CORPUS DOMINI, FESTA del. - È la solennità del
S.mo Corpo di Cristo, celebrata il giovedì dopo la 1ª do-
menica di Pentecoste, per commemorare in modo tutto
speciale la S.ma Eucaristia: sacrificio e Sacramento.
La causa remota dell'istituzione di questa festa
si deve ricercare nel nuovo ed intenso orientamento
dei teologi e della pietà popolare verso l'Eucaristia nel
corso del sec. XII, in reazione principalmente Berengario di Tours (v.) circa la transustanziazione.
Infatti per Roberto di Thourotte e per il card. Ugo
di S. Caro l'istituzione della festa è innanzi tutto
diretta « ad confutandam haereticorum insaniam ».
La festa è connessa con le visioni della b. Giu-
liana di Mont-Cornillon, la quale dal Signore
stesso ebbe la missione di introdurla nella Chiesa.
Aspramente combattuta all'inizio, finalmente ap-
provata dal vescovo Roberto di Thourotte (o To-
rote) nel 1246, l'anno seguente la festa fu celebrata
dai Canonici di S. Martino a Liegi. Nel 1247, in
forza di una costituzione sinodale dell'anno prece-
dente, la festa fu istituita nella diocesi di Liegi. Nel
1252 il card. Ugo di S. Caro, allora legato pontificio
in Germania, la introduceva in tutta la sua circo-
scricione, e due anni dopo il suo successore, Pietro
Capocci, la confermò (J. Chapeville, Gesta Pontif.
Leodien., II, Liegi 1613, p. 646 sgg.). Urbano IV,
prima arcidiacono di Liegi, sollecitato dal vescovo
Enrico di Gheldria, commosso anche dal miracolo
di Bolsena (il cui corporale fu processionalmente
portato ad Orvieto il 19 giugno 1264), estese la festa
a tutta la Chiesa con la bolla Transiturus dell'8 sett.
1264, fissandola al giovedì dopo l'ottava di Pente-
coste. Clemente V la confermò nel 1314.
Un primo Ufficio del S.mo Sacramento fu com-
posto da fra' Giovanni del monastero di Mont-Cor-
nillon, dietro indirizzo della stessa b. Giuliana. Quello
che nel sett. del 1264 papa Urbano IV mandò alla reclusa
Eva, capolavoro di dottrina teologica, fu composto da s.
Tommaso d'Aquino, che si servì di antifone, lezioni e
responsori già in uso presso alcune chiese particolari.
Qua e là s'introduisse la processione con il S.mo
Sacramento, che divenne d'uso comune soprattutto
dopo che i papi Martino V (1417-31) ed Eugenio
IV (1431-47; cost. Excellentissimus, 1433) l'ebbero
arricchita d'indulgenze. L'origine di questa ceri-
monia deriva dall'usanza di recarsi in processione
all'aperto prima della Messa cantata nelle feste mag-
giori. I Benedettini inglesi celebravano una proces-
sione eucaristica giànel sec. XI alla Domenica delle
palme (PL 150, 456 sg.); nel sec. XII era d'uso por-
tare in giro dentro la chiesa il S.mo Sacramento in
una pisside o in un calice e d'ordinario la proces-
sione eucaristica faceva parte dei riti della Settimana
Santa (PL 147, 123: per la Chiesa di Roma). Così
anche nel giorno del C. D. si usò portare in proces-
sione il S.mo Sacramento; ad es., a Colonia lo si
portava già prima del 1277. Seguendo un vivo desi-
derio espresso da Urbano IV, in questa processione
si cantavano inni eucaristici, specialmente quelli di
s. Tommaso; la benedizione si dava solo alla fine.
Il S.mo Sacramento spesso fu portato su « casse » o
« barelle » riccamente ornate, sostenute da sacerdoti.
La necessità di procurare il massimo decoro a queste
processioni diede origine alla confraternita del S.mo
Sacramento. Nel sec. XV in Germania s'introduisse
l'uso di dare la benedizione con il S.mo Sacramento
quattro volte fuori della chiesa, cui precedeva il
canto dell'inizio dei quattro Vangeli. Nello stesso
sec. XV ebbero origine anche gli spettacoli o rappre-
sentazioni eucaristiche, specialmente della Passione
o dell'Ultima Cena del Signore, che in Spagna nel
sec. XVII assursero a grande fama e perfezione nelle
Autos sacramentales (Calderón). Andarono però len-
tamente in disuso nel sec. XVIII.
Secondo le prescrizioni della Chiesa la proces-
sione ha luogo al mattino dopo la Messa solenne; il
rito è descritto nel Rituale romano, tit. IX, cap. 5.
In ogni centro (città, borgata anche di più parroc-
chie) nel giorno del C. D. si fa una sola proces-
sione nella chiesa principale; ad essa devono inter-
venire tutte le famiglie religiose anche esenti, ad
eccezione di quei regolari che vivono in stretta
perpetua clausura o abitino oltre tre miglia dalla
città; debbono intervenire inoltre tutte le confrat-
ternite dei laici (can. 1291 § 1); in tutte le altre
chiese o parrocchie la processione si può fare nel-
l'ottava, anche fuori della chiesa. In tutta l'ottava
è permessa, durante la Messa e nei Vespri, l'esposi-
zione solenne del S.mo Sacramento; in altri tempi
non è lecita se non per una causa grave (can. 1274 § 1).

FOLKLORE. - Episodio più importante nella festa popolare è la processione.
Il fasto delle verzure e dei fiori, di cui si adornano le vie e le piazze delle città e dei borghi per tutto il tragitto della processione, si completa con la mostra di arazzi, tappeti e coperte. Orvieto rimane il centro dove la festa conserva il più alto significato e il tono più solenne. Preceduto da lunghe teorie di confraternite, di fanciulle vestite da angeli, di pie donne recanti arazzi con scene del miracolo, di giovani vestiti con i costumi delle diverse arti (lanaioli, fabbri, ecc.), il Reliquiario del S.mo Corporale, sorretto da sacerdoti e seguito dal vescovo, vien recato in processione sotto un ricco baldacchino. In alcuni paesi i fiori vengono usati anche per la decorazione della via in cui passa la processione. Celebre è «l'inflorata» di Genzano (Roma) nella quale tutta la strada in salita, che dalla piazza conduce alla chiesa, viene tappezzata di fiori per una lunghezza di ca. 300 m. e scompartita in varie zone con diversi disegni e indovinati effetti di colore. In Sicilia la processione passa sopra veri e propri tappeti che maestranze addestrate, con straordinaria prontezza, stendono al suolo man mano che il sacro corteo procede. A Bologna ha luogo la «sagra degli addobbi» istituita dal card. Paleotti nel 1566. Per due o tre domeniche successive alla festa alcune parrocchie della città, secondo un turno decennale, adornano la propria contrada con festoni d'erbe e fiori, mentre dalle finestre pendono ricchi tappeti. Nei secoli scorsi vi partecipavano anche numerosi carri allegorici: nella sagra celebrata nel 1677 dalla parrocchia di S. Maria del Paradiso, venne eretta presso la chiesa una piramide di 3400 oncie di pane, con la base formata
da otto botti di vino, da cui il popolo poteva attingere liberamente. A Vicenza aveva luogo la festa della «rua» (ruota), grande macchina lignea a forma di torre o castello, alta 24 m. e poggiata sopra un carro sorretto a spalla da 80 portatori. La torre era divisa in vari ripiani; in alto troneggiava la «Giustizia», nel mezzo girava la «ruota» che dava il nome alla macchina. La festa serba in molte regioni aspetti drammatici: assai noti sono i dodici «misteri» di Campobasso (una volta erano diciotto), specie di macchine portate a spalla da robusti giovani e raffiguranti delle scene sacre per mezzo di quadri plastici (s. Antonio, s. Isidoro, la Maddalena, l'Immacolata, il sacrificio di Abramo, ecc.). Anche a Scanno si rappresentavano con scena muta il sacrificio di Abramo e altri episodi sacri come lo Sposalizio della Vergine. Numerose le credenze del popolino relative ai vari aspetti della processione. A Ortona si ritiene che le stoffe esposte alle finestre, benedette al passaggio del Santissimo, non si tarlino; a Lanciano invece si crede che il punto dove sosta la grande croce, opera del celebre orfo Nicola da Guardiagrele che viene portata in processione solo per il C. D., indichi la prossima morte del capo di una delle case più vicine.
La festa del C. D. ha avuto grandissima diffusione anche fuori d'Italia, dando luogo a manifestazioni con carri, danze, e altre espressioni di gioia popolare. - Vedi tav. XXIX.