FACOLTÀ. - Principio prossimo immediato di attività nell'essere vivente. Esprime i concetti di potenza, energia, forza, capacità.
La dottrina delle f., quale la presenta la filosofia tradizionale, può essere dedotta da un quadriplice ordine di considerazioni: a) l'anima non è sempre attiva, conscia; suppone quindi la realtà di forze che da una relativa inerzia la inducano al-
l'azione; b) i nostri sensi parimente agiscono secondo dei ritmi discontinui; c) le nostre azioni sono di differente e spesso discorde natura se paragonate a vicenda; d) nonostante questa poliedrica e intermitente attività noi sperimentiamo una convergenza nell'unità del principio cui attribuiamo ogni nostra azione spirituale, sensibile, o vitale. S. Tommaso (Stim. Theol., 1a, q. 78, a. 4) e S. Bonaventura (I Sent., d. 3, p. 2, a. 1, q. 3 ad 3) definiscono le f. come «principium proximum et immediatum operationum animae». Non consegue da questa definizione che le f. tutte risiedano esclusivamente nell'anima. Mentre essa è la sede unica delle potenze inorganiche (intelletto e volontà), l'intero composto umano è soggetto delle f. che si esercitano per mezzo degli organi (Stim. Theol., 1a, q. 77, a. 5 e Quaest. dispit. de anima, II, 12 ad 16).
In quanto potenze le f. hanno un intrinseco rapporto o tensione all'atto, e questo atto è differente secondo l'oggetto. La diversità degli atti e degli oggetti pone il fondamento della distinzione e della molteplicità delle f. (Stim. Theol., Iac. cit., a. 3). che invece Scoto ripone nella formalità propria delle singole potenze (Quodl. q. 13, n. 30). La classifica-zione aristotelica (De anima, II, 3) ammette cinque generi di f.: la f. vegetativa (δρεπτικὸν), l'appetitiva (δρεπτικὸν), la sensitiva (κύβητικὸν), la locomotiva (κινητικὸν). L'intellettiva (νοητικὸν). Gli scolastici accettarono, senza apportarvi rilevanti modificazioni, la classificazione dello Stagirita. Ecco lo schema delle f. secondo S. Tommaso: potenza vegetativa, tripartita in nutritiva, aumentativa e generativa; sensitiva, specificata in cinque sensi esterni (visa, udito, odorato, gusto e tatto) e quattro interni (senso comune, fantasia, estimativa e memoria); appetitiva, che si duplica in sensibile e razionale (volontà); locomotiva o motrice; intellettiva per le cognizioni che superano la sfera della sensibilità. Le classificazioni delle f. in attive e passive, superiori e inferiori, sono intuitive, così da non richiedere spiegazioni.
Ammessa la definizione secondo la quale le f. sono principi per mezzo dei quali l'anima opera, è evidente la necessità di stabilire tra questa e quelli una distinzione. Controversa ne è però la natura. Alberto Magno, Tommaso, Egidio Romano, Vasquez, Suárez più genericamente i romani difendono le distinzione reale, facendo proprio il principio dell'Anglico: «Cum potentia animae non sit eius essentia, oportet quod sit accidens» (Stim. Theol., 1a, q. 77, a. 1 ad 5). Scoto invece con la sua scuola (probabilmente anche S. Bonaventura), nell'intento di salvare l'unità dell'anima, che gli sembra compromessa nell'opinione opposta, asserisce che tra anima e f. intercede soltanto la distinzione formale (Coxon., II, d. 16). Occam e nominalisti infine, sostenendo l'identità reale tra la sostanza gli attributi, ammettono fra anima e f. una semplice distinzione di ragione.
Distinte a vicenda, le f. hanno una loro gerarchia, un ordine di priorità e dignità. Gerarchicamente le f. vegetative sono subordinata e ordinate alle sensitive e queste alle razionali. Quanto alla priorità, essa può essere riguardata sotto un duplice aspetto: temporale-storico e empirico. Sotto il primo aspetto si sottolinea la differenza di funzione: la successiva delle f., così che il neonato offre un tipico predominio delle potenze vegetative, cui presto s'inserisce la sensibilità affettiva e motoria, mentre l'esercizio pieno dell'intelligenza e del volere coinvolge con uno stadio ulteriore dello sviluppo corpore. Sotto l'aspetto empirico si considera la priorità nel significato di predominio: cioè si ricerca quale tra le f. imperii nella vita dell'uomo adulto medio. La risposta è relativa allo psichismo individuale: a seconda della prevalenza della sensibilità, dell'intelligenza o della volon-
tarietà si avrà un predominio direttore-operativo della
f. corrispondente. Finalmente la dignità delle potenze
ha dato luogo alla controversia scolastica tra intellettua-
listi e volontaristi. Anche qui i due tendenze pomeran-
zano rispettivamente verso S. Tornasco e Sotto. L'Ange-
lico, aristotelico, scrive: "Si ergo intellettus et voluntas
considerentur secundum se, sic intellettus criminari
invenitur" (Sum. Theol., 1°, q. 8a, a. 3), e prova il suo
intellettualismo sia dalla maggior nobiltà dell'oggetto,
sia dall'influenza che la ragione esercita sul volere. Sotto,
sulle tracce di s. Agostino e di s. Bonaventura, difende
il primato della volontà, fondandosi principalmente sulla
maggior eccellenza dell'amore di Dio in confronto della
sua conoscenza e sulla funzione direttrice che esercita la
volontà sull'attività intellettuale (Ovv., IV, d. 49, q. 4).
"Non conveni in parte intellettiva hoc imperare nisi
voluntati" (loc. cit., d. 1, q. 2, n. 3).
La filosofia moderna fin dal suo esordire ha ri-
fuitato la concezione scolastica delle f. Descartes,
identificando l'essenza dell'anima con il pensiero,
annullò ogni distinzione tra quella e le sue potenze.
Spinoza e i monisti rigettarono formalmente le f.
Leibniz le ridusse a possibilità. Il più noto tra gli
avversari della dottrina delle f. e Herbart, che però
non la impugnò nella sua formulazione classica
(che egli dichiarava "psicologia mitologica"), bensì in
quella assunta da Kant, che classifica le f. in rappre-
sentative, affettive e conative. Anche Beneke nega la
loro realtà di forze psichiche originarie e distinte,
riducendole ad abitudini acquisite.
Un posto singolare nella moderna interpreta-
zione delle f. è riservato alla scuola scozzese che,
partendo dall'analisi dei fatti psichici e dalla consta-
tazione della loro molteplicità, ammette una serie di
attitudini o capacità, cause delle specifiche manife-
stazioni della vita conssia. Ma se anche, in polemica
contro gli associazionisti, Reid e segnaci affermano
vigorosamente l'esistenza delle f. e dell'anima, tut-
tavia reputano che studiare la natura di questa non
spetti alla psicologia, la quale deve occuparsi delle
sole realtà che ci è dato conoscere empiricamente,
cioè operazioni e f.
Fouillée, Renouvier, Ribot, ecc., premonito sul-
l'unità della funzione psichica, ignorano le f. nel
senso tradizionale. Così ancora, per coerenza siste-
matica, sono esse rifiutate dai positivisti, che con
Paulsen riducono le potenze a forme di pensiero, e dai
difensori del dinamismo (v.), che identifica inte-
gralmente l'energia con la realtà.
BIBLIO: Otto le opere citate, c. 1; A. Garnier, Traité des
facultés de l'âme, Parigi 1832; W. Hamilton, Lectures on meta-
physics and logic, Londra 1859-60; I. Taine, De l'intelligence,
Parigi 1870; C. Gutberlet, Der Kampf um die Seele, Magnona
1869; J. Geyser, Lehrbuch der allgemeine Psychologie, 3a ed.,
Münster in West, 1920; A. Rozwaldowski, Distintio potentiam
substantia secundum doctrinam s. Thomas, in Gregorianum,
16 (1935), pp. 272-81.