Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Religioni non cristiane Particolari

DHARMA

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Noto anche come: inglese: dhamma; dhamma

DHARMA. - Questa parola sanscrita, etimologicamente connessa con il latino firmu-s, è una delle più ricche di significati: statuto, consuetudine, diritto, dovere, virtù. Il d. indiano comprende le leggi umane e le divine, sancisce più doveri che diritti, e sebbene emani dalle scuole sacerdotali vediche, non attinge soltanto alla rivelazione (śruti), ma anche alla tradizione (smṛti). Le raccolte di regole sui doveri e diritti dei sacerdoti, dei re, dei padri di famiglia, degli asceti, servivano di norma ai brahmani (v. BRĀHMANA) per le decisioni in materia di diritto sacro e profano finché fu ad essi affidata l'amministrazione della giustizia. Divennero codici di leggi con l'istituzione dei tribunali. Alle raccolte più antiche, in prosa aforistica, come quella della scuola di Āpastamba (āpastambiya-dharmaśūtra, del sec. v o iv a. C.) si suol dare il nome di sūtra, aforismi, mentre sogliono chiamarsi śāstra, trattati, le raccolte in versi.

Ma i due nomi sono spesso usati come sinonimi. Nel significato di « rettitudine », il d. fa parte della triade: virtù, utile e amore (d., artha, kāma), considerati i tre elementi della felicità umana e però lo scopo della vita. All'esposizione dei doveri religiosi e morali degli Arioindiani (d.-śāstra) fanno perciò riscontro trattati del modo di acquistare e conservar la ricchezza (artha-śāstra), e d'arte amatoria (kāma-śāstra). I più noti sono: l'Arthaśāstra di Kautilya (kautilya-arthāśāstra, ca. 300 a. C.), ch'è in gran parte un trattato di politica ad uso del re, come Il Principe del Machiavelli, e il Kāmaśūtra o Kāmaśāstra di Mallanāga Vātsyāyana (ca. sec. iv d. C.). Naturalmente i trattati politici ammettono soltanto la morale che va d'accordo con l'utile, ed è perciò ripudiata come falsa dai buddhisti. Nel buddhismo il d. (pāh: dharma) fa parte di un'altra triade, alla quale si richiama il neofita nella sua professione di fede: il Buddha, la dottrina, la comunità monastica (buddha, dhamma, aṅga). Qui d. significa « la dottrina buddhistica ». D. è anche un dio, personificazione della Giustizia, che nel Mahābhārata compare tre volte: nel I l. (114, 1-3) per unirsi miracolosamente con Kunti e generare Yudhiṣṭhira, il maggiore dei fratelli Paṇḍuīdi, di cui Paṇḍu è il padre putativo; nel III (114, 18-19) per promettere ai Paṇḍuīdi che il loro soggiorno nella capitale dei Maṭṣya resterà ignorato, e nel XVII, 3, sotto forma di cane, per accompagnare Yudhiṣṭhira al cielo d'Indra, sulla soglia del quale egli riprende la forma divina e loda la costanza del figlio, pronto a rinunciare al cielo piuttosto che separarsi dal cane fedele, a cui Indra vieta l'accesso ai mondi celesti.

Bibliografia
BIBL.: J. Jolly, Recht und Stile, Strasburgo 1866.

Ferdinando Belloni Filippi

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Di Ferdinando Belloni Filippi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1519–1520.

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vol. 4, coll. 1519–1520

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Belloni, Filippi Ferdinando. “Dharma.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1519–1520. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/dharma.

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Belloni, Filippi Ferdinando. “Dharma.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1519–1520. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/dharma.

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