CURIONE, CELIO, SECONDO. - Protestante italiano, n. a Ciriè (Piemonte) il 1° maggio 1503, m. a Basilea il 24 nov. 1569.
Illustratosi tra i migliori umanisti piemontesi e chiamato, poco più che trentenne, ad insegnare in
Pavia, vi conobbe il Mainardi (v.) che lo condusse agli errori dei riformati. Trasferitosi successivamente a Venezia, a Ferrara ed a Lucca, VERMIGLI, PIETRO MARTIRE (v.), dovette da ultimo lasciare l'Italia per timore dell'Inquisizione. Riparò in Svizzera ed ottenne una cattedra di eloquenza all'Università di Basilea, dove, rifiutati lusinghieri inviti di numerosi Atenei d'Europa, trascorse il resto della sua vita, occupandosi con pari zelo di studi filologici e di teologia.
Sostenne vivaci polemiche con diverse correnti riformate e dovette replicatamente difendersi dall'accusa di empietà e di antitrinitarismo; contro lo stesso Calvino compose un'opera, De amplitudine beati regni Dei (1544), asserendo che il numero degli eletti è assai superiore a quello dei reprobi.
Il più famoso dei suoi numerosi scritti è una raccolta di pasquinate contro la Chiesa romana ed il cattolicesimo: il Pasquillus ecstaticus, pubblicato anonimo nel 1544 e più volte ristampato e tradotto in italiano, in francese e in tedesco.