ERINNI. - Divinità minori greche, delle quali sono oscure i incerte la natura e la etimologia del nome: sarebbero personificazioni delle nubi temporales, o gli spiriti dei morti uccisi ingiustamente e non vendicati, o maledizioni personificate. In Omero sono esseri paurosi: richiamate dalle maledizioni, vengono dagli Inferi avvolte nella nebbia e spingono gli uomini ad azioni malvagie. Esiste le dice nate dal sangue sgorgato dai genitali di Urano, sono temibili, ma anche favoriscono la fertilità e la fecondità. In Eschilo perseguitano Oreste dopo l'uccisione di Clitennestra: terribili e giuste vendica-

ERINCLAK, DIOCESI di. - Pianta della chiesa del monastero di Karapet.
scritte forse in collaborazione con Notchero; Epistolae ad quendam Hugonem monachum (PL 139, 1129-1366) tratta di questioni cronologiche; le Regulae Herigeri in abacum (ed. N. Bubnov, Gerberti opera mathematica, Berlino 1899, pp. 205-23) lo mostrano distinto matematico. Altre opere sono perdute. Sigerberto di Gembloux attestava che E. aveva raccolto molti testi di Padri contro Pascesio Radberto. Nel 1655 il Cellet pubblicò un anonimo De corpore et sanguine Domini che subito il Mabillon rivenerdicava a E. Il Pez invece lo attribuiva « Gerberto (Silvestro II) e sotto questo nome è ristampato dal Migne (PL 189, 179-88). Secondo Hauck ogni attribuzione è infondata; « giudizio del Dümmler l'opera autentica di E. si trova nel ms. 969 dell'Università di Gand con il titolo: Herigeris abbatis exsageratio plurimorum auctorum de corpore et sanguine Domini, che è in sostanza un florilegio di testi sulla reale presenza (Ilario, Ambrogio, Agostino, Gregorio, Beda, Pascasio Radberto) da opporre a Ratramno, con un epilogo del compilatore. Di questo parere è anche l'Amann. Invece Heurtentvent, Morin, Vernet ritengono giusta l'attribuzione del Mabillon. L'autore esordisce rievocando le divergenze di Pascasio e di Ratramno intorno all'Eucaristia; riproduce molti testi per l'una e l'altra tendenza concludere piuttosto a favore di Pascasio, nella cui dottrina si conciliavano la figura « la veritas. Per spiegare l'identità del corpo eucaristico con quello nato dalla Vergine e nunzia questo principio; « credendum in ipsa immolationis hora... illud (corpus) angelorum ministerio in sublime deportari altare, quod est ipse Christus... coniectuque illius unum fieri » (col. 187). Frase oscura e infelice, ma non così gravida di errori (dualismo eristologico-eucaristico), come alcuni hanno affermato.