DE ZELADA, FRANCESCO SAVERIO. - Cardinale, n. a Roma il 27 ag. 1717, m. ivi, il 19 dic. 1801.
Iniziato alla carriera ecclesiastica dal card. Argenvilliers, fu annoverato da Benedetto XIV tra i suoi familiari come cameriere segreto soprannumerario. Divenne successivamente prelato della Fabbrica di S. Pietro (1744) e dell'immunità ecclesiastica
(1755), luogotenente civile del tribunale della Camera apostolica (1758), uditore di Rota (1760), arcivescovo di Petra e segretario della Congregazione del Concilio e della Residenza dei vescovi (1766), votante della Segnatura di grazia (1767).
Da Clemente XIV fu creato cardinale nel Conciestro del 19 apr. 1773 con il titolo dei SS. Silvestro e Martino ai Monti, che ritenne in commenda quando optò per quello di S. Prassede. Ebbe parte rilevante negli affari del pontificato di Clemente XIV e fu tra i porporati maggiormente avversi alla Compagnia di Gesù. Mentre della Congregazione dei cardinali e prelati deputati a dar corso al breve di soppressione e ad accudire agli affari della Compagnia, ottenne la nomina a prefetto degli studi del collegio Romano e del Seminario romano, divenendo protettore della chiesa e della casa del Gesù. Nel 1780 fu nominato bibliotecario di S. Romana Chiesa e nel 1788 penitenziere maggiore. Nell'anno successivo Pio VI lo volle suo segretario di Stato in momento di difficoltà particolarissime, soprattutto per i rapporti tra la S. Sede e la Francia. Basti pensare che nel periodo in cui il D. Z. diresse la segreteria di Stato accadde in Roma l'uccisione di Ugo Bassi, e fallì l'ambasceria a Parigi di Cristoforo Pieraccini.
Partecipò al Conclave di Venezia salutando il pontefice Pio VII, da lui consacrato vescovo nel 1785, e dal nuovo Papa fu nominato arciprete della basilica di S. Giovanni in Laterano.
Appassionato cultore di studi ed amico dei dottori, il D. Z. raccolse una sceltissima biblioteca, un museo di sacre e profane antichità, una raccolta di monete e di medaglie ed una macchina di fisica tra le più belle e perfette dei suoi tempi. Presso il nicchione del Belvedere in Vaticano costruì per consiglio del minimo p. Jacquier una specola, fornendola dei migliori strumenti astronomici, tra i quali un telescopio equatoriale del Dolland. Donò numerosi pezzi anatomici in cera all'ospedale di S. Spirito ed all'Università di Roma.
A suo onore rimane la seguente pubblicazione: De nummis aliquot aeneis uncialibus epistola (Roma 1778), con catalogo delle monete raccolte dal cardinale, con l'indirizzo dei pesi e dei valori di ciascuna, compilato dal numismatico Pietro Borghesi.