EROE

EROE. - Dal greco ἠμμὸς «signore, principe», di etimologia incerta, denota, in genere, chi si eleva al di sopra degli altri per forza, potenza e nobiltà. La figura dell’e. si trova nella mitologia e nel culto di tutti i popoli perché risponde al bisogno di con-centrare in un essere umano, sublimato nel cielo della divinità, la storia e l’indole del gruppo umano che l’ha foggiatto.

In genere l’e. è un uomo, autore di imprese gloriose e difficili a beneficio del suo gruppo, imprese che gli hanno procurato dopo morte la venerazione che circonda il suo sepolcro, divenuto luogo di culto e sede di oracoli. Che si tratti di un essere originariamente umano è dimostrato dal fatto che il genere di culto che si tributa all’e. è quello proprio dei defunti e delle divinità infere; cioè: sacrifizio di tipo espiatorio (ἐννυχιακός), compiuto di notte, non sopra un altare ma su un basso tumulo di terra (ἐννυχιακός) simile al focolare domestico, immolando vittime nere, rivolte con il muso verso terra, e bruciando completamente la vittima (olocausto). La differenza dal rituale funerario consiste nella diversità dello scopo che per i defunti è quello di sostentare la umbraglia vita, abbeverandoli del sangue della vittima, per gli e. è invece imperatori a beneficio di chi lo compie. La Grecia è il paese che ha più accentuato il culto degli e., nato dalla fede nella sopravvivenza di quei grandi spiriti che furono in vita benefattori del proprio gruppo. L’in-fusso che irradia dalla loro tomba è soprattutto di due generi: o salutare (Asclepio, Alcme, Jaro) o mantico (Calcante, Tiresia, Glauco, Anfiano, Trofonio). Il san-tuario delico fu il legislatore del culto degli e. in quanto era di sua spettanza disciplinare la diffusione delle colonie, fissando il culto da tributare all’e. fondatore (olocausto). A Delfi si celebrava annualmente una festa dedicata agli e., cioè ai morti di Delfi (ἡμμὸς, Plut. Quæst. gr., 12).

Anche nei riguardi della rappresentazione artistica l’e. è un antenato divinizzato; viene infatti raffigurato con le cose usate in vita: cavallo, cane, armi, o simbo-leggiato da un serpente che è l’animale iconico per eccel-lenza. Le sue religioni, vere o fittizie, sono il centro irra-ditore del suo potere.

L’e. è dunque un uomo divinizzato dopo la morte a causa delle sue gesta: è questo il processo ascendente dell’eroizzazione, sostenuto da E. Rohde, U. Wilamowitz, M. Nilsson. Ma si è verificato talora anche un processo discendente: quando cioè talune divinità sono sedute al livello di semidei o di eroi a causa del diffondersi di nuove più comprensive e universali divinità, processo verificato parallelamente alla maggiore unificazione delle stirpi greche (E. Meier, H. Ussener, G. De Sanctis); è questo il caso di Agamennone, Menelao, Neleo; il dif-fondersi dell’epopea omertà ha assai contribuito a questa degradazione.

Fa eccezione a questo duplice processo di croizaz-zione, ascendente o discendente, il caso dei miti propri delle popolazioni primitive a regime sociale totemistico. Queste riconoscono il loro c. mitico generalmente in un animale (lupo, canguro, corvo, mantide) il quale avrebbe compiuto imprese straordinarie guidando il canto nel luogo di sua dimora, stabilendo le leggi tribali, ecc. L’emblema di questo c. mitico orna l’ingresso del villaggio, è ripro-dotto sulle armi o sul corpo dei guerrieri; la specie vi-vente che lo rappresenta è fatta oggetto di interdizioni speciali e costituisce il centro di una grande festa diretta alla persistenza e all’incremento della tribù.

Il culto degli e. è stato sempre in favore nei gruppi umani, perché la loro figura è più vicina agli uomini che non quella degli dèi.

Entrano in Grecia, nella categoria degli e. i morti illustri, i fondatori di colonie, i fondatori o restauratori politici di città, i fondatori di una associazione cultuale o di una scuola filosofica, ecc.

Con l’epoca ellenistica, che facilitò il sorgere di nuove associazioni di culto, sorse anche la venerazione di e. privati, finché questo epietto finì, come attestano le iscrizioni dell’epoca, per essere sinonimo di defunto.

Bibl.: K. Breysig, Die Entstehung des Gottesgedanken in der Heilbrigner. Berlin 1903; P. Pfister, Reliquienkult im Altertum, 2 voll. Giessen 1909, 1912; S. Czarnowski, Le culte des héros et ses conditions sociales, Parigi 1914; E. Rohde, Pile, trad. it., Bari 1914; S. L. R. Farnell, Greek hero cults and ideas of im-mortality, Londra 1921; A. van Deursen, Der Heilbrigner. Gesu-mung 1931; G. Da Sanctis, Storia dei Greci, 3a ed., Firenze 1943, pp. 285-90.