FARDELLA, MICHELANGELO. - Filosofo, n. a Trapani nel 1650, m. a Napoli il 8 gen. 1718. Fu in Messina a contatto con G. A. Borelli, a Parigi durante tre anni frequentò gli ambienti cartesiani; insegnò a Roma a Modena, finché nel 1693 fu chiamato all'Università di Padova. Nel 1691 pubblicò a Venezia una Logica (Universae philosophiae systema, tomus I); nel '95 un trattato di matematica; nel '98 la sua opera maggiore Animae humane natura ab Augustino detecta (Venezia 1698). Scritti minori, specialmente polemici, uscirono nella Galleria di Minerva. Nel 1709 andò a insegnare a Barcellona; rientrò a Napoli nel 1718.
Pensatore disordinato ed incerto, ebbe tuttavia fama assai diffusa; fu in corrispondenza con Leibniz, con la
cui dottrina della monadi sembra incontrarsi; non fu ignoto al Berkeley, al cui immaterialismo sembrò avvicinarsi. In realtà il suo merito principale fu di aver contribuito a diffondere in Italia la conoscenza del cartesianesimo, connettendolo con la tradizione agostiniana e ponendolo in relazione con certi temi dell'indagine scientifica galileiana. A proposito dello scottante problema del rapporto fra estensione e pensiero egli sembrò orientarsi nel senso di Malebranche, mettendo in dubbio la realtà di una estensione materiale, di un mondo di oggetti esterni. Anzi, seppure in forma dubitativa, così da meritare da Berkeley l'accusa di scetticismo, egli venne domandandosi perché mai Dio, che poteva direttamente operare sull'anima, avrebbe dovuto, poco economicamente (entità non sunt praeter necessitatem multiplicanda), ricorrere all'intermediario della materia, la cui funzione non si riesce a giustificare e la cui azione diretta sull'anima appare incomprensibile. Se sogni e allucinazioni sono continuate prove che l'uomo può aver impressioni senza che sussistano oggetti corrispondenti, «perché non potrebbe darsi che, pur non essendo mai esistito il sole, l'occhio tuttavia vede il sole come realmente presente?». Dopo aver discusso nella Logica la realtà della materia, nel trattato Sull'anima egli venne dimostrando su basi agostiniane la spiritualità dell'anima ed il valore dell'interiorità, battendo fra l'altro sul tema dell'illuminazione. L'opera, che è in gran parte occupata dall'esame del De quantitate animae, del De immortalitatus animae, e del X libro del De Trinitate di S. Agostino, è ricca di un vivo senso dell'esperienza interiore, ove vengono armonizzandosi nella tradizione agostiniana i temi fecondi della meditazione cartesiano-malebranchiana.