ENUMA ELIS

ENUMA ELIS. - Titolo del maggior poema religioso e mitologico dei Babilonesi e Assiri, così denominato dalle sue due prime parole, le quali valgono «quando sopra»; gli studiosi moderni lo chiamano di solito, non del tutto esattamente, «Il poema della creazione»; esso dovrebbe portare invece il titolo di «Poema dell'esaltazione di Marduk», poiché il suo scopo è appunto quello di narrare come Marduk, figlio di Ea e fino allora divinità del tutto secondaria del pantheon mesopotamico, divenne il dio nazionale più in vista della Babilonia.

Il poema fu composto ai tempi della prima dinastia di Babele, quando la Babilonia, segnatamente sotto il suo re Hammurapi (1750 ca. a. C.), assunse tanto nella politica quanto nella civiltà una posizione molto brillante, da qualche poeta babilonese nella lingua epico-innistica di quel tempo, da fonti in parte redatte in lingua sumera, sebbene in sumero non esistesse un poema di così ampio respiro. Gli Assiri le adottarono quale loro poema nazionale, ancorché il dio esaltato fosse Marduk, divinità babilonese, diversa dal loro dio nazionale Assur. In una delle redazioni assire il nome del dio è cambiato in quello or ora menzionato. Esso non ci è pervenuto integro, ma possiamo ricostituire quasi tutto il suo contenuto. È in versi ed è diviso in sette tavole, L'ultima, che tratta dei nomi di Marduk, è stata aggiunta in un secondo tempo alle sei che hanno per argomento la vita ed esaltazione del dio. Questo mito era noto anche ad altre nazioni dell'Oriente antico ed ha influito sui loro racconti mitici.

Il poema comincia con la descrizione dei tempi primevi, quando non esisteva ancora nulla tranne Apsu e Tiāmat, i quali mescolavano insieme le loro acque; allora furono creati gli dèi Lajmu e Lajamu, e da questi discesero le altre divinità, tra le quali anche i componenti della triade suprema, Anu, Enlil ed Ea. La più giovane generazione degli dèi si diede a schiamazzare e, siccome disturbava i sonni di Apsu, fu deciso di distruggerli; ma essi furono salvati da Ea, quando questi riuscì ad uccidere Apsu. Da Ea e sua moglie Damkina fu generato Marduk, dotato di qualità straordinarie, di doppia divinità. Ma Tiāmat volle vendicare la morte del marito e preparò la guerra di sterminio contro gli dèi, nominando a capitano dell'impresa Qingu. Gli dèi spaventati accettarono il consiglio di Ea di eleggere a loro capo il giovane Marduk. Infatti, convocata un'assemblea generale, essi conferirono a Marduk il supremo potere, pronti a combattere si suo seguito contro le schiere mostruose di Tiāmat. Marduk fu proclamato re, si armò di tutto punto ed ingeggò il combattimento con la dea infuriata, che egli riuscì ad abbattere. Con il suo corpo Marduk fece il cielo e la terra. Con ciò il dio diede principio alla costruzione dell'universo, dalle stelle del cielo alle piante, agli animali e all'uomo, che venne impastato con argilla e con il sangue di Qingu. Poi egli divisò il pantheon in due schiere, gli Igigi e gli Anunnaki, e si apprestò ad accettare i doni offertigli in segno di riconoscenza dai suoi compagni. Gli dèi costruirono per lui la Babele celeste con il famoso tempio Esagila. Segui un grandioso banchetto, durante il quale il dio supremo del pantheon tenne un discorso in onore del dio vincitore e collocò le armi di Marduk in cielo. La tavola sesta finisce con un alato inno in onore del dio esaltato. Nella settima si spiegano i cinquanta nomi di Marduk.

BBL.: A. Deimel, «E. a. - sive casa Babyloniana de creatiens mundi», Roma 1926; G. Furlani, Il poema della creazione (E. c.), Bologna 1934; R. Labat, Le poème babylonien de la création, Parigi 1935.

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“ENUMA ELIS.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 260. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/enuma-elis.