ENRICO DI GAND

ENRICO di GAND. - Filosofo e teologo, n. a Gand nei primi decenni del sec. XIII, m. il 29 giugno 1293.

E. è uno dei massimi fra i numerosi grandi pensatori belgi del medioevo. Nei decenni immediati dopo la morte di s. Tommaso egli fu, insieme con il suo compatriota Goffredo di Fontaines, uno dei professori più eminenti dell'Università di Parigi. La sua filosofia ha avuto un influsso grande e durevole, mentre invece la sua persona cadde presto in dimenticanza e divenne oggetto di leggende. Oggi sappiamo che egli non era un discendente della nobile famiglia Goethals di Gand, come per secoli si credette, e che non appartenne mai all'Ordine dei Serviti. Le uniche date certe della sua vita sono: nel 1267 canonico di Tournai, nel 1276 arcidiacone di Bruges e a cominciare da quest'anno insegnante all'Università di Parigi, nel 1277 doctor theologiae a Parigi. Opere principali: la Summa theologica (stampata a Parigi nel 1520 con il titolo Summa quaestionum ordinariarum, e a Ferrara nel 1646) e i Quodlibeta, che hanno una grande importanza nella storia del pensiero medievale (stampati a Parigi nel 1518, a

Venetia nel 1608 e 1613). Gli vengono inoltre attribuiti un Commento alla Fisica di Aristotele, Quaestiones sulla Metafisica e un trattato di logica (tutti inediti).

I 15 Quodlibeta, che E. discusse a Parigi fra il 1276 e il 1292, danno un'immagine viva delle questioni controverse che stavano allora al centro dell'interesse scientifico. Gli avvenuti principali, contro cui E. si indirizza in queste dispute, sono Goffredo di Fontaines ed Egidio Romano. Anche nella lotta fra il clero secolare e gli Ordini mencitanti, E. prese ripetutamente posizione nel corso dei suoi Quodlibeta, schierandosi contro i privilegi degli Ordini.

Fra gli argomenti filosofici e teologici, che E. ha trattato, si trova in primo luogo il problema molto discusso, e diventato attuale allora per causa di Egidio Romano, se fra l'essenza e l'esistenza sia da ammettere una distinzione reale o no. Sembra che E. fosse il primo a trovare per questo problema la famosa formula etsecestentia et estcestentia, che nei decenni seguenti servì tanto spesso da titolo a tutte la discussione. Egli nega (in opposizione ad Egidio) la distinzione reale, però non se accontenta neppure di una semplice distinctio rationis, ma sceglie una via di mezzo: la distinctio intentionalis, che prelude alla distinzione formale degli scotiati.

Tra gli altri problemi importanti va anzitutto menzionata la questione, allora scottante, se ci siano una o più forme sostanziali nel compositum, in particolare nell'uomo. E. nel suo primo Quodlibet (1276) si pronunciò per la dottrina tomista dell'unicità della forma, ma in seguito cambiò opinione, essendo questa tesi divenuta sospetta per le condanne del 1277. Del suo secondo Quodlibet in poi ritiene l'unità della forma solo per la natura inorganica e organica, ma non per l'uomo. In questo s'aggiunge all'anima razionale la forma corporeitatis come seconda forma sostanziale: una dottrina che in seguito sarà molto discussa e avversata.

Originali sono pure le teorie psicologiche e gnoscologiche di E., in cui un empirismo abbastanza spinto si associa a una forma particolare della teoria agostiniana dell'illuminazione. Nell'opposizione fra intellettualismo e volontarismo, punto di divergenza fra i vari sistemi psicologici e morali del sec. XIII. E. sta dalla parte dei volontariaci e difende ripetutamente tale posizione contro Goffredo di Fontaines. Il rappresentante di un intellettualismo estremo. Per E. la volontà ha un primato assoluto sulla ragione; contrariamente all'intelletto, che prima di diventare attivo è passivo, la volontà è una potentia simpliciter activa a cui spetta la parte di padrona e non di serva riguardo all'intelletto; perciò l'essenza della beatitudine consiste non nel conoscere Dio, ma nell'amarlo: « Deus semper magis diligitur quam cognosciur et hoc quia voluntas per dilectionem magis unitur fini quam intellectus per cognitionem » (quodl. 13, q. 2).

Si è discusso assai a quale indirizzo filosofico si debba ascrivere E. Una vecchia tradizione, che sembra risalire a Suárez, gli attribuiva un platonismo estremo, talora opposto alla verità cristiane; più tardi s'è parlato di platonismo cristianizzato e infine di selettismo (De Wulf). Ma studi recenti (Paulus) hanno dimostrato che lo spirito che domina la sintesi filosofica di E. è senza dubbio ispirato al platonismo. Questo platonismo va più propriamente caratterizzato come un agostinismo indipendente dall'agostinismo francescano del sec. XIII e fortemente influenzato dalla filosofia di Avicenna. Ma a questa metafisica platonizzante si sovrappongono, senza fondersi insieme, un pronunciato nominalismo ed empirismo. In corrispondenza a questo dualismo esistente nel sistema, l'influsso storico di E. è stato duplice: ha preparato la via sia al realismo di Scoto come al nominalismo di Guglielmo Occam.

BIBLI: M. De Wulf, Etudes sur Henri de G., in Histoire de la phil. sédotique dans les Pays-Bas et dans la principauté de Liège (Mémoires neuronales de l'Acad. Royale de Belgique, 51), Bruxelles 1895; id., Histoire de la phil. en Belgique, Bruxelles-Parigi 1910, pp. 80-116; id., Hist de la phil. médiévale, II, 6e ed., Levania-Parigi 1936, pp. 297-303, 308-309 (trad. II. di V. Miano, Firenze 1942, pp. 373-78, 383-84); E. Hocedec, Gilles

de Rome et Henri de G. sur la distinction réelle (1276-87), in Gregorianum, 8 (1927), pp. 358-84; id., Le premier Quodlibet d'Henri de G. (1276), ibid., 9 (1928), pp. 92-117; J. Paulus, Henri de G., essai sur les tendances de sa métaphysique (Etudes de phil. médiévale, 25), Paris 1938 (bibl.); M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, vers. II, Milano 1939, pp. 138-201; T. V. Nys, De Werbing van het menselijk Verstand volgens Hendrik van Gent, Lovanio 1940. Anneliese Maier

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“ENRICO DI GAND.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 244. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/enrico-di-gand.