EBREI, EPISTOLA AGLI

EBREI, EPISTOLA agli. - Ultima (14a) lettera dell'epistolario paolino, indirizzata, secondo i più, a giudeo-cristiani. Sotto vari aspetti si distacca dalle altre, sollevando problemi non ancora risolti dalla critica.

SOMARRO:

I. Indole letteraria

II. Contenuto e caratteristica dottrinale

III. Autore

IV. Canonicità

V. Destinatari, scopo e data di composizione.

I. INDOLO LETTERARIA

L'e. agli E. ha una propria e inconfondibile fisionomia letteraria.

È priva di certi elementi epistolari, quasi costanti nelle lettere paoline: indirizzo, saluto e benedizione augurali, presa di contatto con la comunità destinataria. Questa si delinea, a tinte piuttosto sfumate, soltanto nel corso della scritto. I primi versetti (1, 1-4), che vengono talvolta considerati come prologo, sono una decisa entrata nel vivo dell'argomento. Alla fine, pure non mandando un generico saluto (13, 24) e auguri di prosperità spirituale (13, 20 sg.) e di grazia (13, 25), scarseggiano i segni d'intimità: poche le notizie personali (13, 19-23); non saluti o da persone determinate: le «guide» sono salutate in gruppo (13, 24), come in gruppo salutano «quelli dell'Italia» (ibid.). Non si può dire, però, che lo scrivente non abbia davanti a sé una comunità determinata e che questa non gli sia sufficientemente nota nei suoi precedenti religiosi.

L'e. agli E. segue uno schema: i singoli punti non vengono, in genere, toccati occasionalmente, ma secondo un ordine prestabilito; anche se non è sempre facile seguire il filo conduttore. Non c'è la consueta distinzione tra parte dogmatica e parte morale: le applicazioni pratiche seguono passo passo lo svolgimento del tema speculativo. Nel cap. 13 si ha una serie di brevi raccomandazioni morali, in mezzo alle quali appare il motivo dogmatico quale fondamento (13, 9-15).

Ciò premesso, ci si domanda se l'e. agli E. sia veramente una lettera o non piuttosto un trattato dogmatico o un'omelia. S'è pensato anche che la forma primitiva dello scritto sia stata alterata con un'aggiunta epistolare rappresentata dal cap. 13, o, almeno, da 13, 18-25. Ma tutto il cap. 13 presenta uno spiccato carattere di unità e ha non perfettamente epistolare. Esso, poi, per la lingua, per lo stile, per la teologia sacrificale (13, 10-15), collima con il resto dello scritto, che ne è quasi il presupposto necessario. Così 13, 2 sg. non è che il suggerimento di continuare nella condotta che la comunità tenne fino dai primi giorni (13, 32 sg.); 13, 7 suppone 2, 3; com'è palese l'allusione di 13, 13 e 11, 26; di 13, 14 a 11, 13-16 e 12, 22. E cf. 13, 4 e 12, 16; 13, 10 e 8, 4 sg. i 13, 20 e 12, 14; 7, 22; 9, 12 (C. Spicq).

Ma anche fuori del cap. 13 si trovano formole come le apostrofi «fratelli» (13, 12; 10, 19), «fratelli santi» (13, 7), «carissimi» (6, 9), che non s'addicono a un trattato. Così pure 6, 1 sg.; 9, 5; 11, 32 fanno pensare più che scrive una lettera, e cerca d'essere breve il più possibile (13, 22), che «chi fa una omelia. D'altra parte, di coloro a cui s'indirizza l'autore conosce le condizioni spirituali (5, 11-14; 6, 9-12), i pericoli a cui si trovano esposti (2, 1 sg.; 3, 12 sg.; 4, 1. 11; 10, 25 sg.), e le buone azioni compiute (6, 11; 10, 32 sg.).

È tuttavia, che l'e. agli E. abbia qualcosa di più solenne e di meno epistolare lo dice lo scrittore stesso, definendola un «discorso d'esortazione» (13, 22) e ricorrendo di frequente ad espressioni proprie della stile oratorio: 2, 5; 5, 11; 6, 9; 7, 9; 8, 11; 9, 5; 11, 32. Si comprende, così, l'indecisa posizione di J. Moffatt (p. xxvii sg., e in Introduction to the literature of the New Testament, 3a ed., Edimburgo 1918, p. 428 sg.), di O. Michel (p. 6), di P. F. Ne- J. Behm (Einleitung in das Neue Test., 8a ed., Lipsia 1936, p. 215 sg.), di H. Windisch (p. 123 sg.), di P. Bonnetain (Grèce, in DBS, III, col. 1060) e d'altri, che, con sfumature diverse, vedono nell'e. agli E. un'omelia in veste di lettera o uno scritto che non è nella lettera vera e propria né omelia. Ma queste tracce di stile oratorio nella veste epistolare non provano che si trattasse, originariamente, di un discorso, chiuso poi nel quadro di una lettera, potendosi il fenomeno spiegare per le abitudini dello scrittore alla parola viva.

II. CONTENUTO E CARATTERISTICA DOTTRINALE

Benché l'e. agli E. non distingua nettamente una parte dottrinale o speculativa e una morale o pratica, una preponderanza dell'esposizione dottrinale deve riconoscersi in 1, 1-10, 18, mentre da 10, 19 alla fine prevale l'insegnamento pratico, che diviene quasi esclusivo nel cap. 13.

Nella parte 1a (1, 1-10, 18) due sono i temi dominanti: quello cristologico e quello sacerdotale. Il primo si svolge in un confronto tra il Figlio e gli angeli e (me- no spiccatamente) tra Mosè e Cristo; per finire poi in un parallelo tra le due economie, tra l'antico e il nuovo popolo di Dio (1, 4-4, 13). Il tema sacerdotale, introdotto in 4, 14 sg., viene sviluppato in 5, 1-10, 18, nel suo duplice aspetto, di sacerdozio considerato in se stesso (cap. 5-7) di sacrificio (9, 1-10, 18). Nel cap. 8, che è quasi un intermezzo, il sacerdozio di Cristo è concetto in rapporto al tabernacolo vero e all'alleanza nuova.

Nella parte 2a, in cui non mancano spunti dottrinali (p. es., 12, 13-29; 13, 9-15), la grande esortazione alla perseveranza viene ancorata, prima (10, 19-39), alla dottrina del sacerdozio e del sacrificio di Cristo; quindi, corroborata con gli esempi di fede dei giusti del Vecchio Testamento (cap. 11), con l'esempio di Cristo e le ragioni profonde della pedagogia divina (12, 1-13).

Segue ora un'analisi più particolareggiata.

Parte 1a (1, 1-10, 18): superiorità della nuova ecce- nomia, dedotta, particolarmente, dalla dignità del Figlio, inviato di Dio, mediatore e sacerdote che ha immolato se stesso. Dopo l'introduzione del tema (1, 1-3), si hanno 3 sezioni:

1a sezione (1, 4-2, 18): il Figlio, per questo titolo, è infinitamente superiore agli angeli, che sono servi (1, 4-14); onde il dovere d'accogliere con maggiore impegno la salute annunciata da lui (2, 1-4); se egli per poco è apparso al di sotto degli angeli, per farsi in tutto simile ai fratelli, resta, però, che a lui, non agli angeli, tutto è stato assoggettato (2, 5-18).

2a sezione (3, 1-4, 13): l'accenno Mosè, servo, mentre Cristo è Figlio nella casa di Dio (3, 1-6), prelude una diffusa applicazione pratica, in cui si mettono l'uno di fronte all'altro il vecchio e il nuovo popolo di Dio: questo deve rispondere con docilità, mentre ancora per- dura l'«oggi» della divina chiamata (3, 7-14), per non venire, come il popolo ribelle del deserto, escluso dal riposo divino (3, 15-4, 10); viva, infatti, e operante è la parola di Dio, e la lei nulla può resistere o rimanere nascosto (4, 11-13).

3a sezione (4, 14-10, 18): il sacerdozio e il sacrificio di Cristo paragonati con il sacerdozio e i sacrifici- levitici. a Cristo presenta con tutti i requisiti per un legittimo ed efficace sacerdozio, primo quello d'esservi stato chiamato da Dio (4, 14-5, 10); b) nonostante l'in- manutentà dei lettori, non va abbandonato questo tema.

per tornare ai primi elementi». La promessa giurata da Dio ad Abramo alimenta la speranza, che, quale hanno, penetra oltre il velo dove Cristo ci ha preceduti (5, 11-6, 20); c) il misterioso Melchisedec, al quale anche Levi s'inchinò, per dir così, dai lombi d'Abramo, prefigurava Cristo, che è sacerdote, non per discendenza carnale, ma in virtù di un giuramento divino, e in eterno sacerdote quale occorreva a noi, santo, incontaminato, non bisognoso, lui pure, d'espiazione (7, 1-28); d) Egli è ministro del tabernacolo vero, di cui quello mosaico era un'ombra, ed è mediatore di una migliorieallanza, che si sostituisce all'antica, inutile e sorpassata (8, 1-13); e) il tabernacolo mosaico, con le sue parti e i sacrifici che vi si offrivano, aveva il compito di preparare all'avvento di Cristo, che, come pontefice dei beni futuri, è entrato per sempre nel santuario celeste, in virtù del proprio sangue, con il quale le stesse cose celesti vengono purificate. Questo sacrificio, a motivo della sua efficacia, non ammette ripetizioni, mentre quelli levitici venivano incessantemente rinnovati, perché incapaici di purificare le coscienze (9, 1-10, 18).

Parte 2ª (10, 19-13, 25): l'alleanza nuova esige perseveranza nella fede e nella pratica delle altre virtù. Si distinguono 2 sezioni e 1 epilogo:

1ª sezione (10, 19-12, 29): esortazione alla perseveranza. a) Occorre perseverare per godere i vantaggi del sacrificio di Cristo; per chi ne calpesta il sangue non v'è più sacrificio d'espiazione, ma solo paura attesa del giudizio di Dio e del fuoco vendicatore. Rimanimento i lettori la generosità dei primi giorni della loro illuminazione, per non venir meno ora che la metà è vicina (10, 19-39); b) la fede (11, 1-3) fu arruata dai patriarchi (11, 4-22), da Mosè, Giosuè e dai pochi che li seguirono con docilità (11, 23-31), dagli eroi comparsi dal tempo dei Giudici ai Maccabei (11, 32-38). Eppure i giusti del Vecchio Testamento non dovevano conseguire le promesse senza di noi (11, 39 sg.); c) più ancora deve sti molarci a perseverare l'esempio di Cristo e il carattere paterno della disciplina (o castigo) a cui Dio ci sottopone come un padre i propri figli (12, 1-13); d) fedeltà alla grazia nella concordia e nello studio del comune (12, 14-17). Indole diversa e più impegnativa della nuova alleanza e doveva della docilità verso colui che ci parla dal cielo, offrendoci un regno che non vien meno (12, 18-29).

2ª sezione (13, 1-17): carità fraterna, ospitalità, solidarietà con i perseguitati e i sofferenti, rispetto del ma

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trinomio, fuga dell'avarizia e fiducia in Dio; ricordare gli esempi e gli insegnamenti delle «guide» (13, 1-9). Del nostro altare non possono cibarsi i cultori del tabernacolo, perché Gesù è vittima per il peccato. An-diamo a Gesù fuori dell'accampamento; che non abbiamo una città permanente quaggiù, ma cerchiamo quella futura (13, 10-15). Beneficenza, liberalità e obbedienza alle giude (13, 16 sg.).

Epilogo (13, 18-25): domanda di preghiere, augurio, dossologia, raccomandazione d'accogliere benevolmente la lettera, non lunga, progetto di viaggio con Timoteo, che è stato dimesso, saluti.

Da questa se- letica esposizione si scorge l'importanza dottrinale dell'e. agli E. Essa ci porta in un campo nuovo, sotto molti aspetti, relativamente alle lettere di s. Paolo e al Nuovo Testamento in generale; quantunque coincidano le grandi linee e siano gli stessi i grandi fatti storici sul quali risposta la dottrina.

Si è considerata spesso questa lettera come una fredda speculazione sul sacerdozio e sul sacrificio di Cristo (concepiti a torto, da vari critici acattolici, come unicamente celesti), secondo i gusti di Filone Alessandrino. Talvolta s'è messo in prima linea il pensiero cristologico, sopravvalutando il tema del Figlio e degli angeli, che, al contrario, dopo il cap. 2 viene abbandonato.

Sembra piuttosto che l'idea centrale sia quella di alleanza nuova. Questa è confrontata sotto vari aspetti con l'antica, per uno scopo pratico: la perseveranza dei lettori nella vita di questa nuova economia religiosa. L'idea della superiorità del Nuovo Testamento corre per tutta la lettera, riducendo a unità i suoi vari aspetti dottrinali, come i singoli argomenti di una grande dimostrazione. In questo quadro vanno considerati il raffronto tra gli angeli, ministri dell'antica, il Figlio, autore della nuova Rivoluzione divina; l'antica tra Mosè, servo, e Cristo, Figlio; l'analisi profonda della distanza tra il sacerdozio levitico e quello di Cristo, tra i sacrifici dell'uno - vari, materiali e inutilmente ripetuti - quello dell'altro, che non ammette ripetizioni in forza della sua dignità e del suo valore infinito; il contrasto tra il Sinai mosaico e il Sion, la Gerusalemme celeste, il regno incrollabile di Dio; finalmente, l'insistenza

sul dovere di una maggiore santità di vita nei favoriti di doni tanto meravigliosi.

III. Autore

Negano generalmente la paternità paolina protestanti e razionalisti, mentre per i cattolici è questione soltanto del grado d'autenticità, con tendenza ad orientarsi sempre più verso la distinzione — peraltro assai antica — tra contenuto e forma, facendo una parte più o meno larga a un redattore.

Nell'antichità cristiana si trovano, accanto a decise affermazioni, anche dubbi e negazioni dell'autenticità paolina. Origine (in Eusebio, *Hist. eccl.*, VI, a. 5: PG 20, 584 sq.) proponeva di attribuire all'Apostolo il contenuto, ad altri la forma. Clemente Alessandrino (loc. cit., 14: PG 20, 549) opinava che il greco dell'ele. agli E. fosse traduzione di un originale ebraico (aramaico). In occidente si è giunti più oltre, o tacendo di essa (*Francino martoriano*, Irenae [?], Ippolito di Roma [?]), o escludendola positivamente dal gruppo delle paoline (il prete romano Caio, in Eusebio, *Hist. eccl.*, VI, 20: PG 20, 572 sq.; Tertulliano, *De Pudicitia*, 20: CSEL, XX, 1, p. 266). Più tardi ignorano l'ele. agli E. il canone mommeniano (ca. il 366), il canone del cod. claronnano, 5. Ottato di Milevi e qualche altro; non la commentano l'Ambrosiastro e Pelagio, mentre 5. Girolamo afferma più volte che i Latini non ritengono l'ele. agli E. di 5. Paolo, ma non esprime una decisa opinione personale (cf. L. Mèchinenau, *L'ele. agli E. secondo le risposte della Commissione biblica*, Roma 1917, pp. 103-21).

Contro queste incertezze o negazioni stanno molte testimonianze favorevoli delle chiese orientali e di parte delle occidentali. Già il papico 46 (collezione Ch. Beatty) pone l'ele. agli E. tra la lettera ai Romani e la prima ai Corinti. Le stesse ingegnose ipotesi di Panteno, Clemente Alessandrino, Origene per spiegare le peculiarità di essa dimostrano la convinzione loro e della loro scuola circa l'origine paolina, ritenuta pure dai Padri antiocheni, cappadoci, siri; onde può affermare 5. Girolamo (Ep. 129 ad Dardanum, 3: PL 22, 1103) che tutto l'Oriente accetta l'ele. agli E. come di 5. Paolo. Una simile unanimità è mancata in Occidente; ma generalizza troppo 5. Girolamo aggiungendo (ibid.): «Quod si eam Latinorum consuetudo non recipit inter Scripturas canonicas...»; il che investe non soltanto l'autenticità, ma anche la canonicità. Si pronunciano, invece, in favore dell'una e dell'altra 5. Ilario, Lucifero di Cagliari, 5. Ambrogio, Rufino, 5. Paciano, Priscilliano, Mario Vittorino. 5. Agostino, dal 409 in poi, non cita più l'ele. agli E. sotto il nome di Paolo; ma nel 397 aveva enumerare, di proposito, 14 lettere di 5. Paolo, né, in seguito, annetteva soverchia importanza alle negazioni di alcuni. I Concili d'Ippona (393) e di Cartagine (397), ai quali partecipò 5. Agostino, avevano accettato, con una formula di compromesso, l'autenticità paolina dell'ele. agli E. (*Enchiridion biblicum*, Roma 1927, nn. 12, 14); come fecero più decisamente Innocenzo I (loc. cit., n. 16) e il Concilio Cartaginee del 419 (loc. cit., n. 14). Nonostante qualche leggero strascico, i dubbi non ritornarono in campo fino al sec. XVI. Il Concilio di Trento, sess. IV, nel decreto de Canonici Scripturis, non risolve la questione dell'autenticità.

Già gli alessandrini, ca. il 200, avevano ravvisato le difficoltà di forma contro l'autenticità paolina, riprese e amplificate dai moderni: assenza del nome e del preambolo epistolare, scarsezza delle notizie personali e laconicità della formula conclusiva, differenze di lingua e di stile.

Poteva suggerire all'autore di mantenersi nella penombra, evitando il nome e il resto, una saggia prudenza o tattica d'apostolato. S'aggiunga l'indole stessa del tema e, forse, la redazione da parte di altri.

Le diversità di lingua e di stile perdono pressoché ogni forza, se si ammette, oltre la parte di Paolo, quella di un redattore al quale spetterebbe la veste letteraria dell'ele. agli E. Essendo poi il contenuto notevolmente diverso da quello delle altre lettere paoline, occorrevano, per idee nuove, vocaboli nuovi, o, almeno, con nuovo significato. Non debbono, quindi, troppo impressionare i 168 hapax, i 202 vocaboli che non s'incontrerebbero altrove in 5. Paolo, le peculiarità morfologiche e sintattiche, la preferenza data a *Ippon*, *Xpion*, *Xpion*, a *Ippon*, *Xpion*, in luogo del paolino *Xpion*, *Ippon*, altrattanto dicasi del possesso della frase e del periodo greco, per cui l'ele. agli E. eccelletra gli scritti del Nuovo Testamento, compresi quelli di 5. Luca. Non mancano d'altronde né difetti né somiglianze con le altre lettere di 5. Paolo (cf. B. Heigl, pp. 31-92). Anche l'innegabile diversità delle formole introduttorie nelle citazioni bibliche (Aetest, p. es., in luogo del paolino *Ippon*, *Xpion*, può ascriversi a un redattore. L'attribuzione a Dio di ogni parola della Bibbia, tacendosi generalmente il nome degli autori umani, non importa una concezione diversa dell'ispirazione; ma, come l'imprecisa indicazione del luogo citato, si spiega per la condizione religiosa dei defuntatori (guideo-cristiani). Ammessa una maniera piuttosto alessandrina che palestinese di usare la Bibbia, non si può argomentare da ciò contro la sostanziale origine paolina dello scritto (W. Leonard, pp. 265-87).

Pretendere che l'ele. agli E., per essere paolina, non possa rappresentare, sotto l'aspetto della dottrina, che una rielaborazione delle lettere precedenti, sarebbe costringere in limiti troppo angusti il genio religioso di Paolo, o, meglio, la Rivelazione divina. Così, non prova nulla il modo diverso di presentare la legge, la figura di Cristo, la Fede ecc. Nonché contraddiri, questi aspetti diversi, nuovi anche, sono complementari: servono a integrare l'unico quadro della Rivelazione divina (E. Jacquier, *Histoire des livres du Nouveau Test.*, I, 104-48, Parigi 1924, pp. 471-76; J. Bonsirven, pp. 140-48).

La dottrina dell'ele. agli E. e la sua maniera di usare la Bibbia dimostrerebbero, secondo alcuni, la dipendenza da Filone. Da lui sarebbe derivati il gusto per l'alle-goria, la personificazione della parola di Dio (4, 12 sq.), la concezione della coscienza, la dottrina sul Figlio di Dio, sul sacerdozio secondo l'ordine di Melchisedec, ecc. Ma in Filone l'allegoria è quasi fine a se stessa o uno sforzo per adattare il testo biblico ad un sistema filosofico; mentre l'ele. agli E. considera persone e fatti del Vecchio Testamento, anzi il Vecchio Testamento nel suo complesso, in maniera quanto mai aderente alla vita religiosa, come tipi e figure della nuova economia. La verità storica, spesso dimenticata in Filone, è seguita nei suoi più minuti particolari, come fondamento della tipologia. Gli incontri tra Filone e l'ele. agli E. sono più di forma che di sostanza, essendo diversissimo lo spirito e il contenuto reale. Anche fuori dal campo cattolico si delineano riserve, quando non addirittura una reazione contro il preteso filonismo dell'ele. agli E., al quale aveva dato il via il lavoro di J. B. Carpzov, *Sacrae exercitio- tiones in s. Pauli Epistolam ad Hebraeos ex Philone Alexan-drino* (Helmstadt 1750. Cf. W. Leonard, pp. 188-215; J. Bonsirven, pp. 148-55).

Non ci sono indizi interni decisivi pro o contro l'autenticità paolina. Troppo vaghi i 1 sq.; 5, 12 sqg.; 8, 1-5; 9, 1-10.26; 10, 1 sqg.; e si riferiscono semmai alla data di composizione. Nemmeno l'oscuro accenno a Timoteo «dimeso» il progetto di viaggio con lui (13, 23) sono conclusivi per la paternità paolina. Né, viceversa, può invocarsi 2, 3 come inconciliabile con la missione apostolica e l'indipendenza della predicazione di Paolo: l'associarsi, con il «noi» (qui e altrove) ai lettori, è una forma di modestia, oppure suggerisce l'idea del nuovo popolo di Dio in opposizione all'antico (cf. 1, 2).

Ci sono, dunque, reali difficoltà contro la paternità paolina in senso assoluto. Per questo oggi la maggioranza dei critici cattolici, mantenendo la

parte sostanziale di Paolo, inclina ad affiancargli un redattore.

Questa soluzione è quasi insinuata nella risposta della Commissione biblica del 24 giugno 1914 (Enchiridion biblicum, nn. 429-31; cf. L. Pirot, Hébreux, in DBs, III, coll. 1436-40). La difficoltà sta nell'individuare questo personaggio misterioso. La molteplicità stessa delle opinioni mostra quanto poco esse siano fondate. Apollo (v.), Aristione (v.), Aquila (v.) e Priscilla (secondo A. Harnack, questa particolarmente, per qualcosa di femminile diffuso nella lettera), Sila, il diacono Filippo, Pietro stesso, sono stati proposti dagli uni (non cattolici) come autori, dagli altri come redattori. Già Clemente e Origene fanno i nomi di Luca e di Clemente Romano, come traduttori come redattori; mentre Barnaba fu ritenuto autore da Tertulliano e da qualche altro. Ma l'ipotesi di una traduzione è troppo in contrasto con il greco della lettera quasi immune da tracce della pretesa lingua originale. D'altra parte, le affinità di forma con gli scritti di Luca e di Clemente sono troppo superficiali, e mancano con la lettera attribuita a Barnaba. Ma poiché questa non è sua, rimane la possibilità d'antribuirgli la redazione dell'egli. E. E. Barnaba era giudeo ellenista, al corrente dell'irruzione masonic, perché levita; a conoscenza della letteratura alessandrina, come cipriota; ben visto, infine, nell'ambiente palestinese.

IV. CANONICITÀ

A torto il card. Gaetano ed Erasmo (L. Pirot, Hébreux, in DBs, III, coll. 1424) vedevano un'interdipendenza tra l'autenticità paolina e la canonicità dell'egli. E. di modo che questa non sarebbe canonica se non fosse di Paolo. Solo incidendamente l'autorità divina di uno scritto dipende dalla sua autenticità umana. Non è questo il caso.

S. Girolamo, insistendo sulle difficoltà di Latini a riguardo dell'egli. E. E. lascia capire che queste toccavano anche la sua canonicità (Epist. 129 ad Dardanum, 3: PL 22, 1103). Infatti l'egli. E. è rigettato dal prete romano Caio nella disputa con il montanista Proclo; è passata sotto silenzio da molti latini dei secoli. Il 11 (cf. sopra, III).

Per contro, la lettera è conosciuta, probabilmente, da S. Ignazio, dallo Pseudo-Barnaba, da S. Policarpo, dalla Didaché, certo da Clemente Romano. Vestigia di essa si hanno anche in Giustino e nel Pastore di Erma. In una lettera dello gnostico Tolomeo, conservata da S. Epifanio (Haer., 33, 3-7: PG 41, 557-68, particolarmente 564 C e 565 B) vi sono probabili allusioni all'egli E. Che l'accettasse S. Irene come canonica si sa da Eusebio (Hist. eccl., V, 26: PG 20, 509 B) e da qualche allusione nelle opere di lui. A Roma è citata da S. Ippolito, che però non la crede di Paolo, al dire di Fazio. La citano, che però non la crede di Paolo, al dire di Fazio. La citano, che però non la crede di Paolo, all'egli S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S. S.

Dopo la metà del secc. IV c'è unanimità anche in Occidente, nonostante qualche lievissima traccia degli antichi dubbi, che scompare con il decreto tridentino.

V. DESTINATARI, SCOPO II DATA DI COMPOSIZIONE

L'opinione che l'egli. E. fosse destinata ad etnico-cristiani, emessa da E. M. Roth nel 1836 e riprosa più tardi da E. Schürer, quindi da H. von Soden, E. Pfleiderer, R. Perdelwitz, M. Dibelius, J. Moffatt ed altri, tra i non cattolici; prospettata come possibile dai cattolici J. Quentel e A. M. Dubarle, è in contrasto con il largo uso della Bibbia, come lo allusione ai personaggi, così come a tutti dei Vecchio Testamento, con i raffronti minuziosi tra la vecchia e la nuova economia, con la mancanza d'accenni ad una comprensione dal paganesimo, infine con il pericolo, combattuto dalla lettera, di un ritorno al giudaismo. Destinazione giudeo-cristiana importante positiva-mente l'accenno ai Padri (1, 1), la nozione di popolo di Dio (2, 17; 5, 3; 7, 27; 9, 7; 11, 25; 13, 12).

Il diffuso parallelo con il popolo incredulo del deserto (3, 7-4, 13), la formola caratteristica σπέρμα "Αβραάμ (2, 16; cf. 11, 11, 18).

L'antichità cristiana non ha esatto sulla destinazione dell'egli. E. a fedeli venuti dal giudaismo, e ritenne pure che luogo di destinazione fosse la Palestina, anzi, più precisamente, Gerusalemme. Per questo secondo punto molti nomi sono stati fatti nei tempi moderni, perfino quello di Ravenna; ma due soli, oltre Gerusalemme, con una certa fondatezza: Alessandria e Roma. Per Alessandria il fondamento è assai labile: il colorito alessandrino della lettera. Per Roma si preme sull'accento e precedenti persecuzioni (10, 32 sgg.), sul saluto di quelli dell'Italia (13, 24). Th. Zahn pensa a una minoranza della comunità di Roma, a cui si riferirebbe anche Rom. 14, 1.

Accettando la destinazione gerosolimitana, si spiega meglio l'uso continuo e minuzioso del Vecchio Testamento, l'allusione a particolari del culto giudaico, la la conica espressione che Gesù "pati fuori della porta" (13, 12) e l'invito ad andargli "incontro fuori dell'accampamento" (13, 13), il persistere pericolo di ricaduta nel giudaismo, le pressioni dei non convertiti che giungono talvolta alla violenza. La comunità destinataria ha già avuto dei martiri nella persona delle "guide" (10, 32 sgg. 13, 7); mentre i fedeli non hanno ancora l'ottimo fino al sangue" (12, 4), ma hanno subito spoliazione di beni e molteplici vessazioni (10, 32 sgg.).

K. Bornhäuser ritiene che l'egli. E. non sia indirizzata a tutta la comunità di Gerusalemme, bensì al gruppo di sacerdoti convertiti, di cui in Act. 6, 7. La sua argomentazione, per quanto ingegnosa, non convince. Che la lettera sia indirizzata a tutta una comunità risulta dal cap. 13, che suppone varie categorie di persone, tra le quali anche le "guide" (vv. 7, 17, 24), distinte dalla massa dei lettori e superiori ad essa.

Scopo della lettera è quello, dunque, d'impedire un ripiegamento verso il giudaismo e rinfrancare nella fedeltà alla nuova alleanza, della quale si esaltano la dignità, il carattere definitivo e i vantaggi.

Quanto alla data di composizione pochi critici oltrepassano il 90, per la ragione che S. Clemente Romano (tra il 93 il 97) usa quasi certamente l'egli. E. Nè manca, anche tra cattolici, che resta entro il limite del 70. La maggioranza dei critici cattolici non va oltre il 66-67. Allo scoppiare, infatti, della guerra giudaica le condizioni dei giudeo-cristiani cambiarono radicalmente in Palestina: la comunità di Gerusalemme avrebbe cercato scampo altrove (a Pella, secondo Eusebio, Hist. eccl., III, 5: PG 20, 22; 9, 4; 11, 4; 12, 4; 13, 4; 14, 4; 15, 4; 16, 4; 17, 4; 18, 4; 19, 4; 20, 4; 21, 4; 22, 4; 23, 4; 24, 4; 25, 4; 26, 4; 27, 4; 28, 4; 29, 4; 30, 4; 31, 4; 32, 4; 33, 4; 34, 4; 35, 4; 36, 4; 37, 4; 38, 4; 39, 4; 40, 4; 41, 4; 42, 4; 43, 4; 44, 4; 45, 4; 46, 4; 47, 4; 48, 4; 49, 4; 50, 4; 51, 4; 52, 4; 53, 4; 54, 4; 55, 4; 56, 4; 57, 4; 58, 4; 59, 4; 60, 4; 61, 4; 62, 4; 63, 4; 64, 4; 65, 4; 66, 4; 67, 4; 68, 4; 69, 4; 70, 4; 71, 4; 72, 4; 73, 4; 74, 4; 75, 4; 76, 4; 77, 4; 78, 4; 79, 4; 80, 4; 81, 4; 82, 4; 83, 4; 84, 4; 85, 4; 86, 4; 87, 4; 88, 4; 89, 4; 90, 4; 91, 4; 92, 4; 93, 4; 94, 4; 95, 4; 96, 4; 97, 4; 98, 4; 99, 4; 100, 4; 101, 4; 102, 4; 103, 4; 104, 4; 105, 4; 106, 4; 107, 4; 108, 4; 109, 4; 110, 4; 111, 4; 112, 4; 113, 4; 114, 4; 115, 4; 116, 4; 117, 4; 118, 4; 119, 4; 120, 4; 121, 4; 122, 4; 123, 4; 124, 4; 125, 4; 126, 4; 127, 4; 128, 4; 129, 4; 130, 4; 131, 4; 132, 4; 133, 4; 134, 4; 135, 4; 136, 4; 137, 4; 138, 4; 139, 4; 140, 4; 141, 4; 142, 4; 143, 4; 144, 4; 145, 4; 146, 4; 147, 4; 148, 4; 149, 4; 150, 4; 151, 4; 152, 4; 153, 4; 154, 4; 155, 4; 156, 4; 157, 4; 158, 4; 159, 4; 160, 4; 161, 4; 162, 4; 163, 4; 164, 4; 165, 4; 166, 4; 167, 4; 168, 4; 169, 4; 170, 4; 171, 4; 172, 4; 173, 4; 174, 4; 175, 4; 176, 4; 177, 4; 178, 4; 179, 4; 180, 4; 181, 4; 182, 4; 183, 4; 184, 4; 185, 4; 186, 4; 187, 4; 188, 4; 189, 4; 190, 4; 191, 4; 192, 4; 193, 4; 194, 4; 195, 4; 196, 4; 197, 4; 198, 4; 199, 4; 200, 4; 201, 4; 202, 4; 203, 4; 204, 4; 205, 4; 206, 4; 207, 4; 208, 4; 209, 4; 210, 4; 211, 4; 212, 4; 213, 4; 214, 4; 215, 4; 216, 4; 217, 4; 218, 4; 219, 4; 220, 4; 221, 4; 222, 4; 223, 4; 224, 4; 225, 4; 226, 4; 227, 4; 228, 4; 229, 4; 230, 4; 231, 4; 232, 4; 233, 4; 234, 4; 235, 4; 236, 4; 237, 4; 238, 4; 239, 4; 240, 4; 241, 4; 242, 4; 243, 4; 244, 4; 245, 4; 246, 4; 247, 4; 248, 4; 249, 4; 250, 4; 251, 4; 252, 4; 253, 4; 254, 4; 255, 4; 256, 4; 257, 4; 258, 4; 259, 4; 260, 4; 261, 4; 262, 4; 263, 4; 264, 4; 265, 4; 266, 4; 267, 4; 268, 4; 269, 4; 270, 4; 271, 4; 272, 4; 273, 4; 274, 4; 275, 4; 276, 4; 277, 4; 278, 4; 279, 4; 280, 4; 281, 4; 282, 4; 283, 4; 284, 4; 285, 4; 286, 4; 287, 4; 288, 4; 289, 4; 290, 4; 291, 4; 292, 4; 293, 4; 294, 4; 295, 4; 296, 4; 297, 4; 298, 4; 299, 4; 300, 4; 301, 4; 302, 4; 303, 4; 304, 4; 305, 4; 306, 4; 307, 4; 308, 4; 309, 4; 310, 4; 311, 4; 312, 4; 313, 4; 314, 4; 315, 4; 316, 4; 317, 4; 318, 4; 319, 4; 320, 4; 321, 4; 322, 4; 323, 4; 324, 4; 325, 4; 326, 4; 327, 4; 328, 4; 329, 4; 330, 4; 331, 4; 332, 4; 333, 4; 334, 4; 335, 4; 336, 4; 337, 4; 338, 4; 339, 4; 340, 4; 341, 4; 342, 4; 343, 4; 344, 4; 345, 4; 346, 4; 347, 4; 348, 4; 349, 4; 350, 4; 351, 4; 352, 4; 353, 4; 354, 4; 355, 4; 356, 4; 357, 4; 358, 4; 359, 4; 360, 4; 361, 4; 362, 4; 363, 4; 364, 4; 365, 4; 366, 4; 367, 4; 368, 4; 369, 4; 370, 4; 371, 4; 372, 4; 373, 4; 374, 4; 375, 4; 376, 4; 377, 4; 378, 4; 379, 4; 380, 4; 381, 4; 382, 4; 383, 4; 384, 4; 385, 4; 386, 4; 387, 4; 388, 4; 389, 4; 390, 4; 391, 4; 392, 4; 393, 4; 394, 4; 395, 4; 396, 4; 397, 4; 398, 4; 399, 4; 400, 4; 401, 4; 402, 4; 403, 4; 404, 4; 405, 4; 406, 4; 407, 4; 408, 4; 409, 4; 410, 4; 411, 4; 412, 4; 413, 4; 414, 4; 415, 4; 416, 4; 417, 4; 418, 4; 419, 4; 420, 4; 421, 4; 422, 4; 423, 4; 424, 4; 425, 4; 426, 4; 427, 4; 428, 4; 429, 4; 430, 4; 431, 4; 432, 4; 433, 4; 434, 4; 435, 4; 436, 4; 437, 4; 438, 4; 439, 4; 440, 4; 441, 4; 442, 4; 443, 4; 444, 4; 445, 4; 446, 4; 447, 4; 448, 4; 449, 4; 450, 4; 451, 4; 452, 4; 453, 4; 454, 4; 455, 4; 456, 4; 457, 4; 458, 4; 459, 4; 460, 4; 461, 4; 462, 4; 463, 4; 464, 4; 465, 4; 466, 4; 467, 4; 468, 4; 469, 4; 470, 4; 471, 4; 472, 4; 473, 4; 474, 4; 475, 4; 476, 4; 477, 4; 478, 4; 479, 4; 480, 4; 481, 4; 482, 4; 483, 4; 484, 4; 485, 4; 486, 4; 487, 4; 488, 4; 489, 4; 490, 4; 491, 4; 492, 4; 493, 4; 494, 4; 495, 4; 496, 4; 497, 4; 498, 4; 499, 4; 500, 4; 501, 4; 502, 4; 503, 4; 504, 4; 505, 4; 506, 4; 507, 4; 508, 4; 509, 4; 510, 4; 511, 4; 512, 4; 513, 4; 514, 4; 515, 4; 516, 4; 517, 4; 518, 4; 519, 4; 520, 4; 521, 4; 522, 4; 523, 4; 524, 4; 525, 4; 526, 4; 527, 4; 528, 4; 529, 4; 530, 4; 531, 4; 532, 4; 533, 4; 534, 4; 535, 4; 536, 4; 537, 4; 538, 4; 539, 4; 540, 4; 541, 4; 542, 4; 543, 4; 544, 4; 545, 4; 546, 4; 547, 4; 548, 4; 549, 4; 550, 4; 551, 4; 552, 4; 553, 4; 554, 4; 555, 4; 556, 4; 557, 4; 558, 4; 559, 4; 560, 4; 561, 4; 562, 4; 563, 4; 564, 4; 565, 4; 566, 4; 567, 4; 568, 4; 569, 4; 570, 4; 571, 4; 572, 4; 573, 4; 574, 4; 575, 4; 576, 4; 577, 4; 578, 4; 579, 4; 580, 4; 581, 4; 582, 4; 583, 4; 584, 4; 585, 4; 586, 4; 587, 4; 588, 4; 589, 4; 590, 4; 591, 4; 592, 4; 593, 4; 594, 4; 595, 4; 596, 4; 597, 4; 598, 4; 599, 4; 600, 4; 601, 4; 602, 4; 603, 4; 604, 4; 605, 4; 606, 4; 607, 4; 608, 4; 609, 4; 610, 4; 611, 4; 612, 4; 613, 4; 614, 4; 615, 4; 616, 4; 617, 4; 618, 4; 619, 4; 620, 4; 621, 4; 622, 4; 623, 4; 624, 4; 625, 4; 626, 4; 627, 4; 628, 4; 629, 4; 630, 4; 631, 4; 632, 4; 633, 4; 634, 4; 635, 4; 636, 4; 637, 4; 638, 4; 639, 4; 640, 4; 641, 4; 642, 4; 643, 4; 644, 4; 645, 4; 646, 4; 647, 4; 648, 4; 649, 4; 650, 4; 651, 4; 652, 4; 653, 4; 654, 4; 655, 4; 656, 4; 657, 4; 658, 4; 659, 4; 660, 4; 661, 4; 662, 4; 663, 4; 664, 4; 665, 4; 666, 4; 667, 4; 668, 4; 669, 4; 670, 4; 671, 4; 672, 4; 673, 4; 674, 4; 675, 4; 676, 4; 677, 4; 678, 4; 679, 4; 680, 4; 681, 4; 682, 4; 683, 4; 684, 4; 685, 4; 686, 4; 687, 4; 688, 4; 689, 4; 690, 4; 691, 4; 692, 4; 693, 4; 694, 4; 695, 4; 696, 4; 697, 4; 698, 4; 699, 4; 700, 4; 701, 4; 702, 4; 703, 4; 704, 4; 705, 4; 706, 4; 707, 4; 708, 4; 709, 4; 710, 4; 711, 4; 712, 4; 713, 4; 714, 4; 715, 4; 716, 4; 717, 4; 718, 4; 719, 4; 720, 4; 721, 4; 722, 4; 723, 4; 724, 4; 725, 4; 726, 4; 727, 4; 728, 4; 729, 4; 730, 4; 731, 4; 732, 4; 733, 4; 734, 4; 735, 4; 736, 4; 737, 4; 738, 4; 739, 4; 740, 4; 741, 4; 742, 4; 743, 4; 744, 4; 745, 4; 746, 4; 747, 4; 748, 4; 749, 4; 750, 4; 751, 4; 752, 4; 753, 4; 754, 4; 755, 4; 756, 4; 757, 4; 758, 4; 759, 4; 760, 4; 761, 4; 762, 4; 763, 4; 764, 4; 765, 4; 766, 4; 767, 4; 768, 4; 769, 4; 770, 4; 771, 4; 772, 4; 773, 4; 774, 4; 775, 4; 776, 4; 777, 4; 778, 4; 779, 4; 780, 4; 781, 4; 782, 4; 783, 4; 784, 4; 785, 4; 786, 4; 787, 4; 788, 4; 789, 4; 790, 4; 791, 4; 792, 4; 793, 4; 794, 4; 795, 4; 796, 4; 797, 4; 798, 4; 799, 4; 800, 4; 801, 4; 802, 4; 803, 4; 804, 4; 805, 4; 806, 4; 807, 4; 808, 4; 809, 4; 810, 4; 811, 4; 812, 4; 813, 4; 814, 4; 815, 4; 816, 4; 817, 4; 818, 4; 819, 4; 820, 4; 821, 4; 822, 4; 823, 4; 824, 4; 825, 4; 826, 4; 827, 4; 828, 4; 829, 4; 830, 4; 831, 4; 832, 4; 833, 4; 834, 4; 835, 4; 836, 4; 837, 4; 838, 4; 839, 4; 840, 4; 841, 4; 842, 4; 843, 4; 844, 4; 845, 4; 846, 4; 847, 4; 848, 4; 849, 4; 850, 4; 851, 4; 852, 4; 853, 4; 854, 4; 855, 4; 856, 4; 857, 4; 858, 4; 859, 4; 860, 4; 861, 4; 862, 4; 863, 4; 864, 4; 865, 4; 866, 4; 867, 4; 868, 4; 869, 4; 870, 4; 871, 4; 872, 4; 873, 4; 874, 4; 875, 4; 876, 4; 877, 4; 878, 4; 879, 4; 880, 4; 881,

di L. Piot, XII, Parigi 1938, pp. 269-372; J. Bonsivren, Pari, 1933.

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