DE IUDICIO DOMINI. - Poema che viene intitolato anche Carmen ad Flavium Felicem ed è stato attribuito nel passato a Tertulliano o s. Cipriano. Ma il Flavius Felix menzionato nel titolo è senza dubbio il medesimo che visse nei tempi del re dei Vandali Trasamundo (496-523) a Cartagine, dove compose alcune poesie (v. Manitius, Gesch. der Christi-latein. Poesie, Stoccarda 1891, p. 342; W. Meyer, Gesammelte Abhandlungen zur Mittellateinischen Rhythmik, II, Berlino 1905, p. 122).
Il poeta africano ha imitato specialmente Draconzio che visse sotto il predecessore di Trasamundo (Waszink nella sua edizione, p. 33). L'attribuzione del poemetto a Verecundus non è sostenibile (Manitius, p. 155; Waszink, op. cit., p. 35). L'autore, che visse probabilmente verso il 500 in Africa, conosce le opere di Commodiano, Draconius, Iuvencus, il Carmen adversus Marcionitas, ma pare che nelle sue idee escatologiche sia anche influenzato da una fonte orientale (Oracula Sibyllina?). Nelle sue prove per la resurrezione dei morti l'autore ha conservato una vecchia tradizione. Lo stesso vale per il suo catalogo dei vizi (Apocalisse di Pietro?).