DESPUIG Y DAMETO, ANTONIO. - Cardinale, n. di nobile famiglia a Palma di Maiorca il 31 marzo 1745, m. a Lucca il 2 maggio 1813. Sacerdote esemplare e di vasta erudizione, fu promotore degli studi in patria e rettore di quella Università (1783-85). Nel 1785 venne a Roma come uditore di Rota e di lui rimangono pubblicate 179 Decisiones. Tornato in patria fu vescovo di Orihuela (1791), arcivescovo di Valenza (1795) e di Siviglia (1796), cui dovette rinunziare due anni dopo per ragioni di salute e più per intrighi politici, ricevendo in cambio il titolo di patriarca di Antiochia e dal re molte cariche pubbliche.
Nell'apr. del 1797 fu inviato di nuovo a Roma, membro di una commissione speciale nominata dal re per assistere papa Pio VI nelle critiche circostanze che attraversava, causa l'invasione francese. Ed infatti sussidiò generosamente la corte pontificia durante l'esilio del Papa dal marzo 1798 e, lui morto (22 ag. 1799), sostenne le spese dei funerali e sovvenzionò il Conclave di Venezia da cui uscì eletto Pio VII. Carissimo al nuovo Papa, l'11 luglio 1803 fu creato cardinale del titolo di S. Callisto. Dopo un viaggio in patria, ove organizzò una biblioteca ed un museo con gli oggetti di scavo che aveva recuperato da un suo terreno all'Ariccia (Roma), tornò a Roma nel maggio 1807, divenne arcipete di S. Maria Maggiore e provicario del Papa, a cui stette sempre vicino e che raggiunse anche nell'esilio di Parigi. Per ragioni di salute ottenne di rientrare in Italia, e poco dopo morì. Pubblicò un'operetta intorno al terremoto che nel febbraio 1783 devastò la Calabria e a cui egli si era trovato presente (Napoli 1783, Palma di Maiorca a. d.) e la vita di Caterina Thomés, sua concittadina (Palma di Maiorca 1816 e 1864), di cui aveva ottenuto la beatificazione (e che fu canonizzata nel 1930). Molti manoscritti e lettere sono a Palma nell'archivio della sua famiglia.
Sede, in Analecta sacra Tarraconensia, 15 (1942), pp. 403-18; 16 (1943), pp. 201-22; M. Batlori, Cartas del p. Pou al card. D., Maiorca 1946; id., El card. D. y su tiempo, ivi 1948.
Renata Orazi Ausenda