FATO

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FATO. - È la sorte, il destino che incombe su qualcosa su qualcuno secondo un processo di cause il cui svolgersi è necessario ed il risultato finale inevitabile. Il termine greco εἰμαρμένην significa congiungimento e connessione che hanno le serie delle cause nel loro svolgersi nel tempo (Psello, De omnifaria doctrina, cap. 78: PG 122, 736 B). Il latino (εἰμαρμένην a fando dictum intelligamus): s. Agostino, De Civitate Dei, V, 9, 3), rimanda ai decreti originari pronunciati dalla divinità.

Nella classicità greca la εἰμαρμένην ebbe in prevalenza significato cosmologico. Nei presocratici, speciali-

mente in Eratico, è la necessità cosmica (ἐνάγκη), la legge universale che penetra l'essenza del tutto, la energia del "corpo eterno" (il fuoco) deriungo delle cose (Eratico, Frumenti, ed. R. Walter, fr. A. 8, p. 23). In Platone la scissione fra mondo intelligibile e apparenza sensibile metteva il primo sotto il governo razionale della provvidenza (πρόνοια) e abbandonava il secondo nella sua totalità al f., l'irrazionale e l'assenza della legge. Il significato cosmologico riprende il pieno sopravvento con gli stessi. Stobbe ci fa sapere che Crisippo, d'accordo con Platone, avrebbe distinto la provvidenza dal f. (Ed., I, 5, 15; H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Anzi nella scuola stoica si attribuiva alle cose un quadruplice modo di divenire: secondo necessità, secondo il f., secondo elezione (libertà) e secondo fortuna (Stobbe, loc. cit.; Diels, op. cit., 326 a). Molteplicità di cause la quale, però, era più apparente che reale perché, in questa filosofia, che riprendeva con maggiore consapevolezza il "fisico" universale dei presocratici, l'unica realtà era il corpo e la forza dappertutto operante. L'energia del calore cosmico (δύναμις πνευματικὴ). Perfetta equivalenza quindi sul piano metafisico fra natura-necessità- provvidenza-Giovese-f., affermata esplicitamente nella complazione stoica De mundo (7, 404 b 9 sgg.) della F. Aristotele e da Seneca molte volte (De benef., IV, 8, 3; De prov., V, 7).

Lo sforzo degli aristotelici, dello stesso Epicuro e dei neoplatonici mirò a vincolare il problema dell'esistenza umana dalla secca in cui l'aveva lasciato la filosofia precedente: di qui la ricerca fioritura che si ha nei secoli, e in cui di trattati sul f. Il più notevole AFRODITE (v.) che, prendendo direttamente di petto la teoria stoica, sottrae anzitutto al f., le azioni libere e quelle del mondo fisico che avvengono per arte o per caso; di più ammette che gli stessi fenomeni fisici creduti necessari (natura) possono nel loro svolgersi essere impediti da cause sopraggiunte, cosicché i fenomeni naturali sono tutti nel loro fondo di natura contingente (ἐνάγκη). Plotino critica con la stoica anche la soluzione aristotelica di Alessandro (Em., III, 1, 8-9) e fonda la libertà umana sull'indipendenza delle anime individuali. Nel tardo neoplatonismo di Proclo si vuol accentuare la ripresa del platonismo primitivo filtrato con le dottrine orfiche. Tra sono le cause dell'ordine: la nemesi (ἀθάπτει), la necessità (ἀνάγκη) ed il f. (ἐνάγκη). L'una intellegibile, la seconda sopracocosmicà e la terza intracosmica. Il demiurgo si nutre della prima, sussiste nella seconda e genera la terza: come la nemesi è il plesso delle leggi nel mondo delle cose divine, così il f. forma il plesso delle leggi del mondo materiale che il demiurgo scrive nelle anime e prima di tutto nella "Anima mundi" (Proclo, In Timaeum, 41 E, ed. E. Diehl, III, p. 274).

Comunque, dopo l'apparente serenità della teoria stoica, la soluzione neoplatonica era quella che esprimeva meglio l'animo greco il quale benché sapesse che per l'individuo non v'era salvezza, pure ne teneva alte le aspirazioni magnificando l'ideale, la pienezza e la felicità delle cause universali. Ma per l'individuo il f. è inesorabile. Ettore, prima dell'attacco con Achille in cui troverà la morte, cerca di consolare Andromaca pregandola di non rarissimi giacché nessuno può sfuggire al f. (Hilde, VI, 487). Soprattutto la morte è per tutti fatale e a nulla vale supplicare gli dèi, come Euripide fa canterà il coro ad Admeto che lagrimava la diletta Alcesti (985-87). Gli stessi dèi non sfuggono al f. né possono agire contro di esso: "Sunt fata deum, sunt fata locorum" (Stazio, Sytate, III, 1, 11); "Fata irrevocabiliter ius suum peragunt nec ulla commovetur prece" (Seneca, Quaest. nat., II, 35). I poeti, i panegiristi dell'Impero vollero che gli dèi, i principi e gli uomini più eccellenti e gli stessi filosofi sfuggissero alle ferite tenaglie del f. (Bidz-F. Cumont, Mages hellenisés, II, Parigi 1038, p. 244); ma sono voci pleonastiche che non hanno potuto diradare il cupo orizzontale che avvolge tutto il paganismo greco-romano. Dai filosofi il popolo aveva preso la rappresentazione delle Parche (Μαράς), figlie della Necessità preposte alla distribuzione del tempo della vita umana: Atropo al passato, Cloto al presente e La- chia al futuro (Ps. Aristotele, De mundo, 7, 401 b 18 sgg.). Allo sfondo di fatalismo, da cui la civiltà pagana non si è mai definitivamente staccata, si deve la pratica degli oracoli e l'enorme sviluppo delle religioni misteriche in cui si buttò con disperata frenesia la decadente civiltà greco-romana, all'apparire del cristianesimo.

Per i cristiani, il f. dei pagani è un nome vuoto - inventato dal demonio per illudere gli uomini e co- prive gli errori marchiani dei falsi oracoli e fu compiuto perfino da un filosofo pagano (Alessandro di Afrodisia) come dimostra con compiacenza Eusebio di Cesarea (Praep. ev., VI, 9; PG 21) che fa largo uso di fonti pagane e cristiane. In particolare la dottrina dei f. va direttamente contro i capisaldi della vita cristiana quali sono la divina Provvidenza, la umana libertà e l'efficacia della preghiera a Dio e della correzione per la formazione della coscienza individuale (cf. s. Agostino, Epist. 256; Lampridio e Nemesio, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause finite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause finite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi come la "unità di necessità o razionalità e di casualità o irrazionalità in divenire" una volta che la logicità diventa natura e la natura spirito (Hegel, Enciclopedia, III, § 573). L'"amor fati" e la teoria dell'"eterno ritorno che Nietzsche prese come formola del suo eraclitismo è il prodotto dell'estetismo radicale a cui si abbandonò il suo ingegno torbido e anticristiano (Also sprach Zarathustra, parte 3: Della visione e dell'enigma, ed. A. Baccucher [De Unschuld des Werdens], II, Lipsia 1931, p. 447).

Bibl.: H. Diels, Dox. gr., 2a ed., 322 a). Alessandro di Afrodisia, De natura hominis, cap. 35 sgg.: PG 40, 747 sgg.). Perciò, rigettata la dottrina, alcuni Padri vogliono che se ne rigetti anche il termine (s. Gregorio Magno). Quelli che lo ritengono, come s. Agostino e s. Tommaso, intendono con esso significare la serie delle cause infinite secondo che essa è preordinata da Dio per il conseguimento di un dato effetto, e in cui è inclusa la possibilità che Dio possa agire quando voglia in ogni settore dell'essere ed al momento che nella sua sapienza giudica opportuno (Sum. Theol., 1, q. 116, a. 1-4).

Nell'indole della filosofia hegeliana è d'identificare il f. con la storicità dell'idea e d'interpretarlo quindi

racolosa di s. Paolo; e fatti indissolubilmente legati col dogma solo ab extrinseco, nel senso che con essi sono intimamente legate la difesa e la spiegazione di quello, come ad es., la ecumenicità del Concilio Vaticano, la legittimità della elezione, ad es. di Pio IX, la eterodossia di uno scritto colpito dal magistero della Chiesa con giudizio definitivo. È a questa seconda categoria di fatti che in genere alludono i teologi parlando di f. d. II f. d. pertanto è più un fatto puramente umano, anche se ecclesiastico non avente relazione col dogma, meno tuttavia di un fatto rivelato da credersi per fede divina. Per così dire, fra l'uno e l'altro, come la conclusione teologica sta fra la dottrina rivelata e quella naturale.

Dal tempo della polemica del giansenismo, per f. d. s'intese quello della ortodossia o meno di un testo, di una formula e di un libro di argomento religioso. E questo continua ad essere anche oggi il significato prevalente nel linguaggio tecnico.

Dei f. d. la teologia cattolica si occupa nell'intento di provare che essi rientrano nell'ambito del magistero infallibile della Chiesa, costituendone l'oggetto secondario e indiretto (v. INFALLIBILITÀ).

I giansenisti furono i primi negare che il magistero infallibile della Chiesa si estendesse anche a d. L. La discussione si accese in seguito alla condanna, con cui Innocenzo X colpiva 5 proposizioni estrattate dall'An-gustinus di Giansenio. I sostenitori di quest'ultimo infatti, per sfuggire alla condanna, affermarono che le cinque proposizioni di Giansenio, se meritevoli di condanna in se stesse, non lo erano affatto in sensu ab auctore intendo e cioè considerate nel contesto dell'opera di cui facevano parte, che l'Augustinus pertanto era perfettamente ortodossio e che il magistero della Chiesa, se e infallibile in quaestione invitis, e cioè nei giudizi concernenti la ortodossia o meno di una dottrina, non lo è per nulla in quaestione facti, e cioè nei giudizi concernenti la ortodossia o meno di un testo, di un libro, di uno scritto.

Alessandro VII, il 16 ott. 1656, definiva che le 3 proposizioni estratte dal libro di Giansenio erano state condannate in sensu ab eadem Cornelio (Lansenio) intendo (Denz-U, 1098) e successivamente (15 febbr. 1664) imponeva ai giansenisti l'obbligo stretto di sottoscrivere un formulario di sottomissione esprimente una intera adesione alla sua precedente costituzione ed a quella di Innocenzo X e una riprovazione formale, sincero animo e sancita con giuramento, delle 5 proposizioni di Giansenio (Denz-U, 1099). Siccome i giansenisti tergiversavano, pretendendo che le due costituzioni pontifice implicassero non l'obbligo di una intera adesione, ma solo quello di un obsequiosum silentium, cioè di una deferente astensione da qualunque ulteriore discussione, Clemente XI, con la cost. apost. Vincam Domini del 16 luglio 1705, dichiarava che l'obbedienza alle due costituzioni della S. Sede non si esauriva in un deferente silenzio, ma che il senso condannato nelle 5 proposizioni del libro di Giansenio, naturalmente emergente dalle parole in esso adoperate, doveva essere respinto e condannato come eretico da tutti i fedeli non ore solum sed et corde. La Chiesa, dunque, attribuendosi per un verso l'autorità di giudicare della ortodossia di un libro per l'altro quella di imporre il suo giudizio a tutti i fedeli, veniva indirettamente ad attribuirsi la infallibilità quanto ai f. d., giacché solo chi si ritiene infallibile può seriamente accampare il diritto di imporre ad altri il proprio giudizio.

Il fine dell'infallibilità di cui, anche secondo la tesi giansenista, indiscutibilmente gode la Chiesa nei giudizi concernenti la ortodossia di una dottrina e quello di impedire con efficacia il divulgarsi di dottrine difformi dalla ortodossia. Ora tale finalità rimarrebbe completamente frustrata se la Chiesa non fosse infallibile anche riguardo ai f. d.

Anche prima della polemica con il giansenismo, anzi

fin dai primi secoli del cristianesimo, molti scritti furono approvati o condannati dalla Chiesa con sentenza definitiva, e cioè con l'intenzione manifesta di obbligare tutti i fedeli all'accettazione del suo verdetto. Così il primo Concilio di Nicaa (325) condannava il libro di Arto dal titolo Tatio (PG 67, 78 e 962 sg.), il Concilio di Efeso (431) approvava gli scritti di Cirillo e condannava quelli di Nestorio (Denz-U, 113 sg.); il secondo Concilio di Costantinopoli (553) condannava i tre capitoli e cioè gli scritti di Teodoro, Teodoro ed Iba (Denz-U, 224-228); il Concilio di Costanza (144-148) decretava che i documenti i libri di Giovanni Wyclif, Giovanni Hus a Girolamo da Praga venissero considerati come condannati da ogni cattolico (Denz-U, 659-61); Leone X condannava estratti dalle opere di Lutero (Denz-U, 71-71 sg.); Pio V le proposizioni di Baio (Denz-U, 1001 sg.). Ciò significa che in ogni tempo la Chiesa, in modo implicito ed equivalente, si proclamò infallibile quanto ai f. d.

BIBL.: I. Felder, "Apologetica sive theologia fundamentalis", Padernborn 1923, pp. 243-47; R. Dublanchy, Eglise, in D'Th. IV, coll. 2188-69; A. Gits, La foi ecclésiastique aux faits dogma- laiques dans la théologie moderne, Louvain 1940, Giuseppe De Rosa.