DACIA. - Con questo nome in età imperiale si comprese una vasta regione dell'Europa centrale tra la Sarmazia e la Germania, che era all'ingrosso delimitata a ponente dalla Tisia (Theiss), a sud e a sud-est dal Danubio, toccando verso levante il basso corso del Tyras (Dniester) e i Carpazi.
Le regioni moderne corrispondenti sarebbero la Transilvania, la Valacchia, la Moldavia. Gli abitanti Daci (Dai, Getae) erano affini per stirpe e per linguaggio ai Traci. Verso la fine della repubblica romana riunì molte loro tribù in uno stato unico il re Burebista che destò preoccupazioni per la sua intraprendenza, a tal segno che Giulio Cesare, processole della Gallia cisalpina e dell'Illirico, pareva dovesse rivolgere contro di lui le sue armi invece che alla conquista della Gallia transalpina. Il pericolo per le frontiere romane si rinnovò un secolo dopo, quando di nuovo un energico sovrano, Decebalo, tenne riunite le tribù daciche.
Durante l'impero di Domiziano si combatté ripetutamente contro i Daci e non sempre con buon successo, sicché Traiano dovette intrapredere due spedizioni molto serie che portarono all'assoggettamento completo del paese (nel 107).
Ridotta a provincia romana, e provveduta di strade, di campi militari, di colonie non ebbe però confini molto sicuri, a tal segno che facendosi sempre più grave per tutto il secc. III la pressione barbarica, l'imperatore Aureliano nel 271 deliberò di ricondurre a sud del Danubio truppe d'occupazione e coloni, dandosi come impegno e come ricordo a una parte della provincia di Mesia il nome di D., che fu poi suddivisa in D. Ripensis sul fiume e D. Mediterranea intorno a Sardica (Sofia). Entro i confini di quella che fu la provincia di D., tra il 107 e il 271, soldati e coloni importarono religioni e culti diversi, e relativamente abbondanti sono i testi epigrafici con dediche a varie divinità greco-romane, siriache, persiane (Mitra). Dovette penetrarvi perciò anche il cristianesimo, ma le tracce ne sono scarse, molto meno abbondanti, p. es., che nella vicina Scizia minore, sulle coste del Mar Nero, a sud-est del Danubio. Si ricorda qualche iscrizione sepolcrale a Napoca (Cluy, Koloszar), a Sardica, un sarcofago al museo di Belgrado, croci a rilevo presso Drobeta, lucerna cristiana a Luciu, monogramma costantiniano su barre d'oro trovate a Czofalva in Transilvania (CIL, III, 808). Anche a voler ammettere, come vuole s. Girolamo (Epist., 59), una predicazione di s. Paolo fino nell'Illirico, e a voler accogliere le pretese della Chiesa di Sirmium (Mitrovitza) di risalire ai tempi apostolici, tutto questo non riguarderebbe la D. che il Danubio separa dall'Illirico.
La nuova D. di Aureliano, quella a sud del Danubio, ebbe vescovati nel sec. IV, floridi tra gli altri quello di Sardica, dove si riunì nel 343 un concilio e quello di Remesiana illustrato dall'opera del vescovo s. Niceta (cf. il carmen de Niceta di s. Paolino di Nola: il Santo parla della D. Mediterranea e della Ripensis, e chiama Getae i Daci dell'altra sponda).
Al tempo di Giustiniano si conosce un vescovo di Aquae nella D. Ripensis, dalla cui giurisdizione dipendono anche luoghi della riva sinistra del Danubio.