EDESSA ("Edesse"), - In origine Orhai, donde il nome Osroene alla regione di cui fu capitale, era situata a nord-ovest della Mesopotamia sul fiume Scirtus; dagli Arabi fu chiamata ar-Ruhā, oggi Urfa. Fu fondata dal re Seleuco I che le dette il nome dell'omonima città macedone; Anticoo IV la chiamò Antiochia "presso Callirroe". Fu capitale dell'Ostroene dal 137 a. C. al 216 d. C. Divenuta romana sotto Pompeo, fu poi contesa nelle guerre romano-partiche finché nel 217 divenne colonia romana. Caracalla vi fu ucciso nel 217. Distrutta da un terremoto, fu riedificata dall'imperatore Giustino I che la chiamò Giustinopoli. Nel 609 fu espugnata dai Persiani. Nel 709 Goffredo di Buglione la elevò a contea il conti vi si succedettero fino al 1144. Dopo esser passata dai Mongoli di Hūlāgū ai musulmani d'Egitto, fu conquistata dai Turchi ottomani nel 1637. Tra i suoi 15 sovrani, che avevano il titolo di abgar, è noto quello dell'abgar Ukkāmā per la leggenda cristiana che lo riguarda (v. Turchi).
I. Il Cristianesimo in E
Lasciando Abgar (v.) di Addai, si deve ritenere che il cristianesimo, introdotto probabilmente nel tempo apostolico, fosse già organizzato in E. nella metà del sec. II. Oltre alla testimonianza dell'epitaffio di Abercio, Eusebio (Hist. eccl., V, 23) ci dà notizia di un Sinodo dell'Oroene verso il 197, che inviò una lettera sulla controversia della Pasqua. Non è fondata l'opinione che il re Abgar IX (179-216) è la corte si facessero cristiani. Certo è che verso quel tempo E. ricevette da Serapione d'An-tiocchia il primo vescovo cattolico, Palùt. Con questa consacrazione la Chiesa di E. entra nell'orbita delle Chiese greche, essa che probabilmente fino al-lora aveva fatto parte della corrente giudeo-cristiana.
E. divenne il centro di irradiazione del cristianesimo nella Siria orientale e quindi anche in Persia durante il sec. III. Il suo dialetto aramaico, cioè il siriano letterario, servì per la versione diretta siriana del Vecchio Testa-mento chiamata pētītā, che ivi probabilmente vide la luce verso l'inizio dell'era cristiana. Più tardi Taziano componeva in siriano, forse ivi stesso, il suo Diatessaron. Le persecuzioni di Decio e di Diocleziano fecero in E. dei martiri fra cui vanno ricordati: Šarbil, Gūrā, Šērōnā, c. Ḥabbīb. Al Concilio di Nicea partecipò Ajallāhā (Ethi-lans), vescovo di E. Durante il sec. IV la Chiesa edessena fu illustrata dall'opera di s. Efren (v.). Le controversie cristologiche portarono gravi turbamenti nella Chiesa di E.: a Rabbōlā (4:2-3:3), strenuo difensore dell'or-todossia, successe Hībū (4:3-5:7), assolto dal Concilio di Calcedonia, ma autore della lettera a Mārī condannata nel V Concilio ecumenico. Con Giacobbe Baradco però (5:1-7:8) vi si stabilì il monofisionismo e da allora si ebbe quasi sempre in E. una doppia gerarchia (monofisita ed orto-dossa). Della gerarchia latina ivi costituita al tempo delle Crociate resta come ricordo l'attuale sede titolare metropolitala di E. di Osroene. Analoga sede, sempre titolare, vi è per i Siri cattolici. Pochi i Latini (curati dai Cap-puccini) e pochi anche i maroniti, caldei e armeni cattolici.
Per i monumenti cristiani di E., V. OSROENE.
II. SCUOLA DI E
È la Nisibi (v.) e madre della nuova scuola nisibena. Quando nel 363 Gioviano cedette Nisibi ai Persiani, una parte della popolazione cri-stiana andò verso Oriente; così la scuola fondata da
EDEN - L'E. con i quattro fumi. Miniatura dell'Ottaviano, conte-nuto nel cod. Vatic. grec. 746, f. 35' (sec. xii)-Biblioteca Vaticana.

EDESSENI ATTI, V.: ATTI DEI MARTIRI ORIENTALI.