DE LUCA, GIOVANNI BATTISTA. - Giurista, n. a Venosa il 1614, m. a Roma il 5 febbr. 1683. Studiò giurisprudenza a Salerno e a Napoli dove conseguiti la laurea a 21 anni ed esercitò a lungo l’avvocatura finché passò a Roma nel 1645. Fattosi ecclesiastico, fu uditore, e segretario dei memoriali, ed il 1° sett. 1681 fu creato cardinale da Innocenzo XI.
La sua opera principale è il Theatrum veritatis et institutis, sive decisivi discursus per materias seu titulos distincti, etc., in 21 tomi compresi i supplementi (Roma 1669-73 e Venezia 1734): specie di repertorio contenente in ordine di materia le allegazioni forensi e i discorsi fatti da lui nell'esercizio dell'avvocatura. Ad ogni libro è apposta alla fine un'esposizione dottrinale.
Una riduzione di quest'opera in lingua italiana fu fatta dallo stesso D. L. successivamente, sotto il titolo Il dottor volgare ovvero il compendio di tutta la legge civile, canonica, feudale e municipale nelle cose più ricevute nella pratica, ecc., in 15 l. (Roma 1673). Famoso è pure il suo Discorso dello stile legale, nel quale propugna tra l'altro l'uso della lingua italiana nei giudizi.
Il D. L. è la figura più rappresentativa della giurisprudenza pratica del sec. XVII. Egli parte da una giusta importanza da attribuire agli usi ed alle leggi particolari dei popoli di fronte al diritto comune, affermando che l'autorità delle leggi civili nasce dal consenso e dall'uso dei popoli. Egli critica altresì il malvezzo di dare autorità alle dottrine giuridiche in base al numero aritmetico degli aderenti, sostenendo che invece non si deve considerare il numero, ma la qualità dei dottori e quella dei loro fondamenti e ragioni.
Gli si debbono pure attribuire gli Instituta civilia, opera istituzionale ad imitazione della giustiniane, uscita postuma a cura del Crescimbeni e che analogamente ad Dottor volgare contiene richiami di riferimento all'opera più vasta del Theatrum.
Il D. L. rivela una mente aperta ed uno spirito brillante non alieno dalla lironia caustica ed il senso di una veduta ampia e moderna dei problemi giuridici. Le sue opere si distinguono per la loro grande innovazione canonistica, e d'altra parte la stessa applicazione del diritto civile vien trattata con quello spirito di equità canonica che aveva la sua particolare efficacia e la sua naturale sede nei tribunali dello Stato della Chiesa, soprattutto in quello della Rota Romana.