DAVID (cbr. Dávidh «vezzeggiato, diletto»). - Secondo re del popolo d'Israele (ca. 1000-960 a. C.), che egli portò all'apice della prosperità; rimase nella Bibbia come l'ideale del re jahvista. Nessun altro, nella Bibbia, ha il suo nome: di nessuno, Gesù eccettuato, si parla tanto quanto di lui (specialmente da I Sam. 16 a I Reg. 2; I Par. 10-29).
I. LA VITA. I. Fino alla morte di Saul (I Sam. 16-31). - Ultimo figlio di Isai (Isse), D. era giovane pastore quando fu uno nascoltamente re del popolo di Dio da Samuele (v.), dopo la prevaricazione di Saul (I Sam. 16).
Visse, forse mesi, forse qualche anno, prima temporaneamente come arpista, poi (dopo l'uccisione di Golia) definitivamente come ufficiale e genero alla corte di Saul, che però dall'amore più entusiasta presto passò, per invidia, all'odio più forsennato. Cercato a morte ripetutamente, e sempre, per palese assistenza divina, uscito incolume, dovette infine fuggire. Pensò di recarsi presso i Filistei, forti nemici del suo popolo; là Saul non avrebbe potuto raggiungerlo. Ma il tentativo fallì, ché troppo vivo era ancora il ricordo di Golia ucciso da lui. Si dette allora a vita randagia nelle regioni desertiche del sud, accompagnato da una banda di 400-600 uomini. Inseguito anche laggiù, ebbe Saul a tiro della sua spada ben due volte, ma lo risparmiò. Dopo forse un anno o più di questa vita, per liberarsi dalla incessante persecuzione, rientò il passaggio in Filistea, e questa LACHIS (v.) re di Geth insieme alla sua banda. Considerato un fuoruscito, gli fu dato il villaggio di Sicceleg, con l'obbligo di contribuzioni sul bottono delle sue razzie. Da qualche anno era in terra filista quando, scoppiata la guerra tra Filistei ed Israele, anch'egli dovette partire con i suoi contro Saul; ma, per giustificati timori dei colleghi di Achis, fu rimandato. A Gelboe (ca. 1100) peri Saul con il figlio Gionata, amico intimo di D.; questi pianse sinceramente i due morti e la catastrofe d'Israele in un celebre canto.
2. D. re di Giuda (II Sam. 2-4). - Alla morte di Saul D. aveva 30 anni (II Sam. 5, 4). Per subito riaccostarsi al suo popolo, dietro indicazione divina venne con i suoi a Hebron (tribù di Giuda) ove, giudeo di nascita, benefattore dei gruppi giudei durante l'esilio, fu accolto con entusiasmo e unto re: laggiù non avevano speciali motivi per rimanere fedeli alla semidistrutta dinastia di Saul e d'altra parte ormai un'autorità s'imponeva.
Continuò però, quantunque re, a tener Sicceleg e a dimostrarsi vassallo dei Filistei. Né questi avevano nulla da temere dal nuovo piccolo Stato, il quale favoriva i loro disegni di dominio su Israele diviso in due e quindi indebolito. Nel nord, con sede in Transgiordania, fu re un figlio di Saul, Isbaal (o Isboseth); di nome solo però: di fatto, per 5 anni, fu re il suo generale Abner, che a poco a poco riuscì ad allontanare i Filistei invasori. Quando Abner, avendo capito che vincitore della competizione sarebbe stato D., negoziò segretamente con costui, fu ucciso a tradimento da Ioab, nipote di D., che temeva di perdere la sua supremazia sull'esercito. Dopo altri 2 anni l'inietto Isbaal fu tolto di mezzo da due suoi ufficiali che passarono a D., ricevendo però subito la morte in premio del loro regicidio. D. era re da 7 anni e 6 mesi.
3. D. re di tutto Israele (II Sam. 5 - I Reg. 2). - L'unione tra il regno settentrionale e quello di Giuda fu pacifica: l'iniziativa partì dal nord, appena scomparò Isaa

David - D. ringrazia il Signore dopo una vittoria. Diurnale e Breviario di Renato II di Lorena (fine del sec. 21) - Parigi, biblioteca Nazionale, ms. lat. 10491, f. 147^{°}.
b, e D. l'accolse volentieri (II Sam. 5, 1-5): era ca. il 993. I Filistei, volendo ridurre all'obbedienza il vassallo ribelle, invasero più volte il territorio di Giuda; ma D. non accettava battaglia, si accontentava di scaramuccie e dava duri colpi agli attaccanti. Dopo due vittorie decisive riportate sui Filistei nella valle dei Réphah'impresso Gerusalemme, fu raggiunta la superiorità definitiva sul seleclare nemico, che dalla Pentapoli mediterranea aveva premuto insistentemente per aprirsi la via verso le grandi arterie mercantili di Damasco e della Mesopotamia. Fu probabilmente subito dopo che D. compì la sua impresa più celebre, la quale ne mise in piena luce l'accortezza politica e l'abilità strategica: scelse a capitale ed espugnò Gerusalemme, fortezza centralissima rimasta fino allora in potere d'un superstitie gruppo cananeo, gli Iebusei; vi pose la sua residenza, arricchendola di costruzioni e fortificandone la cinta (II Sam. 5, 6-25). Alla nuova capitale però mancava ancora di essere il centro religioso della nazione. L'Arca Santa era lontana, mentre vicino c'era l'antico e venerato santuario di Gabaon, officiato dal sacerdote Sadoc. Si venne ad un compromesso: a Gerusalemme fu costruito un tabernacolo nuovo e vi fu introdotta l'Arca, cui prestò servizio la famiglia di Abiathar, il sacerdote che, scampato alla strage della sua famiglia (v. Achimelek), aveva seguito D. nel deserto; il tabernacolo mosaico di Gabaon continuò ad essere servito dalla famiglia di Sadoc: strana situazione (due pontefici
simultanei) che si scioglierà all'avvento di Salomone con la caduta di Abiathar: Sadoc passerà a Gerusalemme con gli arredi mosaici di Gabaon, e questo luogo sacro andrà in disuso.
Senz'ordine cronologico le fonti bibliche ci danno notizie di parecchie altre guerre condotte da D. contro i popoli vicini (II Sam. 8-12; I Par. 18-20). Come quella con i Filistei portò all'indipendenza d'Israele nella sua terra, così queste ne consolidarono ed estesero il potere. Un'offesa recata ai suoi ambasciatori diede a D. l'occasione di Ammoniti (v.), che si allearono con vari capi aramei del nord. In due anni la campagna si concluse con la sottomissione a tributo del regno ammonita. Si diresse poi al nord con tre gli Arameni ex-alleati di Ammon: li vinse e, oltre a grande bottino di metalli e cavalli, pose in Damasco una guarnigione israelita che assicurasse il pagamento annuo del tributo ed il proprio commercio. Altri principi aramei gli si dichiararono alleati offrendo doni. Poi venne la volta dei Moabiti a sud-est, sottomessi, pare, a tributo dopo grave decimazione. La campagna più difficile fu forse quella contro gli Edomiti a sud, anche per la lontananza dai centri israelitici ed i luoghi deserti: durò alcuni mesi e fu guerra di sterminio. Risultato massimo fu di aver libera la via - vitale per il commercio e percorsa poi da Salomone - verso i mari del sud (v. ASIONGABER). Quei popoli eran vinti, non domati; ma Israele toccava la prima volta i confini della Terra Promessa fissati da Dio: dal varco di Emath al torrente d'Egitto. Alleatosi poi con Tiro, Israele ottenne il primo posto fra gli staterelli di Siria. Raggiunta tale potenza, D. concepì il disegno di erigere un tempio sontuoso al Signore: radunò allo scopo prezioso materiale e fece, sembra, un progetto dettagliato della costruzione. Ma Dio, per tramite del profeta Nathan, disapprovò tale piano, promettendo invece a D. un regno eterno (chiara profezia del regno messianico: II Sam. 7).
Di pari passo con l'estensione dei confini, fu effettuata l'organizzazione interna dello Stato. A base di tale impresa sta certo il censimento (II Sam. 24), forse prematuro, comunque imprudente sia dal lato politico, sia da quello religioso. I sudditi di D. risultarono ca. 4 milioni: ma Dio, indignato, lo punì con una violenta peste di tre giorni. Se il censimento fu subito senza rivolte, ciò prova quanto D. avesse ottenuto sulla via dell'unificazione: ma le rivalità tra le tribù settentrionali e le meridionali eran più assotte che spente. Il censimento, oltre ad una razionale divisione delle imposte, permise a D. di organizzare meglio l'esercito. Già Saul aveva raccolto un piccolo esercito permanente che D. incrementò. Assoldò pure, specie come sua guardia personale, truppe straniere quali i Cerethi e i Pheleth, in ebraico Kērethi e Pēlethi (probabilmente d'origine me-diterranea come i Filistei); ma la massa dei combattenti era sempre convocata volta per volta in occasione della guerra. Dell'organizzazione civile abbiamo solo qualche cenno nei nomi di alcuni uffici di corte, cui forse corrispondono i nostri di cancelliere, incaricato d'affari esteri, sorvegliante ai lavori ed ai tributi, consigliere di Stato.
Importante fu pure l'ordinamento del culto, cui D. s'applicò ben due volte, appena trasportata l'Arca a Gerusalemme (I Par. 16) ed alla fine della vita (I Par. 23-26). A Gabaon doveva essere offerto il duplice sacrificio giornaliero ed i riti erano solennizzati da canti affidati ad un corpo di musici; ad altri leviti spettava la guardia delle porte del santuario. La stessa cosa fu fatta a Gerusalemme. La seconda volta D. ordinò un duplice censimento generale dei leviti, in seguito al quale furono registrati tutti coloro che avevano compiuto 20 anni; vennero divisi i sacerdoti in 24 turni di servizio; istituiti gruppi levitici secondari per l'assistenza ai sacerdoti; scelti tre gruppi di cantori; affidate ad altri le diverse incombenze di manutenzione e sorveglianza del luogo sacro. Incominciava così a realizzarsi il grande piano di Mosè, benché non si fosse ancora giunti all'unicità del luogo di culto. Una tale riforma liturgica, per il tempo in cui fu fatta, può dirsi imponente. Grande influenza su D. ebbero i profeti Samuele, Gad e principalmente Nathan: ben diverso da Saul, D. ne seguì sempre docilmente i cenni.
Come ogni re orientale, in un tempo in cui era per-messa la poligamia, D. ebbe una ventina di mogli. Dopo Michol, figlia di Saul, alcune avevano servito ad impa-rentarlo con principi stranieri, o a renderlo membro di forti clans meridionali fin da quando era proscritto (così la saggia Abigail). Ma la più celebre fu Betsabe, da D. tolta colpevolmente, durante la guerra ammonita, al proprio ufficiale Uria, fatto poi uccidere proditoria-mente. Dai molti figlioli, che D. amava fino alla debolezza, vennero i mali; Absalom (v.) specialmente mise a repen-taglio tutto il grande lavoro costruttivo del re. Tali torbidi avvennero negli ultimi tre lustri della vita di D. Aveva Absalom ucciso in un banchetto campestre il fratello Ammon, per vendicare Thamar, sua sorella uterina, da Ammon violata due anni prima. Fuggito presso il re di Gessur, suo nonno materno, ottenne di tornare dopo tre anni, e, dopo altri due, d'essere riammesso alla presenza del re. Ma dopo quattro anni di propaganda abilissima si proclamò re in Hebron, marciò contro il padre che ab-bandonò in fretta la capitale e si rifugiò in Transgiordania, dove riuscì a formare un esercito: nello scontro Absalom fu sconfitto ed ucciso (II Sam. 13-18). Subito dopo, le tribù settentrionali si ribellarono; ma dopo che Seba, il capo, fu tradito dai suoi, tutto si ricompose. Rimanavano solo le rivalità tra i suoi figliuoli. D. morì di vecchiaia, a 70 anni, dopo aver fatto consacrare re Salomone, figlio nato glia della prediletta Betsabe.

simultanei) che si scioglierà all'avvento di Salomone con la caduta di Abiathar: Sadoc passerà a Gerusalemme con gli arredi mosaici di Gabaon, e questo luogo sacro andrà in disuso.
sui tempi, sconosciuta), la gloria del regno e la missione pacificatrice. Predisse, del Messia, l'attaccamento alla sublime missione, le inenarrabili sofferenze, la resurrezione da morte, il trono eternamente duraturo malgrado le acerrime opposizioni, la divinità stessa (Ps. 2; 15; 21; 68; 108). Divenne tanto connaturata l'idea che D. e Messia erano la stessa cosa, che Geremia ed Ezechiele arriveranno al punto di adoperare il nome di D. come sinonimo di Messia (Ez. 34, 23 ecc.). L'atto di fede nella messianità di Gesù (nato di stirpe davidica; cf. Mt. 1, 1) era espresso nel grido: «Figlio di D.!» (Mc. 10, 48; 11, 10).
Del nome e dell'opera di D. è piena la letteratura rabbinica post-cristiana; di lui fa più volte menzionare il Corano, che gli assegna uno splendido posto in Paradiso. Spesso ricorrono negli scritti dei Padri della Chiesa gli episodi della sua vita, tanto ricchi di ammaestramenti morali. I Giudei ne festeggiano la nascita e la morte il secondo giorno di Pentecoste; Greci e maroniti lo ricordano la domenica dopo Natale; gli Armeni il 22 dic.; i Copti il 19 dic.; i melchiti il 26 dic.; il Matriologio romano il 29 dic.
III. SALMO IDIOGRAFO DI D
Breve carme di 8 vv., che nei manoscritti e nelle edizioni della Bibbia greca si legge in fondo al Salterio come ps. 151. Nel titolo si ha una curiosa presentazione storica, che ne descrive la presunta origine e ne segnala, almeno implicitamente, il carattere estracanonico: «Questo salmo fu particolarmente scritto (ἐκόγραστος) per D., però fuori di numero, quando combatté da solo contro Golia».In esso D. celebra la sua elezione a re, alludendo alla primitiva vita di pastorello ed insistendo sulla misericordia di Dio, che lo preferì ai fratelli dotati di qualità fisiche migliori. I vv. 7-8 rievocano brevemente l'incontro con il gigante Golia (cf. I Sam. 17, 4 sgg.). Di particolare il salmo non offre nulla, essendo le varie notizie desunte da testi biblici. Sulla sua origine si possono fare solo congetture molto vaghe. Con probabilità fu composto fra il sec. II a. C. ed il d. C., l'epoca più prolifica degli apocrifi giudicati. Il salmo è stato tramandato oltre che in greco, forse sua lingua originale, in siriaco, copto, etiopico, armeno, latino. I vv. 3-4 sono entrati nella liturgia (responsorio alla VI lezione delle domeniche 4-11° dopo Pentecoste).
