DISEGNO

DISEGNO. - Può in sintesi definirsi come la esigenza grafica di un artista, quale si manifesta tanto su fogli di carta (nella tecnica cioè che gli è propria) come in qualunque opera d'arte figurativa (in cui può rientrare come interesse o intenzione più o meno accentuata dell'artista).

Per quanto concerne l'antichità, Plinio ci ha tra-mandato una definizione della linea disegnativa, accen-nando all'arte di Parrasio (Nat. hist., XXXV, 67-69) dove attribuisce valore espressivo, cioè soggettivo, al concetto di d. che invece nel Quattrocento assume il significato geometrico di contorno o circoscrizione del-l'oggetto (L. B. Alberti, Piero della Francesca). Ma vi è una seconda interpretazione del concetto di d., tipica-mente fiorentina, che risale a Cennino Cennini (fine sec. xiv), in cui il d. si considera il fondamento delle arti (chiamate appunto «arti del d.»). Il motivo viene sviluppato durante il '500 (Vasari, Armenino, ecc.) fino a Federico Zuccari (1607), il quale distingue dualistica-mente il «d. interno» (l'immagine interiore e concet-tuale della forma), dal «d. esterno» (l'immagine esteriore e sensibile). Tale distinzione mentre riconosce il fonda-mento disegnativo implicito nelle singole opere d'arte, subordina poi il valore dei d. alla superiorità tecnica dell'opera definitiva (dipinto, scultura, edificio).

La critica del Settecento (Mariette, Richardson, Dé-zallier d'Argensville) e quella romantica e moderna, hanno superato tale concezione, attribuendo al d., e particolar-mente all'abbozzo o schizzo (il cui valore era stato del resto riconosciuto da Leonardo) un significato indipen-dente.