ESAPLE (IN GR. ΤᾺ ἘΞΑΠΛΩ͂, LAT. HEXAPLA; MENO FREQUENTE È IL SINGOLARE ΤῸ ἘΞΑΠΛΩ͂Ν)

ESAPLE (in gr. τὰ ἐξαπλῶ, lat. hexapla; meno frequente è il singolare τὸ ἐξαπλῶν). - Con questo vocabolo, che val quanto «sestuplice», l'antichità cristiana Origene (v.), che trascrisse, o fece trascrivere, tutto il Vecchio Testamento, sei volte in sei colonne parallele, contenenti per ordine: 1) il testo ebraico in caratteri ebraici; 2) il testo ebraico trascritto in caratteri greci; 3) la versione greca di Aquila; 4) di Simmaco; 5) SETTIMANA SANTA (v.); 6) quella di Teodozione.

In questo immane lavoro Origene si proponeva un duplice scopo, scientifico insieme e pratico, l'uno in servizio della polemica religiosa, l'altro dell'esegesi biblica. Poiché la versione greca dei Settanta, allora in uso ufficiale in tutte le Chiese cristiane, differiva qua a là dal testo ebraico (in più, in meno, in senso diverso), accadeva sovente che nelle controversie religiose con i giudei i cristiani, citando in greco alcun passo del Vecchio Testamento in prova della messianità di Gesù Nazareno e della verità della religione cristiana, si sentissero rispondere che quel passo non si trova nel testo originale e però non vale. Affinché dunque gli apologeti cristiani sapessero quello che i giudei ammettono e quello che no, per convincerli con un'autorità da essi riconosciuta, Origene lo mostrò loro nelle E. in due modi: 1) già con il semplice porre la versione dei Settanta di fronte al testo ebraico ed alle versioni fatte su di esso; 2) nella stessa colonna 5ª (dei Settanta) segnando in margine con un obolo (linetta orizzontale, per lo più con un punto sopra e sotto) ciò che si trovava in greco ma non in ebraico, e inserendovi con il marchio d'un asterisco o stelletta si è ch'era in ebraico e non nel greco dei Settanta (ne toglieva l'espressione greca per lo più dalla versione di Teodozione).

Contemporaneamente in quella 5ª colonna Origene perseguiva il secondo scopo: dare alle Chiese cristiane un testo biblico insieme corretto ed uniforme. I codici greci dei Settanta si suo tempo presentavano divergenze fra loro ed errori in buon numero. Egli, scelto un buon codice del tipo (come mostra un attento studio comparativo) del famoso codice Vaticano III (con qualche eccezione), ne corresse le mende sul testo ebraico aiutandosi con le altre versioni greche. Si raggiunse così la correttezza in grado notevole. L'uniformità si sarebbe anche ottenuta se tutte le Chiese avessero adottata la recensione testuale di Origene. Ma ci consta, per l'autorevole testimonianza di s. Girolamo e per altri indizi, che l'uso, almeno pubblico, del testo esaplare si restrisse alle Chiese di Palestina, nella cui capitale civile, Cesarea, il gigantesco lavoro fu terminato e si conservava.

Molto più profondo e vasto influsso ebbero invece le E. sugli studi biblici, nel ceto dei dotti. Non se ne trasse mai una copia integrale (si calcola che dovessero

riempire 50 grossi volumi di formato atlanto); ma, in compenso, molte parziali, di due sorte: 1) se ne copiava a parte un solo libro (ad es., il Salterio, come nei frammenti del Cairo e dell'Ambrosiana) con tutte le colonne in diseso, almeno le greche; 2) si trascrivava interamente soltanto la 5ª colonna (Settanta) e di fianco si riportava una scelta di buone lezioni delle altre colonne, ossia di Aquila, Simmaco, Teodozione. Da copie siffatte provengono le tante citazioni di lezioni esaplari, che ci furono tramandate nei commenti dei Padri greci (p. es., di s. Giovanni Giacostomo e di Teodoreto al Salmi) e in margine a codici dei Settanta. Su sinali copia fu poi fatta (negli 22. 675-17) la versione siriana, detta perciò sirosalare, della quale una buona metà si conserva in un prezioso codice della Biblioteca Ambrosiana (l'altra metà era in mano del belga Andrea Masius, ma con la sua morte [1573], quel codice è scomparso) e altri frammenti in codici di Parigi e di Londra.

Dalle E. non vanno singhiste, anzi neanche propriamente distinte, le Heptaple e le Octaple, di cui parlano alcuni codici e scrittori. Origene, nelle sue ricerche di manoscritti biblici, trovò, oltre le tre menzionate versioni totali del Vecchio Testamento, tre altre parziali, cioè d'alcani libri soltanto (Giabbe, Salmi, prefeti minori) e anonime; anche quelle, con i nomi di quinta, sesta, settima (versione), incorporò nelle sue E., portandone così le colonne, in quei libri, a sette od otto.

Operò distinta sono invece le Tetraple, estratte dalle E. con l'omissione delle due colonne ebraiche, non senza qualche variante o miglioria introdotta nella colonna dei Settanta. Ce ne giunse qualche lezione speciale in codici e scrittori; l'originale andò travolto, come le E., nell'invasione e dominazione araba.

BIBLI. TOMO: A. M. Ceriani, Codex Syro-hexaplari: Ambrosianus photolithographicus editus, Milano 1874; F. Field, Origens Hexaplorus quae supersunt, Oxford 1875 (v. anche PG 15, 16); C. Taylor, Hebrew-Greek Cairo Genius palimpsestii, Cambridge 1900; G. Mercati, D'un palimpsesto ambrosiano contenente i Salmi exopti, in Atti dell'Abradonia delle trionze di Torino, 31 (1895), pp. 635-663; di questo importantissimo palimpsesto e in preparazione (1900) un'edizione fototipica per cura del medesimo card. Mercati, 'Studi: H. B. Sweet, Un introduction to the Old Testament in Greek, 2ª ed., Cambridge 1914, pp. 59-86; J. Vandervorst, Introduction aux textes hébreu et grec de l'Ancien Testament, Malmö 1935, pp. 93-103; F. G. Kenyon, The text of the Greek Bible, Londra 1937, pp. 33-35; H. W. Robinson, The Bible and its ancient and English Versions, Oxford 1940, pp. 33-34. Alberto Vaccari

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“ESAPLE (IN GR. ΤᾺ ἘΞΑΠΛΩ͂, LAT. HEXAPLA; MENO FREQUENTE È IL SINGOLARE ΤῸ ἘΞΑΠΛΩ͂Ν).” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 338. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/esaple-in-gr-ta-eksaplo-lat-hexapla-meno-frequente-e-il-singolare-to-eksaplon.