ENRICO di GAND. - Filosofo e teologo, n. a Gand nei primi decenni del sec. XIII, m. il 20 giugno 1293.
E. è uno dei massimi fra i numerosi grandi pensatori belgi del medioevo. Nei decenni immediati dopo la morte di S. Tommaso egli fu, insieme con il suo compatriota Goffredo di Fontaines, uno dei professori più eminenti dell'Università di Parigi. La sua filosofia ha avuto un influsso grande e durevole, mentre invece la sua persona cadde presto in dimenticanza e divenne oggetto di leggende. Oggi sappiamo che egli non era un discendente della nobile famiglia Goethals di Gand, come per secoli si credette, che non appartiene mai all'Ordine dei Serviti. Le uniche date certe delle sue vita sono: nel 1267 canonico di Tournai, nel 1276 arcidiacono di Bruges e a cominciare da quest'anno insegnante all'Università di Parigi, nel 1277 doctor theologiae a Parigi. Opere principali: la Summa theologica (stampata a Parigi nel 1520 con il titolo Summa quaestionum ordinarium, e Ferrara nel 1646) e i Quodlibeta, che hanno una grande importanza nella storia del pensiero medievale (stampati a Parigi nel 1518, a
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Venezia nel 1605 e 1613. Gli vengono inoltre attribuiti un Commento alla Fisica di Aristotele, Quaestiones sulla Metafisica — un trattato di logica (tutti inediti).
I 15 Quodlibeta, che E. discusse a Parigi fra il 1276 e il 1292, danno un'immagine viva delle questioni controverse che stavano allora al centro dell'interesse scientifico. Gli avversari principali, contro cui E. si indirizzano in queste dispute, sono Goffredo di Fontaines ed Elidio Romano. Anche nella lotta fra il clero secolare e gli Ordisi mendicanti, E. prese ripetutamente posizione nel corso dei suoi Quodlibeta, schierandosi contro i privilegi degli Ordini.
Fra gli argomenti filosofici e teologici, che E. ha trattato, si trova in primo luogo il problema molto discusso, e diventato attuale allora per causa di Egidio Romano, se fra l'essenza e l'esistenza sia da ammettere una distinzione reale o no. Sembra che E. fosse il primo a trovare per questo problema la famosa formula essenziale di esse-existentiali, che nei decenni seguenti servì tanto spesso da titolo a tutta la discussione. Egli negava (in opposizione ad Egidio) la distinzione reale, però non è accontentata neppure di una semplice distinzione realista, ma sceglie una via di mezzo: la distinzione intentionalis, che prelude alla distinzione formale degli scetisti.
Tra gli altri problemi importanti va anzitutto menzionata la questione, allora scontante, se ci siano una o più forme sostanziali nel compositum, in particolare nella l'uomo. E. nel suo primo Quodlibet (1276) si pronunciò per la dottrina tomista dell'unicità della forma, ma in seguito cambiò opinione, essendo questa tesi divenuta sospetta per le condanne del 1277. Dal suo secondo Quodlibet il poi ritiene l'unicità della forma solo per la natura inorganica e organica, ma non per l'uomo. In questo s'aggiunge all'anima razionale la forma corporei-tatis come seconda forma sostanziale: una dottrina che in seguito sarà molto discussa e avversata.
Originali sono pure le teorie psicologiche e gnoseologiche di E., in cui un empirismo abbastanza spinto si associa a una forma particolare della teoria agostiniana dell'illuminazione. Nell'opposizione fra intellettualismo e volontarismo, punto di divergenza fra i vari sistemi psicologici e morali del secc. XIII. E. sta dalla parte dei volontaristi e difende ripetutamente tale posizione contro Goffredo di Fontaines, il rappresentante di un intellettualismo estremo. Per E. la volontà ha un primato assoluto sulla ragione; contrariamente all'intelletto, che prima di diventare attivo è passivo, la volontà è una potentia simpliciter activa a cui spetta la parte di padrona e non di serva riguardo all'intelletto; perciò l'assenza della beatitudine consiste non nel conoscere Dio, ma nell'amarlo: «Deus semper magis diligitur quam cognoscitur et hoc qua voluntas per dilectionem magis unitur fini quam intellectus per cognitionem» (quodl. 13, q. 2).
Si è discusso assai a quale indirizzo filosofico si debba scrivere E. Una vecchia tradizione, che sembra risalire a Suárez, gli attribuiva un platonismo estremo, talora opposto alle verità cristiane; più tardi s'è parlato di platonismo cristianizzato e infine di eclettismo (De Walf). Ma studi recenti (Paulus) hanno dimostrato che lo spirito che domina la sintesi filosofica di E. è senza dubbio ispirato al platonismo. Questo platonismo va più propriamente caratterizzato come un agostinismo indipendente dall'agostinismo francescano del sec. XIII e fortemente influenzato dalla filosofia di Avicenna. Ma a questa metafisica platonizzante si sovrappongono, senza fondersi insieme, un pronunciato nominalismo ed empirismo. In corrispondenza a questo dualismo esistente nel sistema, l'influsso storico di E. è stato duplice: ha preparato la via sia al realismo di Sotto come al nominalismo di Guglielmo Occam.