DHARMA

DHARMA. - Questa parola sanscrita, etimologicamente connessa con il latino *firmu-s*, è una delle più ricche di significati: statuto, consuetudine, diritto, dovere, virtù. Il d. indiano comprende le leggi umane e le divine, sancisce più doveri che diritti, e sebbene emani dalle scuole sacerdotali vediche, non attinge soltanto alla rivelazione (*fruti*), ma anche alla tradizione (*smrti*). Le raccolte di regole sui doveri e diritti dei sacerdoti, dei re, dei padri di famiglia, degli asceti, servivano di norma ai brahman (v. BRAHMANA) per le decisioni in materia di diritto sacro e profano finché fu ad essi affidata l'ammissione della giustizia. Divennero codici di leggi con l'istituzione dei tribunali. Alle raccolte più antiche, in prosa aforistica, come quella della scuola di Apastamba (*apastambiya-dharmasatra*, del sec. v o IV a. C.) si suol dare il nome di *satra*, aforismi, mentre sogliono chiamarsi *satra*, trattati, le raccolte in versi.

Ma i due nomi sono spesso usati come sinonimi. Nel significato di *rettitudine*, il d. fa parte della triade: virtù, utile e amore (*d., artha, kāma*), considerati tre elementi della felicità umana e però lo scopo della vita. All'esposizione dei doveri religiosi e morali degli Ariodiniani (*d.-sāstra*) fanno perciò riscontro trattati del mondo di acquistare e conservare la ricchezza (*arthā-sāstra*), e d'arte amatoria (*kāma-sāstra*). I più noti sono: l'Ar