CURIOSITÀ

CURIOSITÀ. - Brama eccessiva di sapere e di conoscere, sia nel campo intellettuale, che nel campo sensibile esperimentale.

Il desiderio di sapere è naturale all'uomo, il quale si sente perciò spinto ad acquistare, anche con fatica, tutte quelle cognizioni che sono necessarie alla conservazione, al benessere, all'orientamento, alle comodità della sua esistenza; a formare ed accrescere la propria cultura; ma come il desiderio di mangiare è in sé cosa buona, ma può diventare disordinato ed eccessivo, così il desiderio di sapere. Quando esso si contiene nei giusti limiti, si ha la virtù della studiosità (Summ. Theol., 2a-2ae, q. 166); quando pecca per eccesso si ha la c. (ibid., q. 167); quando pecca per difetto si ha l'ignoranza colpevole.

La c. può esercitarsi: 1) Nel campo intellettuale: a) quando ci si applica alla conoscenza della verità per un fine cattivo, p. es., per orgoglio o per commettere il male; b) quando si vuole attingere il sapere con mezzi ingiusti e illeciti (spiritismo, occultismo, divinazione, vana osservanza, teosofismo); c) quando si pretende di conoscere verità o avvenimenti superiori alla propria intelligenza o da Dio riserbati a sé (la fine del mondo, i misteri della fede, i segreti dell'avvenire, le libere disposizioni future di Dio); d) quando per uno studio vano e dilettevole si trascurano studi più importanti, richiesti dal dovere e dalla professione (cf. il rimprovero di s. Girolamo agli ecclesiastici dei suoi tempi, che «trascuravano i Vangeli e le profezie per leggere le commedie e cantare le canzoni bucoliche [Epist., 21: PL. 22, 386]). 2) Nel campo della sensibilità, quando si usa dei nostri sensi, specialmente della vista, dell'udito e del tatto, per conoscere e sapere cose buone, ma per cattivo fine, e soprattutto cose non necessarie e nello stesso tempo pericolose (sguardi, letture, teatri, filmi, danze, ecc.). Né, massime in questo argomento, vale il pretesto di «voler sapere tutto», o «provare tutto» allo stesso modo che esso non vale e non si applica ai cibi e alle bevande, che si prendono, invece, distinguendo bene le utili dalle nocive. 3) Un campo dove la c. si esercita con somma disinvoltura e grave danno è costituito dai fatti altrui. «Guardare e interessarsi di quello che fanno gli altri, con buono spirito, sia per propria utilità (per ricavarne stimolo ad esempio di bene), sia per l'utilità del prossimo (per correggerlo secondo le regole della carità e i doveri della propria carica) è lodevole; ma considerare i difetti, le mancanze, i vizi altrui per disprezzare il prossimo o abbandonarsi alla detrazione, è deplorevole e facilmente offensivo della carità e della giustizia» (Sum. Theol., 2a-2ae, q. 167, a. 2, ad 3ae).

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CURIALE, SCRITTURA - Atto di rinuncia di Nassilia in favore del monastero dei SS. Cornelio e Cipriano (12 maggio 1159). Roma, Arch. di Stato, Fondo SS. Cosma e Damiano: perg. n. 128.
(fot. Enc. Catt.)
BIBL.: T. Pègues, Commentaire français littéral de la Somme de s. Thomas d'Aq., XIII, Parigi 1931, pp. 634-43; O. Zimmermann, Lehrbuch der Ästhetik, Friburgo in Br. 1929, pp. 389-90. [Celestino Testore]

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“CURIOSITÀ.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 641. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/curiosita.