EVO

EVO. - Dal gr. αἰών (αἰτῶν : lat. aevum) indica il tempo, la durata di qualcosa, così che secondo la varia concezione dell'essere si hanno varie nozioni di e. opposte e discordanti.

Nei presocratici αἰών indica un certo «periodo di tempo», ad es., la durata della vita di un uomo: così l'empedocle parla di un e. «incessante» (ἐμπεδόχος αἰών : fr. B 17, 5); Anassimene (fr. A 6), Anassimandro (fr. A 10) e lo stesso Empedocle (fr. B 16, 2) parlano di un e.

«immenso» (ἀστέος αἰών). In Platone, non si sa per quale processo di sviluppo, alcun indice l'orientità di cui il mondo visibile diventa la visibile immagine (εἰκών) e il tempo in e. l'intermediario (Tit., 37 d-38 b). Tale sviluppo è invece più visibile in Aristotele; trattando della durata dei corpi celesti, dopo aver detto che i suoi predecessori con divino senso (θείασις) avevano introdotto lo αἰών per indicare la durata totale propria di ciascun essere: τό γάρ τέλος τό παράγον τόν ἦτος ἐκστόχος γάρων, οὗ μήδεν εἶναι κιττό σύνων..., continua affermando che «per la stessa ragione» si può dire αἰών la durata (infiniti) di tempo di tutto il cielo e la totalità del tempo fino all'infinito: «significato questo, osserva Aristotele, fondamentale e originario perché αἰών viene da «essere sempre» (ἀπὸ τοῦ αἰτίου) e quindi essere «immortale ed eterno» (ἐξίστιχος καὶ θεός : De coelo, I, 9, 279 a. 23-28). C'è quindi ancora, come in Platone, l'intima connessione fra tempo e eternità, ma l'eternità è posta dentro la natura stessa.

Ciò è stato ben avvertito da Plotino (Eun., III, 7; περί αἰώνες καὶ πρόγον) il quale, riprendendo la posizione del Timoe platonico, libera lo αἰών da ogni dipendenza e inserisce nel mondo fisico per metterlo in diretta connessione con l'anima e il mondo intelligibile e farne una proprietà (αἰτίαστος): in alcun modo può essere che la qualità dell'essere assolutamente immutabile di ciò di cui non si può dire che è stato o che sarà, ma che è semplicemente, l'essere stabile che non ammette modificazioni nell'avvenire e che non s'è cambiato nel passato... vita perenne» (Fmn., loc. cit., III, 7, 3). Ma nello sviluppo del neoplatonismo Proclo critica lo stesso Plotino in quanto, fedele alla sua teoria delle ipostasi e alla tecnica della partecipazione, egli pone lo αἰών al di sopra dell'infinito e il tempo al di sopra dell'immagine: così prima di tutte le cose eterne esiste l'eternità in sé e prima delle cose temporali il tempo (Procli elementa Theologiae, prop. 52-53, ed. L. R. Dodds, Oxford 1933, p. 50 sq.). Secondo il Dodds (loc. cit., p. 228) Proclo raccoglie una lo sviluppo del pensiero greco, compreso Aristotele, fino alle dottrine magiche: così si trova il plurale αἰώνες e si ha un Αἰών postatizzato e definito che ne è il principio e quasi la sostanza. In s. Agostino la concezione platonica è filtrata attraverso la sua esperienza della conversione e diventa l'eternità della trascendenza come il punto di convergenza della storia sin dei popoli come dei singoli individui (infantia, pueritia, adolescentia...). Nella scolastica aristotelica invece l'e. diventa la durata intermedia fra il tempo e l'eternità, propria degli esseri incorruttibili (corpi celesti, intelligenze) e s. Tommaso la chiama «aeternitas participata» (cf. Quodl., V, 4, 7; Sum. Theol., 1a, q. 10, a. 5) la quale quindi, con la caduta della incorruttibilità degli astri, resta esclusiva proprietà delle creature spirituali. L'e. è quindi la durata e la misura della durata delle sostanze spirituali finite che hanno l'essere distinti dall'essenza (In I Sent., dist. 19, q. 2, a. 2; ed. P. Mandonnet, I, Parigi 1929, p. 471), ovvero la pienezza di essere della loro immutabile essenza come realtà spirituale.

BIBL.: H. Bonitz, μίνων, in Index Aristotelicus, Berlino 1870, 23 b 13-24; H. Leisegant, Die Begriffe der Zeit und Ewigkeit im späteren Platonismus (Beitr. d. Gesch. d. Philos. m. Theol. d. Mittelst., Bd. 13, Heer. 4), Münster in W. 1913; Fr. Beemelmann, Zeit und Ewigkeit nach Thomas von Aquino, Münster in W. 1914; J. Guitton, Le temps et l'éternité chez Plotin et M. Augustin, Parigi 1933; H. Diels-W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, I, Berlino 1934; W. R. Inge, The Philosophy of Plotinus, II, 3a ed., Londra 1941, p. 100 sqq.; F. Stegmüller, Meister Dietrich V, Freiburg über die Zeit in den Sein, in Arch. d'hist. doctr. et lit. du M. A., 13 (1942), pp. 153-22.

Cornelio Fahro