FABRI, HONORI. - Cesuita, poligrafo, n. a Viven-le-Grand (Ain) il 5 apr. 1607, m. a Roma 158 marzo 1588. Da prima stimato professore di filosofia, fisica e matematica - Lione (1646-60); poi penitenziere di S. Pietro a Roma (1660-80), dove, oltre agli impegni del suo nuovo ufficio, continuò ad attendere alle predilette scienze naturali.
Pronto e veritable d'ingegno, molto scrisse intorno ai più svariati argomenti; ma soprattutto assecondò, con eccessiva vivacità, la sua spiccata inclinazione alla controversia, prendendo parte attiva alle questioni più disputate ai suoi tempi, giovanissimo e probabilissimo. Accennando solo al Tractatus physicus de motu locali (Lione 1646), al Tractatus duo, quorum prior de plantis et de generatione animalium, posterior de homine (2 voll., Parigi 1666), nel quale ultimo data della circolazione del sangue da lui osservata indipendentemente, quantunque posteriormente, all'Harvey, al Physica, id est scientia rerum corporarum (1, Lione 1666; II-III, 1617; IV-V, 1617), sono degne di nota le opere seguenti di controversia teologica, che suscitarono molto scalpore: Philosophus a Dialogus de opinione probabili (Roma 1659) in difesa del probabile, in Dialogus doctrinae moralis Societatis Iesu (Lione 1670), dove, al precedente, altri dialoghi faceva seguire contro i rigoristi, come il domenicano V. Baron e il canonista P. Fagnani, aggiungendo altri opuscoli di diversi autori intorno allo stesso argomento. L'opera, messa all'Indice nel 1673, perchè pubblicata senza la preventiva censura romana, frutto all'autore e giorni di prigione, "45 liberioris carceris, et 5 paulo stricioris et inhonestis" (Reusch [V. BIBLICA.], p. 502). Intanto l'Apologeticus usciva in 24 edizione, accresciuta del doppio (2 voll., Colonia 1672), dove comparivano anche una confutazione delle Provinciali di Pascal, e, sotto i due pseudonimi di B. Stubrock e L. Carter, alcune note contro G. Wendrock - L. Montalto. L'opera fu di nuovo proibita nel 1672 e 1673, e le due serie di note ebbero pure la loro condanna particolare (1673, 1678). Quantunque a lui venissero attribuite, il F., però, negò sempre di esserne l'autore. Anche degne di ricordo sono: Corolla Virginea (Palermo 1655) in difesa dell'Immacolata Concezione; Euphimeder, seu vir ingeniosus (Lione 1660) sugli studi di umanità - retorica; e in difesa delle virtù del chimico, questione allora viaccamente dibattuta, il Pulvis Peruvianus vindicatus (1655).
Nella questione delle regalie, sorta fra Luigi XIV e Innocenzo XI, il F. manifestò il suo parere che si trattasse di cose puramente temporali; ma avendo partecipato per il re, quantunque non ammettesse affatto gli errori gallicani, dovette rinunciare alla carica di penitenziere.