerche sugli inizi del pontificato di Pio IX e sulla Consulta di Stato, Roma 1930; R. Moscati, Appunti e documenti sui rapporti austro-napoletani alla vigilia del '48, in Annuario del R. Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, 4 (1940), pp. 93-162 (la lega doganale a Napoli); P. Pirri, La missione di mons. C. B. in Lombardia e la crisi della politica italiana di Pio IX (apr. 1848), in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1 (1947), pp. 38-84; id., La politica unitaria di Pio IX della lega doganale alla lega italica, ibid., 2 (1948), pp. 183-214. Pietro Pirri
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“CORBOLI-BUSSI, GIOVANNI.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 312. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/corboli-bussi-giovanni.