EROE CULTURALE

EROE CULTURALE. - È una figura che si in-conta nella mitologia di molte popolazioni primi-tive ed ha una funzione secondaria: subordinata di fronte all’Essere Supremo. È più vicina di questo all’umanità, alla quale procura in genere dei vantaggi immediati: non è, però, sempre benefica. È anche creatore l’a dove la creazione, considerata lavoro, viene attribuita ad un essere subalterno all’Essere Supremo: in tal caso può essere anche il caposti-pite in qualità di demiurgo. È in genere l’artefice dell’ordinamento attuale del mondo, senza avere per lo più carattere etico; interviene direttamente con metodi molto umani nelle cose di questa terra.

Tale figura ha attirato l’attenzione degli storici delle religioni sia per l’analisi delle sue caratteristiche, sia per la posizione che essa ha nelle polemiche sulla formazione del concetto di divinità. Tale polemica si trova riassunta in un articolo pubblicato nel 1906 da P. Ehrenreich (cf. bibliografia). In esso l’autore critica la teoria di K. Breysig, come quelle di altri autori appartenenti alla scuola evoluzionistica, occupati direttamente di indi-retamente dell’argomento, quali Max Müller, E. B. Tylor, D. Brinton, J. Frazer fino ad Andrew Lang che ne tratta nel suo Making of religions (Londra 1901). In particolare egli nota una netta contraddizione nelle idee di Breysig,

secondo il quale la formazione del concetto e della figura di Dio deriva presso i primitivi da quella di un eroico, forte e saggio uomo. Tale uomo, però, secondo il Brey-sing, non è un individuo terrestre della lontana preistoria, un essere del genere umano, ma una figura ideale, nella quale l'esigenza della spiritualità umana è portata alla più alta espressione sensibile e l'uomo alla fine si inchina all'ideale che egli stesso ha creato. Più coerente è, invece, (sempre secondo P. Ehrenreich), E. Durkheim, il quale, pur interpretando senza spirito critico la documentazione etnologica, ritiene che l'idea dei grandi dèi presso i primitivi sia venuta dagli antenati totemici ed abbia una base nella figura dell'e. C. Per W. Wundt, infine, gli dèi furono concepiti dapprima come eroi; in un secondo tempo, poi, come esseri spirituali. Opposta è la opinione dello Ehrenreich. Egli, d'accordo con la teoria della scuola storico-culturale di Vienna sul monoteismo originario dei primitivi, sostiene che è dall'Essere Supremo che viene a staccarsi man mano a far marsi la figura dell'e. C., il quale acquista vita e vigore in proporzione inversa di quanto l'idea dell'Essere Supremo viene ad affievolirsi, presso culture che si allontanano dalla forma originaria. La figura dell'e. C. manca infatti tra i Piempi, presso i quali il concetto e il culto dell'Essere Supremo hanno la loro manifestazione più pura. La troviamo, tuttavia, presso popolazioni anche esse molto primitive quali quelle della California centro-stretturionale. Demiurgo nello tradizioni cosmogoniche degli Algonchini è Nanabozho (conosciuto anche come Manabush, Nessou, Michabo, ecc. presso un gran nut-moro di tribù). Per gli Ona della Terra del Fuoco Teumakel, l'Essere Supremo, Colui che sta in cielo, poco a cura delle cose degli uomini, tranne che per infliggere loro delle punizioni, quali la morte, e lascia a Kenos, il primo uomo, l'incarico di occuparsi delle cose di questo mondo. Anzi dà a lui anche il compito di dar forma all'universo e di stabilire le regole sociali e religiose che devono essere osservate dagli uomini. La figura più importante nella mitologia degli Ottentotti dopo Tsui Goab, l'Essere Supremo, è Heitsi Eibib, eroe demiurgo nato da una vergine, autore di imprese meravigliose, morto il riantò più volte, che ha assimilato molti tratti del vecchio Essere Supremo. In Africa troviamo la figura dell'e. C. anche nelle credenze degli Hierro, dei Cafri, dei Sudanesi dell'interno.

La credenza in e. C. è diffusissima e forse generale in Australia; variano da tribù a tribù i particolari delle imprese da essi compiute, ma lo sfondo della narrazione di queste è pressoché identico. Una delle figure più caratteristiche è Putaputia, il protettore degli Aranda. Essi, come ritiene A. W. Howitt, non crearono gli uomini, ma li perfezionarono soltanto con i loro insegnamenti. Tra i Warrungeri, però, la creazione degli uomini è attribuita agli e. C. L'è. C. dei Maori era Tane, figlio del Cielo e della Terra. Aveva anche il carattere di creatore. Maui, invece, l'eroe di molti miti polinesiani, non partecipò alla vicenda della creazione, ma è lui che costringe il sole ad un corso regolare, che procura agli uomini il fuoco e compie in loro favore molte imprese. Ma dove la figura dell'e. C. ha maggiore sviluppo è tra gli indigeni americani, non solo tra le popolazioni più primitive quali appunto quelle sopra citate, ma anche tra le popolazioni a cultura più evoluta. Tale è appunto il Bochica dei Chibcha, che costituisce uno degli esempi più chiari di eroe civilizzatore. Subordinato all'Essere Supremo Chi-mi-ni-gaga, è lui che insegnò agli uomini l'agricoltura, le arti, la pietà e poi si ritirò dalle cose di questo mondo, intervenendo di nuovo una sola volta per impedire una inondazione della valle di Bogotá. Strano è, però, che alcune tradizioni riferiscono che egli a sua volta si servì di un altro essere per completare la sua opera fra gli uomini, un secondo e. C., Menquetara Saggia. Ciò è forse da attribuire ad una confusione di tradizioni, o meglio ad una ripetizione di una identica figura attraverso un accavallamento di versioni differenti di uno stesso mito, che vengono poi a costituire un unico racconto.

BIBL. A. W. Howitt, The native tribes of South East Australia, London 1904, passim; P. Ehrenreich, Götter und Heilbringer, in Zeitschrift für Ethnologie, 38 (1906); W. Hodge, Handbook of American Indians North of Mexico, Washington 1907-10 (Bull. of Bureau of Amer. Ethnol., Smithsonian Institution, 30); A. L. Kroeber, Handbook of the Indians of California, Washington 1925 (Bull. of Bureau of American Ethnol., Smithsonian Institution, 28); W. Schmidt, Der Ursprung der Gotteside, I-VI, Münster 1926-1940, passim; W. Wundt, La psicologia dei popoli, Torino 1920; H. Baumann, Schöpfung und Urzeit des Menschen im Mysthys der Africanischen Völker, Berlin 1936, passim; Handbook of South American Indians, I-V, Washington 1946-49, passim (Bull. of Bureau of American Ethnol., Smithsonian Institution, 143); P. Bertazzoni, Atti e leggende, I, Torino 1948, passim. Tullio Tentori