EHRLE, FRANZ. - Cardinale, insigne medievalista, prefetto della Biblioteca Vaticana, n. ad Iany (Württemberg) il 17 ott. 1845, m. a Roma il 31 marzo 1934. Entrato nella Compagnia di Gesù (1861), studiò in Germania ed in Inghilterra (1873-77), dove fu ordinato sacerdote e poi addetto al ministero in Liverpool.
Nel 1878 entrò nella redazione degli Stimmen aus Maria Lauch (più tardi Stimmen der Zeit) e si trasferì nel Belgio, iniziandovi la sua attività letteraria. Si proponeva di scrivere la storia della scolastica, progetto realizzato poi solo con parecchi notevoli contributi. Nel decennio 1880-90 lavorò intensamente a Roma e in altri centri culturali sia in Italia che all'estero. Insieme al Deutsche pubblicò l'Archiv für Literatur und Kirchengeschichte des Mittelalters (7 voll., Berlino-Friburgo in Br. 1885-1900, di cui i tre ultimi quasi esclusivamente del solo E.), vera miniera di erudizione medievale. Nel 1890, dopo aver pubblicato il primo volume della Storia della biblioteca papale, entrò nel Consiglio della Biblioteca Vaticana, di cui fu poi (1891-1914) prefetto. In tale posizione rifulsa il suo ingegno d'organizzatore e di coraggiose e felice novatore. A lui si deve la completa riorganizzazione, l'attrezzatura moderna, nonché l'arricchimento della Vaticana, che divenne un centro d'attrazione per i dotti di tutto il mondo. Egli stesso ha descritto, in parte, la sua opera e la sua esperienza nello Zentralblatt für Bibliothekswesen, 33 (1916), pp. 197-227; vedi anche ibid., 8 (1891), pp. 504-10; Die Überführung der gedruckten Bücher der Vaticana aus dem Appartamento Borgia in die neue Leomische Bibliothek und ihre Neuordnung, 15 (1898), pp. 17-33 (trad. II. in Rivista delle biblioteche e degli archivi, 9 [1898], pp. 5-11, 19-25; 16 (1899), pp. 533-38; 26 (1900), pp. 245-63). Sue iniziative furono i cataloghi a stampa dei manoscritti della Biblioteca Vaticana, le grandi edizioni fotografiche in cui sono stati riprodotti i più insigni codici della biblioteca stessa, dal Virgilio Vaticano e Romano alla Bibbia greca del IV sec.; dal Tolomeo greco del fondo urbinato al Ro-

(fot. Felici)
Fu operosissimo e fecondo fino alla più tarda età; tutte le sue opere e contributi sono pregevoli tanto per contenuto quanto pel metodo e per la ponderazione dei giudizi. Tra le principali vanno ricordate: Bibliotheca theologiae et philosophiae scholasticae selecta, in collaborazione con altri (Parigi 1885-94, 5 voll.); Historia Bibliothecae Romanorum Pontificum tum Bonifatiiune tum Acenionensis (Roma 1890); Gli affreschi del Pinturicchio nell'appartamento Borgia nel Palazzo Apostolico Vaticano, in collaborazione con E. Stevenson (ivi 1887); I più antichi statuti della Facoltà teologica di Bologna (ivi 1932). A lui si deve anche la redazione della «Forma di regolamento per la custodia e l'uso degli archivi e delle biblioteche ecclesiastiche» inviata dalla Segreteria di Stato ai vescovi d'Italia il 30 sett. 1902 (Roma 1902). Fu collaboratore per moltissimi anni delle Stimmen der Zeit; notevoli sono tra gli altri i suoi articoli sulla questione romana: Benedikt XV. und die Lösung der römischen Frage, 91 (1916), pp. 505-35; Die römische Frage, 92 (1916), pp. 79-94; Weitere Erörterungen zur römischen Frage, ibid., pp. 481-94. Prezioso soprattutto il contributo apportato dall'E. per la topografia della zona del Vaticano. Un primo
studio topografico è quello dal titolo Ricerche su alcune antiche chiese del Borgo di S. Pietro, in Atti della Pont. accad. rom. di archeologia (2ª serie, 10 [1910], pp. 1-43); più tardi seguito da L'oratorio di S. Pietro sul sito della antica «Scuola dei Franchi», in Oratorio di S. Pietro (Roma 1924, pp. 25-34); segue poi la trattazione Dalle carte e dai disegni di Virgilio Spada dai cond. Vaticani latini 11257-58, in Memorie (ibid., 1 [1928], pp. 1-97).
Per la storia della città di Roma e delle sue trasformazioni dal Rinascimento in poi le sue introduzioni alle piante maggiori di Roma dei secc. XVI-XVII riprodotte a cura della Biblioteca Vaticana, cioè Roma al tempo di Giulio III, La pianta di Roma di Leonardo Bufalini del 1551 (Roma 1911); Roma prima di Sisto V, La pianta di Roma Du Pérac-Lefrény del 1577 (ivi 1908); Roma al tempo di Clemente VIII, La pianta di Roma di Antonio Tempesta del 1593 (Città del Vaticano 1932); Roma al tempo di Urbano VIII, La pianta di Roma Maggi-Maupin-Losi del 1625 (Roma 1915); Roma al tempo di Clemente X, La pianta di Roma di Giambattista Valda del 1676 (Città del Vaticano 1931); Roma al tempo di Benedetto XIV, La pianta di Roma di Giambattista Nolli del 1742 (ivi 1932); La grande veduta Maggi Mascardi (1615) del tempo di Palazzo Vaticano (Roma 1911).
Inizio infine, in collaborazione con H. Eager, la storia del Palazzo Vaticano: «Der vaticanische Palast in seiner Entwicklung bis zur Mitte des XV. Jahrhunderts», I, Città del Vaticano 1935.