Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Teologia dogmatica Parte fondamentale

DEPOSITO DELLA FEDE

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Noto anche come: latino: depositum fidei

DEPOSITO DELLA FEDE.- La parola deposito (grec. παραθήκη) ricorre nelle lettere di s. Paolo a Timoteo (I Tim. 6, 20; II Tim. 1, 14), negli scritti di parecchi Padri, specialmente in Tertulliano (De praescriptione, 25: PL 2, 37), in s. Vincenzo Lirinense (Commonitorium primum, 22: PL 50, 667 sgg.); entra definitivamente nella terminologia teologica a partire dalla fine del sec. xvi, ed è sancita dal Concilio Vaticano, sess. III, cap. 4 (Denz-U, 1798 sgg.).

Nel linguaggio giuridico il termine indica una cosa di cui il depositario non è il proprietario, ma il fedele custode. Nel linguaggio ecclesiastico, il termine è usato per designare la Rivelazione divina integra e completa, quale è contenuta nella S. Scrittura e nella tradizione divino-apostolica. È questo il concetto teologico di deposito.

Appartengono al d. della f. solamente quelle verità che fanno parte della rivelazione pubblica, strettamente obbligatoria per tutti i fedeli, con esclusione delle rivelazioni private, anche se genuine. Perché il d. della f., affidato alla Chiesa, sia sempre conservato e tramandato fedelmente, Gesù Cristo ha istituito il magistero vivo, munito della dote della infallibilità, che compete a tutta la Chiesa « colonna e fondamento della verità » (I Tim. 3, 15), personalmente a Pietro, fondamento della Chiesa (Mt. 16, 18), e ai suoi successori nel primato romano (v. INFALLIBILITÀ DELLA CHIESA E DEL PAPA).

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Quindi al papa e ai vescovi uniti con lui compete il diritto e il dovere di conservare il d. della f., di spiegarlo, difenderlo, stabilirne il contenuto e la estensione, adattandosi ai bisogni degli uomini e dei tempi. Questa conservazione immutabile del d. della f. non impedisce tuttavia un reale progresso (v. DOCMA) nella conoscenza di esso da parte degli individui e della Chiesa tutta quanta, ma sempre « in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia » (Concilio Vaticano, sess. III, cap. 4, Denz - U, 1800). Perciò le definizioni infallibili, emesse dalla Chiesa, non fanno altro che dichiarare autenticamente che le verità proposte sono contenute nel deposito della Rivelazione, e non sono generalmente che dichiarazioni più esplicite di ciò che era meno espressamente contenuto nelle formole o definizioni anteriori (cf. Snm. Theol., 2a-2ac, q. 1, a. 9, ad 2; a. 10, ad 1).

Bibliografia4 opere
BIBL.: C. Pesch, Praelectiones dogmaticae, I, Friburgo in Br. 1924, p. 372 ssg.; P. Spicq, St Paul et la loi des dépôts, in Revue biblique, 40 (1931), pp. 481-502; E. Dublanchy, s. v. in DThC, IV, coll. 526-31; F. Diekamp-A. M. Hoffmann, Theologiae dogmaticae manuale, I, Parigi-Roma 1933, pp. 17 sg., 27.

Giacinto Ameri

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Di Giacinto Ameri

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1442–1443.

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Ameri, Giacinto. “Deposito della Fede.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1442–1443. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/deposito-della-fede.

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Ameri, Giacinto. “Deposito della Fede.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1442–1443. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/deposito-della-fede.

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